"Cemento pazzo" a Mondello, dirigenti comunali a processo: in aula l'ex segretario Dall'Acqua

Tra gli imputati Mario Li Castri e Giuseppe Monteleone, che all'epoca dei fatti erano dirigenti esterni nominati dal sindaco Orlando. Anche loro hanno acquistato alcune villette in via Miseno, sulle quali la polizia municipale e una commissione ispettiva hanno rilevato numerose anomalie. "Un caso specioso..."

La lottizzazione di via Miseno in una foto satellitare

Erano entrambi dirigenti al Comune e da qualche anno sono anche vicini di casa. Esattamente in via Miseno, a Mondello. Una zona che secondo il Piano regolatore andrebbe protetta dal “cemento pazzo”, ma dove costruire ville pare non sia poi così difficile. Dietro c’è una storia per cui Fabrizio Dall’Acqua - ex segretario generale del Comune di Palermo che un anno fa si è trasferito a Milano - ha dovuto tirare fuori un aggettivo come “specioso” durante una delle ultime udienze di un processo in cui è stato ascoltato come testimone. Processo che vede come imputati alcuni tra funzionari e dirigenti dell’Amministrazione, notaio, direttore dei lavori, progettisti e gli acquirenti dei terreni (come risulta da atto notarile) dove però sembrerebbe che già ci fossero i cantieri per la costruzione delle abitazioni. Il processo è stato disposto con giudizio immediato dal giudice Gioacchino Scaduto, che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Daniele Paci. I reati contestati a vario titolo sono quelli di lottizzazione abusiva, abuso d’ufficio e falsità ideologica.

La requisitoria del pm, chieste condanne per ex dirigenti del Comune

Quel giorno di metà gennaio scorso Dall’Acqua ha potuto solo confermare in aula quanto già riferito in Procura e messo nero su bianco dalla commissione ispettiva interna al Comune le cui valutazioni si fondavano sulle indagini della polizia municipale che aveva rilevato numerosi presunti abusi edilizi: “Si parlava di conteggi fatti in maniera ritenuta errata - ha spiegato a giudice e pm l'ex segretario generale - e di titoli di proprietà mancanti, di inerzie protratte talvolta in maniera ritenuta diciamo discutibile o sospetta e altre volte una notevole celerità nell’assumere determinate decisioni. Circostanze e informazioni che, in presenza di un procedimento penale, potevano essere elemento utile (per gli inquirenti ndr) per rafforzare o smentire le proprie tesi”.

Così racconta in tribunale Dall'Acqua, quando deve spiegare al pm Francesco Gualtieri il perché del termine “specioso”. Nel processo infatti sono coinvolti funzionari e soprattutto dirigenti come Lucietta Accordino, i vicini di casa Mario Li Castri e Giuseppe Monteleone (attualmente funzionari in attesa che si chiuda il bando del Comune per 12 dirigenti tecnici), Giuseppe Orantelli e Daniela Rimedio e l'architetto Fabio Seminerio, che con Li Castri ha condiviso la collaborazione con la Itinere srl e ha realizzato diversi lavori: dalla ristrutturazione della Banca Popolare Sant'Angelo di via Enrico Albanese alla ristrutturazione edilizia e riqualificazione ambientale di un ex opificio a Finale di Pollina.

ingresso ville via miseno

Dall'Acqua nel 2015 nomina nella commissione l’ex comandante della polizia municipale - poi diventato dirigente - Serafino Di Peri, l’ingegnere Liborio Piro e l’architetto Nicola Di Bartolomeo, unico capoarea “tecnico” rimasto nell’Amministrazione fino alla definizione del bando di concorso (ritenuto anomalo da alcuni dirigenti) pubblicato a maggio 2017 e parzialmente modificato dopo l’articolo pubblicato su PalermoToday. A quel posto aspiravano sia Monteleone che Li Castri - quest'ultimo considerato vicino all'assessore Emilio Arcuri -, attualmente funzionari ma in passato nominati dirigenti esterni all'Edilizia privata e al Suap direttamente dal Sindaco. Orlando, dopo la notizia del rinvio a giudizio si è costituito parte civile contro tutti gli imputati. Ma ciò non gli ha impedito di prorogargli l'incarico fiduciario fino a poco tempo fa per garantire il funzionamento degli uffici. Per il bando del Comune che scadeva la scorsa estate, modificato e ripubblicato a fine ottobre, è stata nominata (con sorteggio) una commissione composta dai professionisti Rossella Corrao (presidente effettivo), Carmelo Capri e Fabio Marineo (componenti effettivi) e Anna Bevilacqua (segretario). Va sottolineato però che il presidente Corrao, docente del corso di laurea specialistica in Ingegneria Edile-Architettura, e Mario Li Castri ("cultore della materia" e docente aggregato nella stessa facoltà) si conoscono da anni perché colleghi del dipartimento di Architettura.

