Abbigliamento sportivo, ecco il brand "La bella mafia": "Via subito dall'Italia"

Dopo la pizzeria tedesca “Falcone e Borsellino” scoperto un marchio americano con riferimenti a Cosa nostra. Ferrante, presidente della direzione regionale Pd: "Serve un intervento immediato perché la linea venga ritirata quantomeno nel nostro Paese"

Foto sito https://labellamafiaclothing.com/

"Dopo il caso della pizzeria tedesca “Falcone e Borsellino”, apprendiamo dell'esistenza di un brand americano di abbigliamento denominato “la bella mafia", che possiede anche un profilo instagram con ottocentomila follower ed è distribuito anche in Italia da un'azienda della provincia di Parma. Non è più accettabile scoprire ogni giorno che da qualche parte nel mondo una parola che evoca dolore, morte e violenza venga banalizzata o addirittura usata come attrattiva per vendere". Così Antonio Ferrante, presidente della direzione regionale Pd, commenta l'ennesimo caso di un brand “mafia”, questa volta per un'azienda di abbigliamento per fitness

"Addirittura - dice Ferrante - l’azienda italiana, nel suo sito, parla di “labellamafia” come marchio più famoso e conosciuto del fitness, un fatto la cui gravità fa impallidire il caso della pizzeria tedesca e che richiede un intervento immediato perché la linea venga ritirata quantomeno nel nostro Paese che ha pagato un prezzo altissimo nella lotta alla mafia che non sarà mai bella ma piuttosto orrenda e disumana".

Ferrante conclude: "Mi attiverò con i nostri parlamentari affinché venga istituito un osservatorio che possa monitorare e intervenire ogni volta che un imprenditore troppo ignorante o privo di scrupoli tenterà di lucrare su una piaga che ogni siciliano ed ogni italiano porta dentro, in qualsiasi parte del mondo si trovi".

Sulla vicenda è intervenuto anche Fulvio Alfano,  il più piccolo dei figli del giornalista ucciso l'8 gennaio 1993: "Leggo sempre di più  in maniera basita, l'ennesimo articolo che incita la Mafia, che la sponsorizza come marchio di abbigliamento fitness. In questi giorni che ci accompagnano al Natale, festa per me e per tanti orfani e vedevo della criminalità mafiosa molto dolorosa, in un momento in cui la pandemia sta distruggendo vite e l'intera economia mondiale, esiste ancora oggi gente o pseudo imprenditori, che pur di vendere e farsi pubblicità scalpore, producono linee di abbigliamento o aprono catene di ristorazione incitando la Mafia. Vorrei ricordare a questa gente che il nostro paese, la Mafia la ripudia, che imprenditori come Libero Grassi sono morti per non chinarsi al pizzo e alla sopraffazione mafiosa. Vorrei ricordare che gente come nostro padre è stato ammazzato perché non ha chinato la testa al puzzo del compromesso massonico mafioso. Vorrei ricordare che prima di ideare un brand che incita la Mafia o altre organizzazioni criminali, dovrebbero sfogliare su internet quante persone sono morte per mano delle mafie, circa 519 tra uomini dello stato, giornalisti e semplici cittadini, riflettendo sul dolore che ogni giorno ci accompagna, riflettendo sugli esempi che ogni giorno portiamo avanti e cerchiamo di trasmettere alle generazioni future, è che invece con queste grandi idee di marketing a cui danno vita a linee di abbigliamento o ristorazione, vanificano l'esempio dei nostri cari. Concludo consigliando a chi vuole creare un'azienda o una catena di ristorazione, di non coniare nomi come Mafia Bella o altri brand che inneggiano alla criminalità organizzata, ma pensate ad un brand che possa dire che le mafie fanno schifo".

“E’ proprio il caso di dire che al peggio non c’è mai fine  - commenta Valter Mazzetti, segretario generale dell’Fsp Polizia di Stato - . Un moto di disgusto irrefrenabile accompagna il pensiero che ci si possa accostare con tale cinismo, con tale mancanza di scrupoli a certi temi, anche commercialmente parlando, evocando qualcosa che garantirà sicuramente attenzione e probabilmente guadagni al titolare del marchio, ed anche a chi lo distribuisce, ma al costo di esaltare un ‘cancro’ che ha devastato la società, lasciando sul campo tanti morti e disperazione. Una drammatica espressione di sottocultura, ferocia e crudeltà che non può essere sfruttata per fare affari da un brand che ne valorizza positivamente anche la visione con quell’aggettivo ‘bella’, che invece offende e calpesta le molte vite spezzate e trucidate tra le forze dell’ordine, magistrati, giornalisti e onesti appartenenti alla società civile, che non si sono piegati a quella logica di terrore e omertà di cui è portatrice la mafia”. Per Mazzetti "indipendentemente dall’esistenza o meno di leggi e regole commerciali che consentano una tale brutale offesa, cui questo marchio sfugge in quanto registrato fuori dal nostro Paese, esistono comunque delle norme non scritte a cui tutti dovrebbero attenersi per rispetto della propria dignità prima ancora che di quella altrui e, tra queste, sicuramente c’è quella di non calpestare il valore stesso della vita umana, l’importanza della legalità come baluardo di libertà, il senso civico, il pudore verso quei fiumi di sangue che hanno intriso la nostra storia. La sola idea di lucrare esaltando quanto di più osceno possa esserci, come qualsiasi tipo di mafia, è totalmente inammissibile”.

Articolo aggiornato il 14 dicembre 2020 alle ore 15.09

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