Sabato, 20 Luglio 2024

Via della Giostra, via Marte e via Solitaria: tre strade di Palermo inghiottite dalle bombe

L’espansione di Palermo nella zona del Politeama comincia dopo l’Unità d’Italia. Il teatro Politeama Garibaldi, anche se incompleto perché privo di copertura, si inaugura il 7 giugno del 1874 con un opera di Vincenzo Bellini. Originariamente, però, il Politeama sarebbe dovuto essere un teatro all’aperto, ma durante il corso dei lavori si decise di trasformarlo in un teatro coperto, da usare tutto l’anno, e il tetto venne realizzato in metallo dalla Fonderia Oretea nel 1877. Dopo l’Esposizione Nazionale del 1891 (ti rimando al mio articolo per approfondimento) l’espansione nella zona Politeama-Libertà fu graduale ma inarrestabile. E la via Libertà divenne pian piano quello splendido Boulevard che tutti conosciamo, anche se poi devastata dalle bombe e dal sacco di Palermo.

Oggi alle spalle di piazza Castelnuovo c’è un quadrilatero di strade, che racchiudono un grosso isolato che, se osservato con attenzione, può dirci molte cose: un isolato compreso tra le odierne via Dante, via Villafranca, via Paternostro e via Garzilli. Un intero isolato che porta tracce di abbandono e distruzione, nel quale solo in alcune parti prospicienti la strada sono stati recuperati corpi bassi per uso commerciale. In realtà almeno fino al 1891 queste strade avevano altri nomi, con l’eccezione di via Villafranca, che già allora portava il nome in onore del Principe vecchio proprietario dei terreni di quelle zone, morto già da qualche decennio. Anche se a quei tempi via Villafranca aveva un andamento molto diverso da quello attuale, entrando con andamento sinuoso dentro quello che restava del vecchio "firriato". L’attuale via Paternostro si chiamava via Marte (per via del nome che Garibaldi aveva dato all’Istituto militare che aveva fondato in quella strada nel 1861 e di cui vi dirò dopo), anche se dopo l’esposizione nazionale prese il nome di via della Giostra. Mentre solo in tempi recenti via Marte sarebbe  Mentre via Dante, che pure si sarebbe “allungata” tanto dopo i profondi lavori di rimaneggiamento della zona dove insisteva la villa del Fervore, a quei tempi si chiamava via dell’Esposizione e successivamente via collegio Militare. Mentre quel tratto di via Nicolò Garzilli compresa tra l’odierna via Dante e via Paternostro si chiamava invece via Solitaria, tanto per farvi capire quanto poco frequentate fossero quelle zone allora.

Ma cosa c’era, e cosa c’è ancora in questo quadrilatero che venne in buona parte distrutto dalle bombe durante la seconda guerra mondiale? Nel 1778 re Ferdinando IV di Borbone istituì presso la Casa dei Gesuiti di San Francesco Saverio la “Casa di Educazione della Bassa Gente”, un collegio di formazione professionale per i ragazzi poveri e orfani, mantenuto dalle rendite della Casa gesuitica. Un collegio che fu di fatto itinerante e cambiò ben cinque sedi. Nel 1800, infatti, i giovani furono trasferiti presso la fabbrica di ceramiche creata dal barone Malvica alle falde della strada per Monreale detta la “Rocca”, dato che la Casa di San Francesco Saverio divenne Ospedale militare. Tuttavia nella fabbrica del barone Malvica l’istruzione fornita ai ragazzi era molto carente, motivo per cui il governo nel 1828 incaricò gli amministratori del Real Albergo dei poveri di formulare un regolamento per un nuovo istituto. Nel 1830 i ragazzi furono trasferiti presso l’Albergo in corso Calatafimi, ai tempi chiamato stradone di Mezzomonreale, ma per poco tempo perché già quattro anni dopo andarono alla Gancia. Ma a causa delle precarie condizioni strutturali dei locali della Gancia, nel 1853 si dispose la costruzione di un edificio nel piano “di S. Oliva” per accogliere i proietti della provincia di Palermo, gli orfani legittimi mendici e i figli di genitori indigenti. Il fabbricato, molto vasto, fu progettato dall’architetto Carlo Giachery e inaugurato il 12 gennaio del 1858. Ebbe all’interno una scuola di musica, quella per sarto, calzolaio, ebanista, falegname, tessitore.

