Cronaca

Dottori picchiati negli ospedali: "I medici siciliani si costituiranno parte civile"

Secondo i dati del Fsi-Usae in 5 anni ci sono state 50 aggressioni. L'ultima lo scorso sabato al pronto soccorso dell'ospedale Civico. Il presidente dell'Ordine: "Sovraffollamento sfocia in violenza, si tratta innanzitutto di un problema sociale"

Cinquanta aggressioni a medici e infermieri in cinque anni negli ospedali siciliani. L'ultimo episodio, in ordine di tempo, è avvenuto sabato al Civico dove il responsabile dell'unità di emergenza Vincenzo Pio Trapani è stato picchiato da un paziente che era in attesa di essere visitato.

“D'ora in poi, a tutela della categoria - dichiara il presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Palermo, Toti Amato, alla guida degli Omceo siciliani - tutti gli Ordini dei medici siciliani si costituiranno parte civile nei processi che coinvolgono il personale medico e paramedico degli ospedali siciliani vittime di aggressioni verbali e fisiche. Intendiamo conoscere innanzitutto l'identità degli aggressori, ma anche affermare in un'aula di tribunale la radice di disagio sociale degli episodi violenti che si moltiplicano di giorno in giorno, soprattutto nelle aree di emergenza come i Pronto soccorso e le guardie mediche".

Secondo Amato è necessario sensibilizzare l’opinione pubblica, restituendo loro la fiducia verso tutti professionisti della sanità. “E' sotto gli occhi di tutti – continua Amato - che le estenuanti liste d’attesa e il sovraffollamento nei triage sono due dei problemi più gravi del servizio sanitario pubblico. Il più delle volte, i pazienti con i loro familiari vi arrivano già esasperati per l'impossibilità di curarsi adeguatamente fuori dalle strutture pubbliche a causa del loro impoverimento. Una condizione che degenera in comportamenti violenti perché chiedono un ascolto immediato impossibile”.

Il presidente degli Ordini siciliani chiede perciò “misure urgenti e strutturali che non possono fermarsi al controllo degli agenti della sicurezza o all'intervento della polizia in emergenza perché si tratta innanzitutto di un problema sociale. Una soluzione sicuramente efficace – conclude Amato - è realizzare un'alternativa ai triage, come l'apertura, diurna e notturna, di nuove strutture territoriali pubbliche a cui potere accedere telefonando al Cup, così come avviene per altre prestazioni, chiedendo un orario serale o anche festivo. In questo modo, si accorcerebbero di gran lunga le liste d’attesa e si ridurrebbe il sovraffollamento, restituendo serenità al lavoro dei medici e paramedici, ma anche al dialogo, ormai distorto, con i pazienti”.

A fare un bilancio di quanto sta accadendo dei nosocomi siciliani è il sindacato Fsi-Usae. "Sono trascorsi pochi giorni dalle nostre denunce a prefetture e questure, dalle due interrogazioni parlamentari presentate, dalle rassicurazioni, dalla solidarietà e le promesse del sottosegretario della Salute Faraone e dall’assessore regionale Gucciardi a Catania - commenta il coordinatore nazionale Calogero Coniglio -. A Gucciardi abbiamo inviato una richiesta d'incontro urgente e attediamo risposta. Dopo il dossier di 48 aggressioni inviato alla Regione, dopo l’ultima l’aggressione al dottore Puleo al pronto soccorso del Vittorio Emanuele di Catania, nulla è cambiato, nessun intervento".

“Inutili sono risultati i tentativi di confronto, dialogo, coordinamento e le richieste di azione  - aggiunge Salvatore Ballacchino, segretario regionale Fsi-Usae - Non ci fermiamo. Attendiamo e solleciteremo affinchè i due ministri della Salute e dell’Interno, Lorenzin e Minniti rispondano urgentemente alle interrogazioni parlamentari presentate al Senato dai senatori Scavone e Compagnoni sulle gravi carenze strutturali della Sicilia e della carenza di personale"

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