Provano a entrare fuori orario ma vengono fermati, poi colpiscono medici dell'Ingrassia

Protagonisti i familiari di una paziente che hanno colpito un ginecologo e una dottoressa, poi portati al pronto soccorso e dimessi con prognosi di 10 e 5 giorni. L'Asp: "Solidarietà ai professionisti che svolgono con scrupolo il loro lavoro"

La polizia all'ospedale Ingrassia (foto archivio)

Volevano entrare fuori dall’orario di visite e all’invito ad accomodarsi fuori dal reparto hanno reagito con la violenza. Due medici dell’unità operativa di Ostetricia e ginecologia dell’Ingrassia, l'ospedale di corso Calatafimi, sono stati aggrediti ieri dai familiari di una paziente che si trovava già in compagnia di un altro parente. Una situazione di caos che ha reso necessario l’intervento di due pattuglie del 113.

"L’invito ad accomodarsi fuori - si legge in una nota dell’Asp - ha scatenato un atteggiamento prima minaccioso, poi sfociato in una brutale aggressione da parte di più persone nei confronti di un ginecologo a cui è andato in soccorso una collega, anche lei aggredita. L’arrivo delle guardie giurate e della polizia ha evitato il peggio".

I due professionisti hanno dovuto ricorrere alle cure dei colleghi del pronto soccorso che li hanno dimessi con prognosi di 10 e 5 giorni. "Ai due medici che con scrupolo e professionalità assolvono il proprio lavoro - ha sottolineato la Direzione aziendale - vanno la solidarietà, il supporto ed il sostegno che non faremo mancare in tutte le sedi opportune".

L’Asp infatti ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nell’eventuale processo a carico di chi "con la violenza e la vile sopraffazione - si conclude la nota - vuole prevaricare ruoli e regole". L’ultimo episodio di aggressione in un ospedale è stato registrato al Civico a metà giugno, quando i parenti di una donna ha aggredito due medici e un infermiere.

"Serve l'arresto immediato. Basta indignarsi o esprimere solidarietà. Il ministro Grillo - dichiara il presidente dell'Ordine dei medici di Palermo Toti Amato - acceleri l'iter legislativo del disegno di legge antiviolenza contro tutti i professionisti sanitari che non ha ancora visto la luce ed è ancora incardinato in commissione Igiene e sanità del Senato. Il testo riconosce ai medici lo status di pubblico ufficiale e in questo modo i reati commessi da chi aggredisce i professionisti sono puniti con pene aggravate e possono essere perseguiti d'ufficio".

Quest'anno, ricorda Amato, "un medico su due è stato aggredito verbalmente e quattro su dieci hanno subito violenze fisiche. Un numero incredibile, sempre in crescita, reso possibile anche per l’assenza di pene. L'Ordine dei medici continuerà a fare la sua parte con gli unici strumenti a sua disposizione: supporto legale e costituzione civile. Ma la gravità è tale che servono supporti straordinari".

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