Quando l’Expo venne fatto a Palermo

Il capoluogo siciliano è stata la prima città del Sud a ospitare questo evento, che si svolse nel rione Villafranca. I padiglioni furono completati in 8 mesi e i lavori tutti consegnati in tempo. Settemila gli espositori presenti

Foto tratta da: dariodepasquale.wordpress.com

In Italia la prima Esposizione Nazionale fu nel 1861, a Firenze (che già si preparava a diventare, seppur brevemente capitale d’Italia); poi due volte a Milano (1871 e 1881) e, finalmente, nel 1891 fu la volta di Palermo! Prima città del sud a ospitare questa grande manifestazione, fortemente voluta da Francesco Crispi (Nacque a Palazzo Adriano. Repubblicano di ferro prima, poi monarchico al momento giusto, si distinse per la ferocia con cui represse il movimento popolare dei Fasci siciliani).

La scelta dei luoghi per l’Expo oscillò tra il rione Villafranca, a ridosso del Politeama, e la Favorita. Alla fine si optò per il rione Villafranca, perché meno decentrato avrebbe coinvolto meglio la cittadinanza e permesso la valorizzazione della città ed era già servito da una linea ferrata utile  durante i lavori (immaginate un trenino che arrivava al Politeama!). Il proprietario dei terreni prescelti, il Principe di Radaly, che li aveva acquistati circa 50 anni prima, ne diede la concessione gratuita, ma non per spirito civico! Infatti, una volta finito l’Expo il terreno acquistò un enorme valore, fu venduto e totalmente edificato. Scoppiò una forte speculazione edilizia che portò alla nascita di numerose villette e palazzine liberty che cambiarono il volto di Palermo.

I Padiglioni della mostra, ispirati allo stile Arabo-normanno, furono disegnati da Ernesto Basile, su un'area di 130 mila metri quadrati, e posti nella zona che oggi gravita tra piazza Castelnuovo, via Dante e via Marchese di Villafranca. Il belvedere era alto 60 metri e la sommità si raggiungeva con due ascensori idraulici fatti in Italia. La mostra fu inaugurata il 15 novembre di quell'anno dal re Umberto I e dal presidente del consiglio, il Marchese di Rudinì (anche lui italo-albanese di Piazza Armerina e proprietario dell’omonimo palazzo ai Quattro Canti) e restò aperta fino al 5 giugno dell’anno successivo. I numeri di quella mostra? I padiglioni furono completati in 8 mesi, e i lavori tutti consegnati in tempo, diversamente dall’Expo 2015 di Milano, ma perché i finanziamenti in questo caso erano privati e non pubblici! Gli espositori furono circa 7.000 mentre i biglietti venduti oltre un milione e duecentomila. In verità, al successo dei primi giorni seguì ben presto una crisi di visitatori e gli organizzatori si videro costretti a dimezzare il prezzo del biglietto.

A dire la verità gli obiettivi dell’esposizione furono in buona parte mancati. Da un punto di vista tecnico nessuna grande novità o invenzione fu presentata durante l’evento. Non ci furono ricadute positive per flussi industriali o commerciali da e verso la Sicilia a seguito dell’esposizione, anche perché l’isola era fortemente indietro, esattamente come oggi, sia da un punto di vista industriale, che agrario. Ma anche, come ancora oggi, di trasporti.

E proprio durante quell’expo di due secoli fa, a Palermo venne inaugurato il teatro Politeama (gennaio del 1892 con l’Otello di Verdi), su progetto di Damiani Almeyda a un tiro di schioppo dai padiglioni Expo di Ernesto Basile. La cosa curiosa è che il padre di Basile, Giovan Batista si era aggiudicato il progetto per la costruzione del teatro Massimo, mentre quello di Almeyda si piazzò solo 4° (niente di nuovo sotto il sole se vi dico che il perdente si arrabbiò come una biscia, chiese l’accesso agli atti e fece ricorso... Perdendolo)!

Durante l’expo vi furono a Palermo numerose manifestazioni popolari e mondane: a piazza Vittoria corride con  tori e toreri provenienti da Barcellona; le ascensioni in mongolfiera, nonchè le gare di tiro a segno, le corse dei cavalli alla Favorita e, ovviamente, i giochi di fuoco! Ma, come al solito, c’era chi mangiava e chi invece guardava: e così in mezzo a scioperi e manifestazioni di piazza (causa disoccupazione), vi era una continua fuga di emigranti verso le Americhe. Ma l’Esposizione, per quanto inutile economicamente e per lo sviluppo dell’isola, rimase comunque nella memoria del popolo palermitano, che amava ed ama più il divertimento che lo sviluppo, come uno dei momenti più esaltanti ed “Europei” della Belle Époque.
 
Igor Gelarda (storico incontrollabile)
medioevoinfinito@yahoo.it

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