Una finestra sulla Palermo che fu

Una finestra sulla Palermo che fu

Quando a Palermo arrivò l'illuminazione: gli appalti sulla luce e l'omicidio Parisi

La sera del 2 gennaio del 1900 furono "accese" con l’energia elettrica via Maqueda e via Ruggero Settimo. Negli anni 70 l’appalto dell'illuminazione cittadina venne dato in gestione all’Icem, guidato dall’ingegnere Roberto Parisi, poi barbaramente assassinato dalla mafia

Via Libertà di sera

Il gas per l'illuminazione di Palermo ebbe vita lunga, lunghissima, nonostante la graduale e inesorabile affermazione dell’energia elettrica. Nel 1814 venne sperimentata la prima lampadina elettrica della storia, quella ad arco di Humphry Davy. Ma la svolta si ebbe nel 1879, quando Thomas Edison strutturò le prime lampadine elettriche moderne, che nel corso del tempo sarebbero state sempre più efficienti e luminose.

Storia dell'illuminazione a Palermo: prima parte

L’illuminazione elettrica arriva a Palermo nel 1888, esattamente una fredda sera del 12 gennaio, fu inaugurata l'illuminazione elettrica in città, contemporaneamente a piazza Pretoria e alla Stazione Centrale. Tuttavia i palermitani ne restarono profondamente delusi, poiché la luce risultò troppo fioca, non mancò di farlo notare il Giornale di Sicilia qualche giorno dopo, e si fu costretti ad abbassare i lampioni per avere un'illuminazione della strada quasi soddisfacente. Tuttavia, l’avere inaugurato l’illuminazione elettrica in città a soli 4 anni di distanza da Milano e Torino e a soli 6 anni da New York, fu comunque un risultato importante per Palermo. La sera del 2 gennaio del 1900, nuovo anno e nuovo secolo, furono illuminate con l’energia elettrica via Maqueda e via Ruggero Settimo. Ma da dove proveniva questa energia elettrica che illuminava le strade palermitane a inizi del Novecento? La prima, e per alcuni anni unica, centrale elettrica della città si trovava in via Alessandro Volta, tra il porto ed il Castello a mare.

Era stata costruita  nel 1885 e la Siemens Schuckert Weke vi aveva installato un gruppo generatore da 90 chilowatt, estremamente modesto e con cali continui di tensione. Gruppo generatore che però, già nel 1899, era passato a 1.200 chilowatt, tali da permettere l'illuminazione anche di via Maqueda. Nei primi del ‘900 a Palermo esistevano anche altre due centrali, quella di via Generale Alberto Cantore e quella di Valdesi che veniva utilizzata principalmente per dare energia alle linee del tram. Solo nel 1946, alla fine della terribile Guerra, sarebbe stata costruita una nuova centrale elettrica, su progetto dell’architetto Samonà, quella cosiddetta dei Quattroventi, sul piano dell’Ucciardone  Durante la prima guerra mondiale, per ovvie  ragioni, la manutenzione dell’ illuminazione venne in buona parte trascurata. 

L’estensione della rete nel primo dopo guerra e la Società Elettrotecnica Palermitana. Tra il 1920 ed il 1924, con il Sindaco Giuseppe Lanza di Scalea si riaccesero quelle parti di città rimaste al buio, e si estese l'illuminazione a nuovi quartieri. Si doteranno di luce elettrica le zone di via Notarbartolo, via Mendola, via Dante, via Ragusa Moleti, via Rapisardi e si completò anche l'illuminazione dell'ultimo tronco di via Roma, appena terminato, che andava da via San Cristoforo fino alla Stazione Centrale. Nel 1928 il podestà Salvatore Di Marzo, stipulò, un contratto di appalto con la Società Elettrotecnica Palermitana, guidata dall'ingegnere Stefano Lo Presti. Contratto che prevedeva la manutenzione della rete elettrica, la sua estensione e la graduale sostituzione di tutte le luminarie a gas ancora esistenti in città, ancora ben 4.500, con impianti elettrici.

