Cronaca Tribunali-Castellammare / Piazza Sant'Anna

Ragazzi spagnoli picchiati in centro: gli aggressori scappano, loro vengono multati per il coprifuoco

Ancora una notte all'insegna della violenza. Protagonisti della disavventura sono tre giovani iberici impegnati in città in progetti di studio: l'aggressione è partita vicino piazza Sant’Anna e si è ripetuta in via Roma. Il racconto: "Abbiamo chiesto aiuto e invece siamo stati identificati e sanzionati. Non abbiamo sporto denuncia, a che servirebbe?"

Piazza Sant'Anna di sera (foto archivio)

Oltre il danno, la beffa. Tre ragazzi spagnoli non scorderanno mai quel venerdì di paura in centro, quando sono stati accerchiati dal "branco" e picchiati prima di essere multati per aver violato il coprifuoco. A raccontare quanto accaduto, vicino piazza Sant’Anna, è una delle tre vittime, un ragazzo di 28 anni arrivato in Sicilia dal nord della penisola iberica per un dottorato di ricerca in fisica. "Palermo - spiega a PalermoToday - è una bellissima città, accogliente e piena di cultura. Il nostro dipartimento poi... è fantastico, si lavora molto bene. Nell’ultimo mese però abbiamo assistito a scene che non avremmo mai voluto vedere e mi dispiace che quella sera, invece di punire chi violenta la movida, siamo stati multati noi. Ma me l’accollo, sapevamo che non avremmo potuto stare lì", dice abbozzando la frase con un po' di accento palermitano.

A ricostruire quella serata, qualche giorno dopo, è proprio lui: "Tutto è iniziato verso le 22. Eravamo con alcuni amici dalle parti di piazza Sant’Anna. Dal nulla si è avvicinato un ragazzo, mi ha colpito in faccia con un pugno e mi ha rubato la birra dalle mani". Sorpreso dal gesto, lo spagnolo ha inseguito il ragazzo e ha provato a fermarlo. "Non volevo cercare lo scontro, ho cercato di prenderlo con le buone e gli ho detto: ‘Ma perché fai così? Se vuoi una birra te la offro’. Poi ha detto qualcosa e si è allontanato". Tra un bicchiere e l’altro le ore si sono fatte piccole e il ricercatore spagnolo, intorno all’una e mezza, si è ritrovato con i due amici dalle parti di via Roma, dove hanno rivisto il ragazzo del pugno e un gruppo di amici: il preludio del putiferio.

"Stavamo rientrando a casa - ricostruisce ancora - e ci siamo ritrovati vicino a questo gruppetto di ragazzi di 20-25 anni. Si sono avvicinati a noi, ci hanno circondato e hanno cominciato a picchiarci. Ci hanno preso a calci e pugni per un paio di secondi e poi sono scappati". Qualche istante dopo, racconta, sono arrivate diverse pattuglie della polizia: "Sono venuti verso di noi mentre aiutavo un mio amico a rialzarsi. Abbiamo indicato loro, in lontananza, quel gruppetto di violenti ma loro si sono concentrati su di noi. Mi chiedo perché non li abbiano inseguiti, eppure gli avevamo spiegato cosa era appena accaduto. Ci hanno chiesto i documenti, ci hanno identificato e ci hanno multati. Forse pensavano che ci fossimo inventati una scusa per evitare rogne...", conclude con un po’ di amarezza. "Non abbiamo sporto denuncia perché secondo noi non serve a nulla, difficile che possano rintracciarli. Potevano farlo quella sera e invece…".

