"Devo pregare la Madonna" e davanti alla chiesa massacra la fidanzata: fermo convalidato

Il retroscena dell'aggressione ai danni di una giovane brasiliana a cui è stato tagliato il collo con un coccio di vetro in piazza Marina. Il gip dispone il carcere per G. V. di 30 anni, accusato di tentato omicidio. La giovane ora sta meglio. Il racconto del tassista: "Lui aveva le mani sporche di sangue"

Già durante il viaggio in taxi da Marsala a Palermo avrebbe recitato diverse Ave Maria e avrebbe invocato più volte la Madonna. Avrebbe chiesto peraltro all’autista di fermarsi a piazza Marina proprio perché avrebbe dovuto pregare con urgenza, ma lì – anziché rivolgersi a Dio – avrebbe massacrato di botte la fidanzata brasiliana, tagliandole anche il collo con un coccio di vetro. E’ questo il retroscena (quasi incredibile) del pestaggio avvenuto martedì scorso, che ha portato al fermo di G. V., 30 anni, da parte dei carabinieri, e che ha fatto finire la ragazza di 26 anni in prognosi riservata al Civico. Adesso il fermo per tentato omicidio aggravato è stato convalidato e il gip ha disposto il carcere per l’indagato. La giovane è per fortuna fuori pericolo ed ha pure ricevuto la visita del console onorario del Brasile in ospedale.

"Recitava l'Ave Maria"

Nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dal sostituto Luisa Bettiol un testimone chiave è il tassista che ha trasportato la coppia in città. E’ stato lui a riferire infatti agli inquirenti che durante il viaggio G. V. (di cui pubblichiamo solo le iniziali per non rendere identificabile la vittima) avrebbe pregato, ma che comunque con la ragazza vi sarebbero stati anche scambi affettuosi. Ha poi raccontato che il trentenne avrebbe chiesto di fermarsi per pregare: “Era lui che insisteva per fare una sosta in chiesa, ogni tanto lui recitava l’Ave Maria e spingeva anche la ragazza a fare lo stesso”.

“Si è agitato e le ha detto: 'Comandi sempre tu'"

“Siamo arrivati a Palermo intorno alle 18 – ha detto ancora il tassista – lui si è agitato quando ha voluto fermarsi per andare in chiesa. Ha cominciato a lamentarsi con la ragazza per convincerla, dicendole che doveva fare sempre quello che voleva lei, che era uno schiavo suo, che comandava lei, che lui doveva sempre ubbidire a lei. Lei a quel punto si è convinta ad accompagnarlo in chiesa e ci siamo fermati in piazza Santo Spirito”.

"E' tornato solo e sporco di sangue"

La coppia si sarebbe quindi allontanata. “Dopo circa un quarto d’ora - ha spiegato il tassista - ho visto lui ritornare da solo e ho notato che aveva la maglietta sporca di sangue e delle macchie di sangue sulle braccia e sulle mani, ma non ho visto ferite”. G. V. sarebbe allora risalito sul taxi, chiedendo di andare via, ma l’autista avrebbe chiesto notizie della ragazza: “Lui mi ha risposto che non c’era, che avevano litigato e basta, che lei lo voleva lasciare”. Il tassista ha visto una pattuglia dei carabinieri ed ha fatto in modo di attirare l’attenzione dei militari che si sono avvicinati. Anche in quel caso G. V., che si sarebbe nel frattempo cambiato la maglia sporca di sangue, avrebbe insistito con gli investigatori, spiegando di essere giunto da Marsala da solo.

La ragazza ferita in un'aiuola

Nel frattempo altre richieste di aiuto erano giunte da passanti, che segnalavano una ragazza ferita in un’aiuola, vicino a dei cassonetti. Dal verbale dei carabinieri emergono le gravissime condizioni in cui è stata ridotta la giovane brasiliana: “Il volto era visibilmente tumefatto, il collo presentava un’evidente lacerazione sul lato sinistro con copiosa fuoriuscita di sangue, i vestiti della vittima erano completamente intinti di sangue. La stessa, in stato di semi-coscienza, riferiva di essere stata vittima di un aggressione e di essere stata colpita dal proprio fidanzato”.

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La visita del console e la convalida

La giovane era finita al Civico in prognosi riservata. Adesso le sue condizioni sono migliorate ed è fuori pericolo. Resta ricoverata in Medicina d’urgenza, dove ha anche ricevuto la visita del console onorario del Brasile, e i medici hanno indicato una prognosi di trenta giorni. Nel frattempo si è tenuta l’udienza di convalida del fermo per G. V., che ha deciso di non rispondere alle domande del giudice. Come richiesto dalla Procura, il provvedimento è stato convalidato ed il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’indagato.

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