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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Storie

L’azienda di agrumi che sta cercando di produrre il miglior amaro di Sicilia

Dalla produzione familiare di arance agli amari affinati nelle botti tropicali il passo non è così breve. È il caso di Amaro Amara

Alle pendici dell’Etna si estendono agrumeti a perdita d’occhio. Questa zona in provincia di Catania è da tempo rinomata per la produzione dei caratteristici frutti, ma dietro il cancello di Rossa Agricola, nella frazione di Misterbianco, c’è qualcuno che ha pensato di farne qualcosa di più, ad esempio un amaro con la voglia e la forza di imporsi come il migliore di Sicilia che, con un simpatico gioco di assonanze, si chiama Amaro Amara.

La raccolta nei campi

Lo produce Edoardo Strano, terza generazione di una famiglia di agricoltori specializzati nella coltivazione di agrumi che “ha cercato un modo per utilizzare le arance tutto l’anno” ci spiega sua moglie Margherita Angilello, che apre le porte della masseria, anche un po’ casa loro. Dalla recente ristrutturazione, al vecchio palmento gigantesco per produrre vino si è affiancato un magazzino per l’imbottigliamento (la produzione avviene in un liquorificio specializzato), nonché un bar, una piscina, una sala degustazione e 8 appartamenti per sviluppare un futuro segmento di ospitalità. Davanti c’è la piana intorno a Catania, dietro l’Etna.

Ma la Sicilia è terra di amari? Non proprio, semmai di rosoli, ma recentemente questo segmento legato alla produzione di amari, liquori e distillati (come anche nel resto d’Italia) è letteralmente esploso (lo abbiamo raccontato qui) con esiti alterni. Il risultato del lavoro di Edoardo e Margherita è affidato a una bottiglia scura con il tappo di ceralacca rossa. Le tipologie di arance rosse che la riempiono sono tre, tutte autoctone. I loro alberi si estendono per 100 ettari, ma non tutte le arance sono destinate alla produzione di amaro, anzi non è che una parte piccolissima. Il resto finisce ancora alla vendita.

Come nasce l’amaro

La raccolta con l'Etna sullo sfondo

Gli alberi di agrumi vanno a fiore in estate, a frutto da ottobre a marzo, si comincia a raccogliere a dicembre a seconda del periodo di maturazione “noi non diamo trattamenti alle arance” chiarisce Edoardo, anche se recentemente la Sicilia e i suoi agrumi sono stati colpiti da un parassita, che ha l’infausto nome di “Tristezza” e che ha causato potature e innesti. Raccolte a mano, le arance vengono pelate e le bucce vengono infuse per una settimana in ancol. Poi si cambiano le bucce e vengono rinfuse, per un’altra settimana. Il processo si ripete per 7 volte in totale, fino ad ottenere un colore, un profumo e un sapore ideale, in base a una vecchia ricetta (segreta) che è stata ammodernata ai gusti di tutti da Ivan Scavo, che non nasce liquorista ma lo diventa proprio qui. A questo si aggiunge anche il miscuglio, segreto pure quello, delle erbe selvatiche raccolte sull’Etna anche loro infuse in alcol, un mix di cui non si riesce a scucire nulla se non che le erbe sono almeno 17 e vengono raccolte direttamente “in casa”.

L'incassettamento delle arance rosse

Dal primo amaro alle edizioni speciali

I primi esperimenti cominciano nel 2014, si va in produzione in un momento ottimale per gli amari e per il mondo dei cocktail, ma anche per la Sicilia, che in questi anni ha avuto un’attenzione sempre maggiore. Ne escono fuori tre linee, in tre momenti diversi: l’amaro tradizionale, per i drink o “per tutti i momenti della giornata”, poi il Bark che viene realizzato nel 2022 con l’infusione della corteccia degli alberi e gli stralci della potatura, e al naso e all’occhio ricorda amari ancor più amari, come la genziana. Prima però la chicca: è l’amaro infuso nelle botti di Rum Caroni, una produzione piccolissima di amaro che viene affinato in botti di rum che vengono direttamente dalla Martinica dove il Rum Caroni è stato prodotto prima di chiudere i battenti. Ma qualcosa di quei vecchi contenitori, che conferiscono per 12-17 mesi un affinamento alla bevanda che vi si fa riposare, è rimasto in giro ed è arrivato fino a questa zona della Sicilia dall’altro capo del mondo. Totale? Poco più di 1000 bottiglie all’anno, una cosa per nerd dell’amaro o del rum, a seconda dei gusti.

L’amaro di Sicilia

Insomma, Amaro Amara avrà la forza di diventare l’amaro di riferimento in Sicilia, una terra che solo recentemente ha conosciuto questo prodotto? Pare proprio di sì, stando ai numeri. Alle piccole produzioni si affiancano quelle dell’amaro tradizionale che è passato da 10.000 a 120.000 bottiglie annue che – sorpresa – vengono vendute per lo più in Sicilia e in Italia (è il 70% del prodotto). Insomma, in attesa che l’export si strutturi, un amaro fatto in Sicilia da siciliani per i siciliani.

L'Etna sui campi di arance

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