Sul capoarea tecnico Dall’Acqua svela in aula: “Senza preannunciare una telefonata mi indirizzò una mail con la quale mi chiedeva essere esonerato dai lavori della Commissione ritenendo di avere potuto nel tempo occuparsi di qualcosa di simile a ciò di cui si discuteva. Devo dire che non apprezzai affatto la circostanza per la tardività con la quale mi si rappresentava la cosa…”. Ma alla fine Di Bartolomeo non poté sottrarsi. La Commissione buttò quindi giù una ventina di pagine per ricostruire l’iter seguito dalle pratiche che hanno interessato i colleghi dirigenti e che hanno portato nel 2006 all’edificazione del piccolo residence a Mondello. Segnalano presunte irregolarità sulle compravendite, inspiegabili ritardi e urgenze, incongruenze su concessioni edilizie e date di inizio lavori su cui non tornano i conti.

Insomma una serie di anomalie legate agli uffici in cui hanno lavorato negli anni anche Li Castri e Monteleone. A quest’ultimo, nel 2007, un suo superiore assegnò la pratica e lui fece notare di avere un interesse diretto derivante dall’acquisto di un terreno (anche se dagli atti l’apertura del cantiere comunicato da Alfano risale a prima delle compravendite) che faceva riferimento alla richiesta di concessione edilizia. Invece nel 2013, quando un dirigente gli assegna (insieme alle altre) la stessa pratica su cui fare dei riscontri urgenti, non dice nulla e “manda - scrive la commissione - all’addetto al controllo al territorio la sentenza penale della signora Angela Corso (unica proprietaria già condannata in primo grado nel 2013 per gli abusi edilizi) e copia della concessione edilizia senza fornire informazioni in merito a tutti gli altri procedimenti a lui ben noti”.

Quello che emerge dal lavoro d’indagine, prima della polizia municipale e poi della commissione, appare già in un primo momento allarmante. Ma saranno le deposizioni dei testimoni ad arricchire la ricostruzione dei fatti. Tutto inizia quando Pietro Alfano, deceduto da qualche anno, presenta nel 2005 un’istanza e ottiene una concessione per costruire tre "corpi di fabbrica". A quel punto sembrerebbe che abbia realizzato una lottizzazione cartolare, da cui l’imputazione per il notaio Santo Di Gati, e poi reale dopo il frazionamento del terreno. Quindi comincia la vendita dei pezzettini che appaiono nell’atto come nude proprietà ma dove in realtà, risulta dagli atti, c’erano dei cantieri ben avviati. C’è chi sborsa 200, 250 mila euro per l’acquisto e chi, come Monteleone e Li Castri, sembrerebbe che ne abbia pagati meno di 50 mila. Villette come altre nella zona che sarebbero state costruite in violazione alle norme del vigente Piano regolatore, appellandosi - i costruttori e gli acquirenti - a quanto indicato dalla cosiddetta “circolare Schemmari”, un atto ratificato dal consiglio comunale nel 2006 durante l'era Cammarata.