Da S. Bertorotta, Colmare un vuoto in centro città. L’ex ospizio di Benefincienza, in Per Salvare Palermo 2009-05-2

Tra l’altro le vicende costruttive furono, in tipico stile palermitano, accompagnate da veleni, accuse gravi e invidie (a proposito della storia dell’invidia a Palermo). Durante l’edificazione della struttura si diffusero voci che la solidità del fabbricato che stava portando avanti Giachery non fosse idonea. E ad attaccare Giachery fu addirittura il Direttore di Ponti e Strade della Sicilia, l’Ing. Francesco Severino, che si lamentò delle eccessive spese, ma anche della qualità dei materiali più scadenti da quelli previsti nel progetto. Tutto ciò provocò un ritardo di quasi due anni nello svolgimento dei lavori, fino a quando una seconda commissione assolse definitivamente Giachery che poté finalmente completare il suo lavoro, anche se si era fatto il sangue fradicio!
Nel 1860 Garibaldi trasformò l’Ospizio in Collegio militare, chiamandolo con grande fantasia Marte da cui prese il nome anche la strada, e successivamente fu denominato “Istituto Militare Garibaldi”.

Nel 1866, durante la rivolta antigovernativa del “Sette e mezzo” l’Istituto fu saccheggiato e l’archivio, preziosissimo, che si trovava dentro andò in buona perduto. Sciolto il Collegio Militare nel 1868, l’Ospizio riprese la precedente denominazione e destinazione culturale. Nel 1908 la Provincia dava in gestione al Comune di Palermo la struttura che la fece diventare scuola elementare, e nel 1910 anche scuola d’arte applicata all’industria. Nei locali dell’Ospizio si avviava una tipografia, una fabbrica di letti e di mobili in ferro, mentre in spazi adiacenti all’edificio erano costruite anche dodici botteghe. E questo era lo stato delle cose in cui si trovava il fabbricato alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra Mondiale. Il 15 aprile e il 9 maggio del 1943 via della Giostra fu colpita dai bombardamenti Alleati. Qui basterà ricordare che, a partire dal 1943, con la possibilità per gli alleati di usare liberamente le basi del nord-africa Palermo divenne una facilissima preda e subì numerosissimi attacchi aerei. La nostra città, in tre anni di guerra subì danni materiali enormi: 70 bombardamenti,  2.123 Morti, 30 mila feriti, la distruzione di 70 mila vani, e l’esodo di almeno 60 mila palermitani, circa 15% popolazione. A guerra finita le autorità stabiliranno che circa il 42,3% degli edifici erano stati danneggiati o distrutti.

Il 15 aprile del 1943 via della Giostra viene colpita per la prima volta da ordigni alleati, con danni limitati in quanto la bomba cadde al centro della strada con danni limitati. Ben diverso fu ciò che accadde il 9 maggio del 1943. In via della Giostra, ad angolo con via Garzilli era stata istituita, sin dai primi del ‘900, una Caserma di Pubblica Sicurezza che aveva come competenza territoriale una vasta fetta di territorio palermitano che era sorta in tempi relativamente recenti. Poco dopo l’inizio della guerra, sotto questa caserma di Polizia venne scavato un ricovero antiaereo, che il 9 maggio del 1943 venne centrato da una bomba. La caserma di Polizia venne completamente distrutta, con i bollettini che contarono tre morti e un ferito. Durante il bombardamento viene pure colpito l’ospizio di beneficenza che risultò distrutto in alcune sue parti. E poi? Potremmo dire il nulla, come tante strutture ancora sfregiate a Palermo dopo ottanta anni dalla fine della guerra.

Nel 1953 la Regione siciliana ha espropriato i pochi corpi di fabbrica rimasti, in vista della costruzione di un edificio da destinare a propri uffici, ma il progetto non è stato mai realizzato. E quel che resta di questo è in abbandono, in attesa che le autorità decidano la sua utilizzazione. C’è una piccola curiosità: nonostante via della giostra ormai non esista più, cercando su google maps si trova ancora via della Giostra, come un piccolo troncone che parte da via Villafranca e entra dentro ciò che resta dell’ospizio… chissà perché resta ancora questa traccia su Google di una strada che non fa più parte ormai da anni della toponomastica palermitana!

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