Una finestra sulla Palermo che fu

Una finestra sulla Palermo che fu

Quando i padroni arabi assediarono la città: la strage di palermitani e la nascita della Kalsa

La resistenza durò un anno, dall’agosto del 830 fino al settembre del 831. Secondo una fonte islamica dei 70 mila palermitani presenti al momento dell’assedio, ne rimasero in vita solo tremila. Poi la fondazione del nuovo quartiere, l'"eletta"

Uno dei miti che ci sono stati dati a scuola è quello di una Sicilia felice con l’arrivo, attorno all’800 dei cosiddetti arabi. La Sicilia araba, da tutti indicato come periodo di floridezza economica per la Sicilia ma non di pace sociale e di contrasti continui, spesso violenti e mai sopiti tra le compagini islamiche, spesso in lotta anche tra loro, e quella cristiana.  Senza dubbio con l’arrivo degli arabi - li chiamerò così per semplificare, anche se sarebbe più corretto chiamarli islamici, dato che tra loro c’erano berberi, siriani, persiani,  egiziani e anche arabi - con il loro arrivo accadde una “frattura” di parte del latifondo di origini romane e una tendenza a suddividere i campi in piccoli poderi. Un sistema che finì per favorire l’economia agraria, insieme anche all’introduzione di nuove specie vegetali e nuove tecniche di irrigazione molto efficaci. Anche se è chiaro che vi fu un forte passaggio di proprietà fondiarie dagli indigeni agli invasori, nella migliore tradizione colonialista.   

La presa di Palermo. Palermo assediata dagli Arabi resiste disperatamente per  un anno, dall’agosto del 830 fino al settembre del 831. Secondo una fonte islamica dei 70.000 palermitani presenti in città al momento dell’assedio, nè rimasero in vita solo 3.000 al momento della resa. Quasi certamente  la fonte esagera, ma  comunque la strage di palermitani fu enorme, e la nuova città araba risultò semisvuotata ai nuovi padroni, che ebbero la possibilità di occupare i grandi spazi rimasti scoperti in città. Sorte similare toccò a Siracusa, che cadde in mano agli arabi nel maggio del 878, anche qui dopo una resistenza estrema ed un eccidio, compiuto anche dopo la capitolazione, compiutamente raccontato dall’Arcivescovo di Siracusa, Teodosio. L’ultima città Siciliana ad arrendersi agli islamici fu Rometta  nel 965.

I Palermitani, come del resto tutti i siciliani, dopo la conquista araba potevano continuare ad essere cristiani, dietro pagamento di una tassa pro-capite, una specie di Irpef sulla religione, la jizya, che si trasformava in kharàg se i non musulmani erano proprietari terrieri, e che poteva diventare un peso economico notevole. Tuttavia, pur non essendoci mai state vere e proprie persecuzioni religiose, cristiani ed ebrei palermitani, oltre alle tasse, avevano anche certi obblighi nei confronti degli islamici. L’elenco, chiamato Aman, era composto da ben 17 punti, alcuni dei quali incidevano fortemente sulla vita personale dei palermitani. Tanto per fare qualche esempio: sui vestiti i palermitani cristiani dovevano portare segni distintivi per non essere confusi con gli islamici; ancora erano obbligati ad alzarsi in segno di rispetto quando un musulmano entrava in una stanza; erano obbligati ad ospitare un musulmano in casa se richiesto;  dovevano cedere loro il passo per strada; non potevano portare armi o usare selle per la cavalcatura; potevano ristrutturare chiese, ma non costruirne nuove; non potevano avere case grandi come quelle dei musulmani e dovevano rasarsi la parte anteriore della testa! Non sempre questi divieti furono applicati in maniera rigida, ma potevano essere usati come strumento di minaccia o vessazione e insieme alle tasse da pagare furono la ragione di una islamizzazione veloce, ma superficiale e controvoglia di buona parte della popolazione dell’isola. E questo spiega anche il perchè, alcuni decenni dopo, i normanni con pochissimi uomini riconquistarono una isola così grande e l’islam scomparve nel giro di pochissimo tempo.