La mattina seguente il ricercatore spagnolo si è rivolto al suo tutor dell’Erasmus student network per riferire l’accaduto e a un legale per impugnare la multa. "Io resterò qui ancora qualche mese per concludere i miei progetti, poi voglio rientrare un po' dalla mia famiglia che non vedo da tanto. Uno dei miei amici invece è già ripartito, aveva il viaggio di ritorno prenotato per fine giugno ma ha preferito anticipare e il giorno dopo è partito. Da un mese a questa parte il centro, di sera, è diventato invivibile. Una volta ho dovuto tirare via una ragazza, anche lei spagnola, da un gruppetto di giovani che la importunavano. Volevano portarla a mare con un obiettivo preciso... Sino ad ora ci siamo trovati sempre benissimo a Palermo, una città fantastica dove ho vissuto gli ultimi due anni. Però non mi stabilirei qui perché ci sono troppi problemi".

L'Esn: "Vogliamo sentirci sicuri, servono più controlli"

Per questa e per altre ragioni, come l'aggressione di un poliziotto in piazza Magione, il sindaco Leoluca Orlando ha firmato qualche giorno fa un'ordinanza che prevede la chiusura di alcune strade e piazze del centro in caso di folla, stilando un elenco di vie da usare per l'accesso e il deflusso dei frequentatori della movida. Il primo effetto è stato che, la sera dell'entrata in vigore del provvedimento, la movida ha "traslocato" in piazza Giovanni Meli, costringendo decine di pattuglie di polizia, carabinieri e guardia di finanza a intervenire per far defluire la folla.

La precisazione della Questura

In una nota diramata solo in serata, dalla Questura precisano che: "Intorno alla mezzanotte, tra il 5 ed il 6 giugno scorsi, una pattuglia della polizia, destinata al controllo del territorio nei luoghi della cosiddetta 'movida', in particolare nella zona di piazza S’Anna, ha notato, a distanza di alcune centinaia di metri, la presenza di numerosi giovani assiepati su strada. In ragione di un orario che andava ben oltre quello stabilito dalla legge come limite per la permanenza su strada, i poliziotti hanno acceso i segnalatori luminosi e si sono diretti verso il luogo dell’assembramento. L’imminente arrivo della vettura della polizia ha consigliato ai giovani di abbandonare in gran fretta il capannello prima creatosi, intraprendendo diverse direzioni di fuga ed ha quindi generato la conseguenza di sciogliere l’assembramento, ben prima che i poliziotti giungessero sul luogo. Soltanto tre giovani, poi identificati come cittadini spagnoli, sono rimasti sul posto ed a loro gli agenti hanno chiesto cosa fosse successo. E’ stata in questa fase che i poliziotti hanno raccolto la versione di una aggressione subita in precedenza dai tre ad opera di ignoti".

"Con buon senso e, come da linee guida, la prima preoccupazione ed il primo adempimento degli agenti - si legge ancora nella nota - è stato quello di chiedere ai giovani se stessero bene e se avessero bisogno di ricorrere a cure mediche. I cittadini spagnoli hanno fornito rassicurazioni sulle loro condizioni di salute e non hanno chiesto l’invio di un’ambulanza, hanno, altresì, manifestato l’intenzione di denunciare l’accaduto, denuncia genericamente rinviata ad altro momento. A corredo dell’intervento, i poliziotti hanno dovuto procedere alla contestazione della sanzione connessa alla violazione dell’orario del 'coprifocuo', così come previsto dalla legge, anche perché non è risultato che gli stranieri lo avessero violato per taluno dei motivi che lo possano giustificare". E ancora "Per ciò che concerne l’aggressione, asseritamente patita dalle vittime, pur nell’impossibilità di procedere, sul momento, all’inseguimento dei tanti giovani allontanatisi in più direzioni di fuga, sono stati raccolti indizi e riscontri attualmente al vaglio degli investigatori della polizia. E’ opportuno tuttavia sottolineare che, durante le fasi dell’intervento e sin da subito, la cortesia e la solerzia degli agenti hanno affrontato un atteggiamento non collaborativo ed ostile dei giovani, oltrechè provocatorio tanto da firmare inzialmente il verbale di contestazione dell’addebito con una svastica poi parzialmente corretta sotto lo sguardo degli stessi poliziotti".

Articolo aggiornato l'8 giugno 2021 alle ore 20,03 // Aggiunta precisazione della Questura

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