Cronaca

In coma dopo l’incidente, una speranza per Gemma: "Reagisce a piccoli stimoli"

La 27enne messinese, che si trovava sulla Mini Cooper insieme al padre Mauro deceduto sul colpo, si trova ancora nel reparto di rianimazione del Civico. Trizzino: "Si alimenta con le flebo". Indiscrezioni sulle cinture e i dispositivi di sicurezza utilizzati nell'auto

Piccoli miglioramenti per Gemma Amendolia, la giovane ricoverata in rianimazione dopo il tragico incidente alla Targa Florio in cui hanno perso la vita suo padre Mauro e il commissario di gara Giuseppe Laganà, 53enne di Lentini. La 27enne si trova nel reparto dell’ospedale Civico, dove è tenuta sotto monitoraggio costante da parte dell’equipe medica. “La ragazza - spiega a PalermoToday il direttore sanitario Giorgio Trizzino - si sta lentamente e progressivamente risvegliando, sotto stimolo dei rianimatori che stanno monitorando l’evoluzione con riscontri diagnostici. Per il momento si alimenta esclusivamente con le flebo, quindi niente gelati o omogeneizzati. Preciso che ancora non ha aperto gli occhi e non in grado di fare domande o riconoscere qualcuno. Sono comunque - conclude Trizzino - dei progressi temporanei".

La scorsa settimana è stata effettuata all’Istituto di Medicina legale del Policlinico l’autopsia sul corpo del padre Mauro, che ha evidenziato un forte trauma cranico causato dall’urto, ma il medico legale Antonietta Argo ha disposto un prelievo di tessuto da alcuni organi e un esame istologico, rinviando eventuali conclusioni di 60 giorni. Su quanto accaduto durante la prova speciale “Piano Battaglia”, a bordo della Mini Cooper con la quale gareggiavano, arriva qualche indiscrezione non ancora confermata. Sembrarebbe che Mauro Amendolia, esperto pilota di rally, non avesse allacciato le cinture di sicurezza che erano state regolate per la figlia Gemma che, come indicato sulle schede consegnate ai commissari di gara, avrebbe dovuto essere al volante. Per la stessa ragione Mauro non avrebbe indossato il collare Hans, un particolare dispositivo che va fissato alle cinture e che serve ad attenuare i traumi causati da un eventuale impatto.

Qualcuno sostiene, ma saranno le perizie tecniche disposte dalla Procura di Termini Imerese, che il sistema di sos integrato nell’auto possa non aver funzionato correttamente. Un’ipotesi plausibile alla luce del fatto che gli organizzatori si sarebbero accorti dell’accaduto grazie al sistema di tracking che indicava l’auto ferma in un punto, in prossimità di un rettilineo. Dubbi e circostanze che saranno fugati al termine delle indagini dei carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Paolo Napolitano e dal procuratore capo Alfredo Morvillo.

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