Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca Tommaso Natale / Piazza Mandorle

Muore in carcere, organizzano funerale nonostante il divieto della polizia: agenti picchiati, 8 denunce

A Tommaso Natale l'ultimo saluto a Fabio Gloria, condannato recentemente a 12 anni e trovato impiccato a fine gennaio nel carcere di Terni, si è trasformato nel caos. I provvedimenti della questura dopo i disordini. I dubbi dei familiari sulla tragica fine del 47enne

Il questore aveva vietato loro di organizzare il corteo funebre per Fabio Gloria, condannato recentemente a 12 anni e trovato impiccato a fine gennaio scorso nel carcere di Terni. I familiari, però, avrebbero deciso ugualmente di rendergli un ultimo omaggio, arrivando ad aggredire alcuni agenti che dovevano interrompere la processione. Sono otto le persone denunciate per quanto accaduto lo scorso 8 febbraio in piazza Mandorle, a Tommaso Natale, quando due poliziotti sono stati insultati, spintonati e colpiti mentre seguivano e filmavano la scena.

Fabio Gloria era stato coinvolto nelle inchieste "Bivio" e "Bivio 2" che negli anni scorsi avevano colpito i clan di Tommaso Natale e San Lorenzo. L'uomo si trovava nel carcere umbro già da qualche anno e non era la sua prima volta dietro le sbarre. Secondo quanto riferito Gloria, alla fine del mese scorso, avrebbe raccontato alla moglie di uno scontro avvenuto nell'istituto penitenziario con quattro detenuti napoletani. Una discussione che sarebbe presto degenerata in rissa. Ecco perché secondo la consorte, il giorno della telefonata, il 47enne aveva un occhio nero e perdeva sangue da un orecchio.

La stessa sera alla donna è arrivata una telefonata dal carcere con cui veniva informata del fatto che il marito si fosse tolto la vita impiccandosi nella sua cella. I parenti non ritengono però plausibile la tesi del suicidio perché Gloria sarebbe stato troppo attaccato alla famiglia per compiere un gesto del genere. "Non è mai stato intenzionato a suicidarsi e anche lui - aveva raccontato un familiare del detenuto a PalermoToday - si meravigliava dei tanti morti in questo carcere. Era stato picchiato pesantemente nella rissa e avrebbe avuto bisogno di una visita". Per cercare di fare chiarezza sull'accaduto la famiglia si è affidata a un avvocato chiedendo che venisse fatta un'autopsia.

Dopo l'esame la salma è stata portata a casa della famiglia, lì dove i poliziotti avrebbero dovuto trovarla in virtù del decreto del questore che vietava di svolgere un corteo funebre in forma solenne. "Il personale - spiegano dalla questura - constatava che la salma, in orario antecedente a quello stabilito nelle prescrizioni, era stata portata in strada attraverso un carrello elevatore". Gli agenti quella mattina avrebbero perlustrato le strade vicine individuando a circa 700-800 metri dall’abitazione, un centinaio di persone che stavano portando a spalla la bara accompagnati dalla musica.

"Una volta intercettati - continuano dalla questura - ai partecipanti è stato immediatamente intimato di interrompere tale movimento non autorizzato e di rispettare il percorso per il cimitero stabilito nelle prescrizioni. I partecipanti hanno reagito con invettive nei confronti del personale assumendo un atteggiamento ostile. Gli operatori della Scientifica, impegnati a registrare gli eventi al fine di acquisire documentazione videofotografica di quanto accaduto, subivano una aggressione da parte dei partecipanti e ricorrevano alle cure mediche, riportando contusioni".

Per questioni di ordine pubblico, alla luce del materiale già acquisito durante il corteo funebre, la polizia non è intervenuta subito, denunciando a distanza di giorni otto persone accusate a vario titolo di violazione dei provvedimenti dell’autorità, violenza e lesioni a pubblico ufficiale e minacce aggravate. Sono state anche adottate altre misure di prevenzione: due di sorveglianza speciale e sei avvisi orali. "In un quadro più generale - si conclude in una nota - si evidenzia che il questore ha adottato, a partire del 2021, 31 decreti con cui ha vietato le esequie in forma pubblica di persone legate alla criminalità organizzata di stampo mafioso".

Mazzetti (Fsp): "Servono risposte severe"

"Quanto accaduto a Palermo - afferma Valter Mazzetti, segretario generale del sindacato Fsp - è letteralmente indegno di un paese civile. E’ osceno aggiungo. Fatti di questo tenore testimoniano come la mentalità radicata in alcuni soggetti, che sembrano essere totalmente avulsi da questo paese ,complichi enormemente il già difficile lavoro di fare sicurezza e, soprattutto, spiega perché chi porta la divisa rischia la vita a ogni passo, di fronte a tanta pervicace, arrogante, feroce volontà di ignorare leggi, regole, limiti. Siamo solidali con i colleghi che hanno subito l’ennesima brutale prepotenza, e contiamo su pene severe e reali per chi le ha commesse. Cambiare la sottocultura dell’illegalità diffusa, e anzi alimentare nei cittadini la volontà di essere primi custodi e garanti del rispetto delle regole, è la vera sfida per chi vuole assicurare sicurezza, libertà, crescita. E per farlo - conclude - il nostro impegno totale e continuo non basta, serve l’appoggio di ogni espressione delle istituzioni, e una risposta seria e severa contro chi dimostra di vivere al di fuori di ogni regola dello Stato con comportamenti che anche simbolicamente sono tesi ad affermarne la superiorità”.

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