La Sicilia una polveriera. L’insofferenza della compagine cristiana presente nell’isola, insieme all’eterogeneità etnica dei conquistatori  (Berberi, spagnoli islamici, persiani, egiziani ); i contrasti tra gli stessi arabi per le  spartizioni del bottino e la divisione delle terre, ma anche il passaggio di potere tra due dinastie, (fatimidi- aghlabita) attorno al 910, resero l’isola una polveriera. Non temo di essere smentito se dico che gli oltre due secoli di permanenza araba in Sicilia furono un periodo di guerra continua, come dicono le stesse fonti arabe, una tra tutte la cronaca di Cambridge. Palermo si ribellò numerose volte contro il potere dei principi arabi, rivolte dove componenti molteplici si mischiavano e non era chiaro capire le istanze anti-islamiche da quelle tra gli stessi conquistatori. Una prima rivolta, di cui resta traccia nelle fonti, si ebbe attorno al 890, con una repressione che vide impegnati anche gli agrigentini contro Palermo. Ancora Palermo in rivolta nel 900 e poi 917, assediata da un esercito e costretta alla resa, e ancora nel 940. L’emiro Giafar II, al quale abbiamo dedicato anche una via fu oggetto, nel 1015 di un’altra feroce rivolta dei palermitani. Giafar aveva messo tasse troppo alte, e i palermitani diedero fuoco al suo palazzo, risparmiando l’emiro solo per l’intervento del vecchio e paralitico padre Yusuf, che era stato principe a Palermo, e che si era fatto amare dai palermitani!!

La fondazione della Kalsa. Poco meno di 100 anni dopo l’arrivo degli arabi a Palermo viene fondata la Kalsa, o Halisah, cioè l'"eletta". Le fonti ci dicono che in questo nuovo quartiere, che si trovava a ridosso del mare, si trasferì il sultano con i suoi collaboratori. All’interno di questa zona, interamente circondata da mura, vennero trasferite anche le prigioni, l’arsenale della marina e la dogana. La costruzione venne fatta a tappe forzate obbligando a “collaborare” al progetto anche i palermitani.  Insomma il cuore pulsante dell’amministrazione araba lasciava il palazzo reale e si trasferiva verso il mare, in fretta e furia. Per quale ragione? Perché i continui tumulti dei palermitani avevano insegnato ai musulmani che il palazzo reale era poco sicuro, specialmente nel caso in cui fosse necessario scappare era troppo lontano dal mare. Ecco dunque che il posto più sicuro era proprio una postazione sul mare. La preferita per salvarsi la vita, nel caso in cui vi fosse “la carta malapigghiata”.

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Igor Gelarda, storico morigerato

Una finestra sulla Palermo che fu

Molti aspetti di Palermo non sono comprensibili per chi non è palermitano. Ma spesso anche agli occhi dei palermitani la città ha dei lati oscuri ed inspiegabili. Eppure secondo Igor Gelarda, laureato in Lettere Moderne con un Dottorato di Ricerca in Storia della Sicilia e del Mediterraneo antico, c'è una chiave di lettura per (quasi) tutto: la millenaria storia della città, con le sue grandezze, le sue miserie e le sue numerose contraddizioni. Attraverso una lettura storica facile, veloce ma non per questo poco accurata, cercheremo di comprendere le tradizioni, le follie, i modi di dire e quelli di fare della città che fu un tempo Capitale del regno

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Commenti (20)

  • Grazie Igor, sempre attento, chi ti critica è un leccapiedi di Orlando...

  • Avatar anonimo di carlo
    carlo

    Solo un trasformista "canciabanniera" come gelarda (che passa da paladino 5s a convinto leghista) poteva trasformare secoli di storia in ridicola propaganda. Utilizzare finanche la storia per prendere in giro le persone, si è perfettamente conformato ormai al modello lega. Provi invece a studiare la storia del suo ridicolo partito e di come per decenni hanno infangato e calpestato la nostra terra. Buffone 

  • "L'autorità dell'emiro Ja'far fu contestata nel 1015 da suo fratello Alì, che raccolse un esercito di schiavi berberi e neri cercando di rovesciarlo. Il tentativo fallì e Alì fu catturato e giustiziato. Nel 1019, Palermo si rivoltò contro i kalbiti. Il vecchio emiro Yusuf, che aveva rinunciato nel 998 al potere in seguito ad un attacco che lo aveva reso infermo, si dimise per affidare il governo all'altro figlio Ahmad, fratello di Ja'far, considerato più capace di sedare la rivolta" Fonte: https://histoireislamique.wordpress.com/2015/02/16/jafar-al-kalbi-ii-998-1019-de-la-dynastie-arabe-kalbide-de-s icile-le-connstructeur/ Lei è un ciarlatano razzista che cerca di plasmare la mente del popolo, come il capo del partito a cui aderisce.

