L'ordinanza del gip sulla Virgin: sì al dissequestro, ma restano in piedi le accuse dei pm

Ecco i dettagli del provvedimento con il quale sono comunque rimasti i sigilli alle parti della struttura ancora in costruzione, come i campi di padel: "Gli abusi edilizi ci sono e anche la violazione delle norme antisismiche"

La palestra Virgin

Il gip Fabio Pilato ha disposto il dissequestro parziale dell'immobile di via Ventura in cui si trova la palestra Virgin, pur lasciando i sigilli però alle parti ancora in fase di realizzazione, come i campi di padel per esempio, ma non per questo ha ritenuto che siano meno fondate le accuse della Procura. Nell'ordinanza il giudice spiega anche che sia i consulenti del procuratore aggiunto Sergio Demontis e del sostituto Andrea Fusco che quelli della difesa di Filippo Basile (titolare della società proprietaria dell'immobile), rappresentata dall'avvocato Sergio Monaco, hanno concordato sul fatto che non vi sarebbe alcun pericolo di crollo.

"Gli abusi edilizi sono evidenti"

Per il giudice, in primo luogo, resta in piedi il fatto che per fare i lavori sarebbe stato necessario ottenere il permesso a costruire e non - come invece sarebbe avvenuto - una "mera denuncia". E questo avrebbe implicato anche il pagamento degli oneri per circa 60 mila euro. Infatti il gip ha mantenuto il sequestro di questa somma a carico della società gestita da Basile. "Qualora il solaio in contestazione fosse preesitito ai lavori di ristrutturazione e l'interveno avesse comportato un semplice aumento di volumetria, sia pure a seguito di interventi di demolizione e ricostruzione", sarebbe stata giusta la tesi della difesa "ma - scrive il giudice - poiché è circostanza pacifica che il solaio è stato edificato per la prima volta in occasione dei lavori incriminati, e che è stato creato ex novo un primo piano soppalcato per la collocazione della sala pesi, con l'aumento della volumetria complessiva di ben 640 metri quardi, deve ritenersi fin troppo evidente che il titolare doveva munirsi del permesso a costruire, non essendo sufficiente la mera denuncia per realizzare una nuova opera così palesemente innovativa dell'originaria conformazione dell'edificio". Ribadisce poi "il giudizio di reità in ordine ai reati in contestazione per gli evidenti abusi edilizi, realizzati sulla base di un titolo giuridico totalmente inidoneo a legittimare i lavori di ristrutturazione e le nuove costruzione".

"Norme antisismiche violate, indagati spregiudicati"

Restano in piedi per il gip anche le tesi dei pm in relazione alla violazione della normativa antisismica la cui permanenza "è destinata a rimanere fino a quando non verrà depositata presso il Genio civile la relazione sulle strutture preesistenti che, ad oggi, risulta presentata soltanto presso la Procura ma non anche al Genio civile", rimarca. E non manca di sottolineare anche la "spregiudicatezza degli indagati, che hanno perfino ignorato un'ordinanza di sospensione dei lavori emessa dal Genio civile portando a completamento i lavori".

"Nessun pericolo di crollo"

Sul rischio di crollo, il giudice spiega: "Poiché i consulenti di pm e difesa concordano circa l'insussistenza di un pericolo di crollo, deve ritenersi che sia venuto meno il primo profilo di pericolo ravvisato in sede genetica, laddove era prevalsa l'originaria affermazione del consulente del pm, secondo cui l'assenza delle dovute indagini sismiche aveva protato alla costruzione di una struttura eccessivamente pesante, che i sottostanti pilastri non sarebbero stati in grado di reggere in caso di terremoto".

Il dissequestro

Il giudice chiarisce poi che "il pm ritiene che l'eventuale uso dell'immobile abusivo comporti un pericolo di aggravamento del carico urbanistico secondario. Ritiene invece questo giudice che, ai fini cautelari, la disponibilità del manufatto abusivo costituisca un elemento neutro sotto il profilo dell'offensività e che non possa conseguire un'ulteriore lesione del bene protetto dalle norme violate, sotto il profilo del pericolo di aggravamento del carico urbanistico primario o di quello secondario". E aggiunge: "Infatti, gli abusi edilizi sono stati compiuti in un'area residenziale già interamente urbanizzata, tant'è che, nel lungo periodo in cui, a lavori ultimati, il centro sportivo è rimasto aperto al pubblico, non è stato richiesto né eseguito alcun intervento di urbanizzazione secondaria, né è insorta una simile necessità. In assenza di ciò non è ravvisabile in concreto alcun pericolo di aggravamento del carico urbanistico secondario che non può coincidere con la mera disponibilità del bene".

Sigilli solo alle opere in fase di realizzazione

In conclusione "pur riaffermandosi la natura abusiva delle opere in contestazione ed evidenziando ancora una volta la pervicacia criminosa mostrata dagli indagati - afferma il giudice - deve ritenersi che, escluso il pericolo di crollo, sia venuto meno il pericolo attuale concreto di aggravamento del carico urbanistico, quantomeno per le opere abusive già ultimate. Ad analoga conclusione non può ovviamente pervenirsi per i lavori ancora in corso e per i quali permane il pericolo di aggravamento delle conseguenze di reato, costituite dalla prosecuzione dei lavori rispetto ai quali dovrà essere mantenuto il sequestro (per esempio campi di padel)". Da qui la decisione di lasciare i sigilli solo alle parti ancora in fase di realizzazione.

Il commento della società sul dissequestro

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