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Cronaca

Un 8 marzo di mimose e lotte: le donne palermitane entrate nella storia

Si sono distinte in un mondo dominato dagli uomini. Da Letizia Battaglia a Giuni Russo passando per Rita Borsellino, Eleonora Abbagnato e Giulia Bongiorno. Fino ad arrivare alla Santuzza, che in principio era una ragazza dell’Olivella conosciuta come Rosalia Sinibaldi

Hanno percorso strade diverse, anche se si ritrovano accomunate sia perché la loro carta d'idendità indica Palermo come luogo di nascita, sia perché sono riuscite a lasciare il segno nei campi in cui si sono distinte. Hanno rappresentato la politica e la moda, la letteratura e l'arte, ma anche la musica, la danza, la fotografia, il cinema, lo sport. Sono le donne palermitane che hanno sfidato convenzioni e sancito primati. Hanno scritto pagine di storia, sono diventate in molte circostanze icone di forza e intraprendenza in un mondo dove spingere il cuore oltre l'ostacolo per raggiungere i propri obiettivi era ad esclusivo appannaggio maschile. L'elenco sarebbe infinito (e non esaustivo). Per questo ne abbiamo scelte solo alcune per ricordare quelle di cui, siamo certi, almeno una volta nella vita avete sentito parlare e a cui, probabilmente, avete puntato quando eravate alla ricerca di motivazioni.

La donna palermitana per eccellenza è unica e sola. Si chiama Rosalia e, dopo che salvò Palermo da una terribile peste, ne divenne la patrona. Alla santuzza, che prima di diventare santa era semplicemente una ragazza dell’Olivella conosciuta come Rosalia Sinibaldi la cui vita ruotava intorno alla corte di Ruggero, i palermitani si affidano ancora oggi. Mentre alle sue “colleghe” Agata, Cristina, Ninfa e Oliva è dedicato uno dei Quattro Canti di città (e a lei no), è comunque l’unica della Sicilia a cui vengono intitolate ben due feste che culminano col Festino di luglio e l’acchianata di settembre. Suo contraltare laico fu Donna Franca, nobildonna palermitana sposata con Ignazio Florio, cuore pulsante della Belle Époque siciliana. Fu talmente tanto amata che la soprannominarono la “regina di Palermo”.

Le donne palermitane entrate nella storia

E regina di Palermo fu anche Francesca Alotta, figlia di uno storico tenore del coro del Teatro Massimo, unica palermitana ad aver vinto il Festival di Sanremo. Era il 1992 quando con “Non amarmi”, in coppia con Aleandro Baldi, conquistò l’Ariston con una delle canzoni più amate di sempre.

Sanremo non lo vinse, ma nessuno l’ha mai dimenticata. E' Giusy Romeo invece la palermitana di Borgo Vecchio che con la sua voce da usignolo fece perdere la testa (artisticamente parlando) a Franco Battiato: conosciuta come Giuni Russo, si tratta di un’artista ineguagliabile stroncata troppo presto da una malattia. Dopo una petizione lanciata da PalermoToday, il Comune di Palermo ha deciso di intitolarle il Palchetto della musica di piazza Castelnuovo. Restiamo in attesa.

Unica è anche Elda Pucci, pediatra trapanese che Palermo adottò quando nel 1983 ne divenne sindaca (al femminile) durante una pausa dell’egemonia orlandiana. Fu la prima donna al timone di una grande città italiana e, per Palermo, anche l’unica. Chiamata “lady di ferro” per la determinazione con cui lottò contro la mafia, fino ad ora nessun’altra signora ha guidato la quinta città d’Italia. Da giugno chi lo sa. Non divenne mai prima cittadina invece, sebbene non ne avesse bisogno per consacrare la sua notorietà, Rita Borsellino. La sorella del giudice Paolo, che da giovane faceva la farmacista, dopo l’attentato del 19 luglio del ’92 divenne una delle più autorevoli testimoni della lotta a Cosa Nostra. E non fu da meno Felicia Bartolotta, la madre di Peppino Impastato che col suo impegno e la sua determinazione fece arrestare i responsabili della morte del figlio.

C’è anche Elvira Giorgianni, sposata Sellerio, tra le donne che hanno fatto grande Palermo. Mollato l’impiego pubblico per la creazione della casa editrice con il marito fotografo, fu una delle più autorevoli editrici italiane (nella sua scuderia le pubblicazioni dei romanzi di Camilleri e persino di Sciascia). E a proposito di fotografia, non si può non menzionare Letizia Battaglia: 87 anni da poco compiuti, i suoi scatti raccontano i più importanti momenti delle stragi negli anni di piombo. Ma non c’è solo mafia nelle fotografie di questo mito vivente: sono suoi i famosi bianchi e nero che immortalano le bimbe di strada alla Kalsa. Fu anche assessore di Leoluca Orlando, di cui è grande amica, e deputata all’Assemblea Regionale Siciliana. Ma queste furono solo parentesi in una vita fatta di fotografia. 

Passiamo adesso alle curiosità. Sapete che tra la Sicilia e Miss Italia c’è un legame speciale perché è l’Isola a detenere il record di reginette di bellezza? Bene. Le più famose (probabilmente perché temporalmente più recenti) sono nate alle pendici dell’Etna. Ce n’è una però che nel 1966 indossa la coroncina di più bella d'Italia e viene da Palermo: è Daniela Giordano. Aveva appena 18 anni e tutto fu nuovo per lei. L'esordio al cinema arrivò con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nel film "I barbieri di Sicilia". Ma quella non era la sua strada. Abbandonato il piccolo schermo, infatti, inizia ad occuparsi di parapsicologia e ufologia. Preferisce il teatro al cinema (concedendosi solo qualche parentesi) invece Emma Dante, la drammaturga palermitana che ha fatto della denuncia sociale il caposaldo dei suoi spettacoli.

Poche presentazioni per Eleonora Abbagnato, l’ex étoile dell’Opera di Parigi considerata una delle più brave ballerine al mondo che oggi dirige il corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma, e per Eva Riccobono una delle più celebri top model internazionali, scelta da stilisti come Giorgio Armani, Valentino, Chanel, Gianfranco Ferré per sfilare in tutte le più importanti capitali della moda: da New York a Londra, fino a Milano e Parigi.

Impossibile poi non fare un cenno a Giulia Bongiorno. Cresciuta professionalmente nello studio dell’avvocato Gioacchino Sbacchi, nella zona del Politeama, asso nel diritto penale, inizia la sua carriera col botto: fu il difensore di Giulio Andreotti in un processo che le portò grandissima notorietà.

Non mancano eccellenze e primati palermitani anche nello sport. Come quello di Pamela Conti che da Ballarò è finita a Caracas per allenare la nazionale femminile venezuelana di calcio. È l’unico commissario tecnico donna nato all’ombra di Monte Pellegrino. L’atletica leggera invece vanta il nome di Simona La Mantia, la campionessa europea indoor di salto triplo che con 7 titoli italiani assoluti in carriera, è la più titolata di sempre nella specialità.

Nessuno ricorderà invece Giulia Tofana che nel 1600 fu un’assassina seriale italiana. Nata al Capo, ma cresciuta al Papireto a lei toccò un compito: quello di salvare le donne. Quando ancora il divorzio non esisteva, liberava le mogli intrappolate in matrimoni sbagliati. Avvelenava i mariti, con una pozione velenosa che non gli lasciava scampo. Fu una serial killer, ma al tempo stesso un’icona femminista ante litteram. E anche di lei Palermo, l'unica città d'Italia a declinare al femminile l'arancina, ebbe bisogno. 

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