Il contratto di appalto per l’ampliamento della rete elettrica era interessante e vale la pena dargli un’occhiata in maniera più approfondita. Aveva una durata di 25 anni, prevedeva che la società fornisse energia elettrica a tutti gli uffici di pertinenza comunale comprese le scuole, gli stabilimenti e il Teatro Massimo. Contemplava anche di portare l'illuminazione dentro il Politeama, che ne era sprovvista. Inizialmente l’appalto prevedeva appena 949 lampade disseminate in tutta la città, alle quali se ne dovevano aggiungere delle altre per l'illuminazione straordinaria del Foro Italico in estate, di piazza Politeama e di 82 lampade in via Libertà. La società aveva anche l’obbligo di fornire l’energia elettrica ai privati che ne avessero fatto richiesta. Per ragioni di sicurezza, all’interno della zona centrale e densamente abitata i cavi elettrici dovevano essere necessariamente sotterranei, mentre nei sobborghi potevano anche esserci palificazioni aeree.

La centrale elettrica di Falsomiele

L’estensione dell’energia elettrica a tutta la città fu però tecnicamente possibile solo grazie alla realizzazione di una grossa centrale idroelettrica in contrada Casuzze, in fondo all'odierna via Aloi a Falsomiele. Sfruttando la pressione dell’acqua che scendeva attraverso un condotto forzato dal lago di Piana degli Albanesi, con uno sbalzo di 500 metri, si riusciranno a produrre ben 20.000 chilowatt di potenza. Un progetto quello dell'invaso di Piana degli Albanesi all'avanguardia per i tempi e fortemente voluto dal politico siciliano Aurelio Drago.

L'omicidio di Parisi e il contratto con Icem 

roberto parisi2-2Durante la guerra, specialmente nel 1943, le devastazioni compiute dai bombardamenti alleati distrussero quasi completamente l’impianto elettrico cittadino che venne lentamente recuperato. Negli anni 70 l’appalto dell'illuminazione cittadina venne dato in gestione all’Icem, guidato dall’ingegnere Roberto Parisi, piemontese. Parisi, che fu anche presidente del Palermo calcio, divenne uno degli uomini più importanti della città, con oltre 500 dipendenti nelle aziende da lui gestite. Parisi venne barbaramente assassinato dalla mafia il 23 febbraio del 1985, aumentando la lunga schiera di imprenditori che avevano detto no alla mafia e che avevano pagato con la vita. Tuttavia l’appalto con Icem costava al comune di Palermo una barca di soldi. Cominciato con un costo di 337 milioni annui nel 1970, subì una brusca impennata fino ad arrivare nel 1983 ad oltre 10 miliardi e mezzo di lire!

Una somma considerata sproporzionata in confronto all’illuminazione di altre città ad esempio Torino e Bologna, nello stesso periodo. A Bologna, che possedeva all'incirca lo stesso numero di punti luce di Palermo, circa 30 mila, la gestione in proprio dell'illuminazione elettrica, permetteva al comune di spendere appena due miliardi e mezzo di lire. Mentre a Torino con 72 mila punti luce, più del doppio di Palermo, il costo di gestione affidato ad una azienda esterna non superava i 4 miliardi di euro all’anno. Cioè meno della metà!!! Dal 1989 l'Azienda Municipale del Gas è tornata ad occuparsi della gestione e della manutenzione dell'illuminazione pubblica del Comune di Palermo, e ad oggi ne gestisce l'intero servizio (illuminazione stradale, impianti semaforici, impianti degli edifici comunali), e dovrebbe garantire gli oltre 45 mila punti luce di tutta la città.

Igor Gelarda, storico luminoso  

Per approfondimenti vedi la R. Duca, dalla lanterna al lampione, linee d'arte Giada Palermo
 

Una finestra sulla Palermo che fu

Molti aspetti di Palermo non sono comprensibili per chi non è palermitano. Ma spesso anche agli occhi dei palermitani la città ha dei lati oscuri ed inspiegabili. Eppure secondo Igor Gelarda, laureato in Lettere Moderne con un Dottorato di Ricerca in Storia della Sicilia e del Mediterraneo antico, c'è una chiave di lettura per (quasi) tutto: la millenaria storia della città, con le sue grandezze, le sue miserie e le sue numerose contraddizioni. Attraverso una lettura storica facile, veloce ma non per questo poco accurata, cercheremo di comprendere le tradizioni, le follie, i modi di dire e quelli di fare della città che fu un tempo Capitale del regno

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