Una finestra sulla Palermo che fu

Una finestra sulla Palermo che fu

Storia delle epidemie a Palermo, tra le vittime della Spagnola la bambina mummificata ai Cappuccini

L'Ottocento è il secolo del colera, giunto in città nel 1836: proprio in questa occasione nacque il lazzaretto della Guadagna. Ma la pandemia peggiore della storia dell'umanità è l'influenza che contagiò oltre un miliardo di persone e che nell'Isola provocò quasi 30 mila morti

Nel 1801 Palermo, come del resto tutta la Sicilia, fu funestata dal Vaiolo (vai all'articolo). Nel 1828 si ripropose in città una epidemia di febbri tifoidi, particolarmente pesante, con una riacutizzazione nel 1833 e che causò migliaia di morti. L'Ottocento è il secolo del colera, che dilagò in diverse città europee ripresentandosi almeno sette volte in meno di cento anni. Il colera era causato da un  bacillo (Vibrio cholerae), che si introduceva nell'organismo moltiplicandosi nell'apparato digerente.

Nel 1836 il colera giunse da Napoli in Sicilia, ma l'isola si “cordonò” immediatamente  mettendo in quarantena, che per il colera durava 21 giorni, persone e merci provenienti dalla città partenopea. Tuttavia, il 1 aprile del 1837, dopo una sensibile diminuzione dei casi nel napoletano il Magistrato sanitario cittadino, figura che era stata istituita alla metà del ‘500 e che aveva il potere di decidere le politiche sanitarie d’emergenza, si convinse ad allentare il cordone. E questo fu fatale: 7 luglio ci fu il primo caso: due guardie sanitarie tali Mancini e Tagliavia, originarie della Kalsa.

A quanto pare i due, che per arrotondare si davano anche al contrabbando, si erano impossessati di qualche oggetto infettato posto in quarantena che fu per loro fatale. Nonostante i loro parenti fossero portati in quarantena e le loro case disinfettate il colera esplose lo stesso. Il giorno 16 morì l'ostessa di S. Giacomo La Marina che per arrotondare “giaceva” anche con i marinai, faceva insomma la prostituta part time. A seguire il morbo divampò. A Giugno si ebbero 800 morti, mentre a Luglio colpevole anche un forte scirocco, dissero i medici di allora, vi fu una terribile strage con 23.000 morti. Il morbo scomparse, da solo e velocemente in agosto. L’epidemia portò anche dei disordini: l’ 11 luglio un gruppo “di plebaglia feroce ed ignorante” si avventò contro tre individui, creduti avvelenatori e furono linciati. La Polizia arrestò gli aggressori e i complici, mandandone due a morte.

Nel 1854 il Regno di Sardegna aveva mandato 18.000 militi in Crimea per sostenere la Francia. Durante la guerra erano morti appena 30 soldati in battaglia ma 2.278 per colera e 1.340 per il tifo! La Francia aveva perso 40.000 uomini tra tifo e colera in Crimea. Ovviamente, proprio nel 1854, il colera fece trionfale rientro in Europa. A questo si aggiunse un raccolto molto scarso in Sicilia e conseguente aumento della malnutrizione. A luglio del 1854 partì il cordone sanitario in città, ma troppo tardi, considerato che ad agosto il colera esplose. Il male durò circa 3 mesi, con i soliti picchi in estate e un totale di circa 5.000 morti, con una ripresa l’estate successiva che porto ad altre 1.600 vittime circa, per un totale di quasi 7.000 morti in due anni.

Ancora colera nel 1866, anno in cui vi furono una serie di rivolte, nel palermitano contro il nuovo (mal)governo italiano. E proprio le insurrezioni del 1866 ruppero di fatto il codone sanitario che si era strutturato nei mesi precedenti temendo l'arrivo del colera da Napoli, e causò il dilagare del morbo. Su una popolazione di 200 mila abitanti ci furono poco meno di 4.000 morti. Una coda di epidemia ancora nel 1886/1887 con altri 4.000 morti. Proprio in questa occasione nacque il lazzaretto della Guadagna che successivamente sarebbe diventato ospedale per le malattie infettive. Le infezioni di colera post unitarie furono un dramma psicologico vero e proprio per gli antiborbonici, convinti che a spargere il male, durante tutte le epidemie precedenti, fossero stati gli sgherri del re di Napoli. Si dovettero però ricredere amaramente, perché anche sotto i Savoia il vibrione continuò a falcidiare la popolazione!

Igor Gelarda-13La pandemia influenzale chiamata spagnola, che colpì il mondo nel 1918, è ritenuta uno dei maggiori disastri sanitari, per morbilità e per mortalità, che abbia mai flagellato l’umanità. Si stima che abbia contagiato circa un miliardo di persone, uccidendone tra i 21 e i 25 milioni, ma c'è chi ne stima addirittura il doppio. La malattia, i cui primi casi furono segnalati durante la prima guerra mondiale in Spagna, dove non c'era la censura perché il paese non era entrato in guerra, esordiva come una comune influenza, ma quando il paziente entrava in ospedale immediatamente peggiorava a causa di una polmonite acuta, compariva la cianosi, in poco tempo si manifestava dispnea acuta e il malato soffocava. Nel nostro paese l’epidemia fu particolarmente grave.

Dopo 10-11 mesi di flagello, 600.000 persone erano morte, addirittura di più di quelle che l'Italia aveva pianto per la Grande Guerra. La regione che ebbe in assoluto il numero maggiore di morti fu la Lombardia (36.653), seguita dalla Sicilia (29.966). Piccolo appunto amaro: la Spagnola fu il vero primo morbo democratico della storia dell'umanità. Difatti non si osservò un maggior coinvolgimento delle classi meno abbienti rispetto alle più agiate, come di solito si rilevava nelle epidemie. La morte colpì tutti, specialmente i giovani. Rosalia Lombardo, la bambina mummificata ai Cappuccini fu una delle tantissime vittime della spagnola, come anche una certa Nellina Di Cristofalo, non nota agli storici ma sorella della nonna di chi vi scrive. Gli antibiotici furono immessi sul mercato a partire dal 1935/1936, avrebbero potuto salvare la vita a tantissime di queste vittime, più della metà certamente. Lo avrebbero fatto a partire da quel momento, insieme alle tante altre innovazioni della scienza. Come vedete l'uomo è sempre sopravvissuto ai virus e alle epidemie. Allora come oggi, l'unico modo per evitare i contagi durante le epidemie era quello di isolarsi e restare a casa. 

Igor Gelarda

Per chi volesse approfondire :
F. Serio Istoria cronologica delle pestilenze di Sicilia, Palermo 1748
F. Maggiore Perni , Palermo e le sue Grandi Epidemie, Palermo 1894
E. Tognotti, La “Spagnola” in Italia, Milano 2002

Una finestra sulla Palermo che fu

Molti aspetti di Palermo non sono comprensibili per chi non è palermitano. Ma spesso anche agli occhi dei palermitani la città ha dei lati oscuri ed inspiegabili. Eppure secondo Igor Gelarda, laureato in Lettere Moderne con un Dottorato di Ricerca in Storia della Sicilia e del Mediterraneo antico, c'è una chiave di lettura per (quasi) tutto: la millenaria storia della città, con le sue grandezze, le sue miserie e le sue numerose contraddizioni. Attraverso una lettura storica facile, veloce ma non per questo poco accurata, cercheremo di comprendere le tradizioni, le follie, i modi di dire e quelli di fare della città che fu un tempo Capitale del regno

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Commenti (1)

  • "faceva la prostituta part time" non su può sentire.....

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