Cronaca Partinico

Picchiarono un giovane senegalese gridandogli "sporco negro": due condanne definitive

L'aggressione aggravata dall'odio razziale ai danni di Khalifa Dieng avvenne a luglio del 2018 in piazza Santa Caterina a Partinico. La Cassazione conferma la pena di 2 anni e 4 mesi inflitta a Lorenzo Rigano, mentre l'altro imputato Gioacchino Bono aveva rinunciato al ricorso

Era stato preso a calci e pugni a luglio del 2018 e insultato pesantemente per il colore della sua pelle: "Vattene via sporco negro, siete tutti figli di p..., ve ne dovete andare dal nostro Paese", così avevano infatti gridato a Khalifa Dieng, un senegalese che all'epoca aveva appena 19 anni, i suoi aggressori. Per loro adesso la sentenza di condanna a 2 anni e 4 mesi inflitta con il rito abbreviato è diventata definitiva. La settima sezione della Cassazione, presieduta da Maria Vessichelli, ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso di Lorenzo Rigano, mentre l'altro imputato, Gioacchino Bono, aveva già rinunciato a ricorrere alla Suprema Corte.

L'aggressione a sfondo razzista era avvenuta a Partinico, a pochi passi da piazza Santa Caterina. Qui il giovane straniero stava passando in bicicletta quando era stato insultato da alcune persone sedute ai tavolini di un bar e poi anche picchiato, tanto da rimediare lesioni giudicate guaribili in una settimana dai medici.

La brutale aggressione al giovane senegalese | video

Per i carabinieri non fu facile risalire agli imputati, anche perché molti dei presenti alla lite non solo non intervennero per fermarla, ma poi non fornirono alcun elemento utile alle indagini. I militari rintracciarono però Bono e Rigano grazie alle immagini riprese da alcune telecamere di sorveglianza. 

La storia di Khalifa, arrivato nel 2016 in Italia e ospite di una comunità al momento dell'aggressione, aveva suscitato molta indignazione. Nella requisitoria di primo grado la Procura avevano parlato di un "inequivocabile e comune sentimento di avversione fondato sull'origine etnica della vittima" da parte degli imputati. La sentenza emessa ad aprile del 2019 dal gup Marco Gaeta era stata integralmente confermata in appello l'anno successivo e ha retto anche davanti alla Cassazione.

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