La circolare avrebbe aperto le maglie e consentito delle deroghe al Prg alle norme tecniche d’attuazione che invece servono a garantire gli standard urbanistici. Come? Sostituendo, in presenza di tali requisiti, la necessità di un piano particolareggiato con un planivolumetrico che prevede un iter più snello e di iniziativa privata. Per Mondello però, zona di pregio e di notevole interesse pubblico, il Prg prevede un capitolo a parte in cui si stabilisce la necessità di utilizzare un piano particolareggiato. Si tratta di una norma tecnica di attuazione che ha bisogno di un passaggio in Consiglio comunale con l'obiettivo assicurare il rispetto delle procedura prevista dallo strumento urbanistico e, dunque, la vivibilità degli ambienti.

schema di massima prg palermo 2025-2

“Non tutti - ha aggiunto ancora Dall’Acqua - erano convinti dell’assoluta bontà della circolare e della sua assoluta aderenza rispetto alle norme tecniche di attuazione, quindi alla legittimità della circolare. So che c’era una querelle all’interno: nel senso che non tutti si ritrovavano in quella circolare che, per quanto io ne sappia, ha rappresentato un riferimento e un orientamento per gli uffici”. Una circostanza confermata da uno dei due figli (quello non imputato) di Paride Tagliareni, direttore dei lavori imputato per lottizzazione abusiva e storico costruttore. In un’altra udienza di gennaio lo ha in qualche modo confermato dichiarando ai giudici. “A Mondello abbiamo costruito sin dagli anni ’80”, dice riferendosi all'impresa edile di famiglia.

Sempre in aula il dirigente Serafino Di Peri (oggi traferito all’ufficio Anagrafe del Comune), ripercorrendo la relazione ispettiva e rispondendo alle domande di giudici e pm ha detto: “Non mi risulta che a Mondello in passato si sia usato procedere con l’approvazione di piani particolareggiati”. Due frasi che, lette insieme, sembrano gettare ombre sul Comune (e sulla Regione) e i suoi uffici in materia di controllo del territorio e sanzioni degli abusi edilizi. Un approccio che alcuni tecnici in passato hanno considerato dubbio e che rischia di creare un nuovo caso “Pizzo Sella”. Bisognerebbe capire come sia stato possibile costruire negli anni a Mondello senza piani particolareggiati. La borgata marinara, infatti, ha un capitolo dedicato nelle norme tecniche di attuazione proprio per la peculiarità della zona. Motivo per cui non si riesce ad avere piena contezza su come abbiano operato la Soprintendenza e il Genio Civile che, per zone sottoposte a vincolo come la borgata marinara, devono rilasciare dei pareri.

Fabrizio dall'acqua-2Ma è vero anche che esistono le sviste. Lo sarà anche quella pubblicata sullo schema di massima del Prg 2.0. Piano regolatore generale, Palermo 2025, nel cui titolo del secondo capitolo si parla de “La città che vogliamo!”. Un documento strategico firmato da Leoluca Orlando, dall’assessore Giuseppe Gini, dal capoarea Nicola Di Bartolomeo e dalla coordinatrice del Prg Graziella Pitrolo e presentato dal sindaco a settembre 2016: “Un'altra conferma del cambio culturale - aveva dichiarato tra le altre cose il Sindaco - che si sta realizzando nel settore strategico della pianificazione urbanistica e di una nuova visione di città che punta a rigenerare, valorizzare le aree verdi e l’ambiente e zero uso di nuovo suolo”.

Nel documento, a pagina 50 di 250, si fa riferimento alle zone catalogate come "B0b". Dopo tutta una serie di indicazioni vengono riportate alcune tabelle sui piani di lottizzazione approvati dal Consiglio o in corso di approvazione. Si fa riferimento alla delibera 125/2006 (quella che “ratificava” la circolare Schemmari) con la quale il Consiglio demanda agli uffici l’approvazione dei planovolumetrici ed estende alle zone B0b alcune norme attuative relative a zone meno vincolate. A pagina 56, nella prima riga, c’è scritto proprio “via Miseno” accanto al nome di Pietro Alfano (nonostante le ville siano da anni residenza della maggior parte degli acquirenti). Come se l’Amministrazione avesse in qualche modo già “legittimato” quella che, al di là della sentenza attesa entro l'estate, sembra costituire una lottizzazione abusiva. Non è ben chiaro l'atteggiamento adottato dal Comune che, oltre al profilo penale, potrebbe intervenire sotto il profilo amministrativo come previsto dal Testo unico sull'edilizia.

Schema di massima del Prg 2.0, Palermo 2025

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