  • .....rileggendo l'articolo, lo feci ieri in buona fede, mi rendo conto che probabilmente l'autore, al di la delle sue fonti e della conoscenza storico scientifica del periodo arabo, come già commentato ieri, le affermazioni mi sembrano al quanto esagerate o forse esageratamente critiche tenuto conto di cosa abbiano lasciato in eredità. Ancor di più confermo che comunque il contesto e il periodo storico non vantava di moralismi oggi riconducibili a società moderne. Erano evoluti, più di altri ma non erano sicuramente dei benefattori e portatori di democrazia assoluta, forse il contrario, ma sicuramente meglio di chi nei secoli ha occupato successivamente la nostra terra. Loro ne hanno cantato le lodi e ne hanno sfruttato positivamente le potenzialità di una terra feconda e dal clima eccezionale. Le arti e le conoscenze matematiche, architettoniche e scientifiche in loro possesso non le hanno risparmiate ai palermitani, ne hanno fatto doni e dei quali oggi sono per noi vanto e motivo di apprezzamento di tanti e tanti visitatori e studiosi. Quindi, caro Gelarda, rivisiterei un attimo il suo articolo magari rispondendo con riferimenti accessibili ai tanti che hanno contestato il contenuto. Lo faccia serenamente, ricordando che comunque, al di la del sentimento razzista che vogliono affibiarci molti media, Palermo è per l'accoglienza e l'ospitalità e degli arabi e della loro dominazione ne va fiera.

  • ahh...il grande irreprensibile gelarda..non sapevo facesse anche politica (cit.)

  • COSAAAA???? HALISAH???? LA PREFERITA???? Caro professorone prima di scrivere un articolo a carattere storico si accerti sulla fondatezza di ciò che cita. Intanto la cittadella araba che sorgeva ai piedi della già fortificata Panormos o "Balarm" come amavano chiamarla gli stessi arabi si chiamava "Al Halisah o anche Al Khalisa" il termine comunemente vine tradotto in "l'eletta" ma il buon professor La Duca mi perdonerà i termini eletta e o come dice Lei preferita per gli arabi da sempre non hanno alcun significato. Il termine viene quasi correttamente tradotto in "L'ESCLUSIVA" infatti era il luogo esclusivo scelto dall'emiro per la sede del proprio palazzo della propria moschea e il mercato e per pochi eletti abitanti. Sono certo che ritratterà certe sue affermazioni tra le quali questa che cito è la meno grave. cordiali saluti Arch. Sergio Sanfilippo

  • C'è la faremo raccontare anche da Orlando che quei tempi li ha vissuto

  • Avatar anonimo di Rosa
    Rosa

    Menomale che Gelarda ci racconta la vera verità! Grazie per l'illuminazione, posso andare a buttare tutti i testi anche universitari che ho letto fin'ora da amante della storia sicula. Grazie davvero. ...però ora che ci penso forse è meglio che anzichè buttarli li regali a lei, dato che o è veramente ignorante o politicamente fazioso. E la trovo anche alquanto razzista nel suo linguaggio.  (Poi mi spiegate come potete paragonare una situazione dell'800 d.c  con quella politica attuale)

  • Avatar anonimo di indignato
    indignato

    Gelarda non sarà uno storico di professione ma ha succintamente descritto la realtà. Malgrado le vulgate da pubblicità Benetton, quella dell'Islam in Sicilia è stata una invasione contrastatissima che per fortuna e stata limitata ad alcune porzioni dell'isola. Una invasione fatta di violenze e stupri, di "marocchinate" ante litteram. Una parentesi in millenni di storia dell'isola, che la macchina di propaganda immigrazionista vorrebbe ingigantire. Studiate la storia.

    • Sarebbe bene che Lei indichi le fonti storiche che Le permettono queste informazioni. Nessuno, a distanza di più di un millennio ritiene di essere custode di verità storiche ma è importante confrontarsi con dati attendibili... grazie

    • Avatar anonimo di Rosa
      Rosa

      Fonti ne abbiamo? Nell'articolo del sig. Gelarda scarseggiano, sai com'è.

  • Avatar anonimo di Pietro
    Pietro

    Un articolo scritto da un poliziotto le cui fonti con tutta probabilità si limitano a Wikipedia, artatamente rigirato a sostegno della nuova fede leghista dell’autore.  

    • Avatar anonimo di Rosa
      Rosa

      Almeno su wikipedia ci sono le fonti!! Qui neanche quelle! Articolo scritto per i boccaloni razzisti dei giorni nostri.

    • Avatar anonimo di Freanco1
      Freanco1

      ha un dottorato in storia della sicilia...almeno informatevi prima di commentare a matola.....

      • Avatar anonimo di Rosa
        Rosa

        Mah avrà studiato molto male oppure ha scritto volutamente l'articolo in modo fazioso e politico. Entrambi i casi sono gravi. 

  • Avatar anonimo di LaureatoConDottorato
    LaureatoConDottorato

    Gelarda lei non deve temere di essere smentito, lei non è semplicemente preparato, le semplifaczioni e le ridicolerie le può scrivere su Palermotoday. La cosa triste è che sa benissimo di stare facendo propaganda politica con argomenti di storia.Sono talmente tante le imprecisioni e le forzature che mi vergogno per lei. Gente come lei è pericolosa, il solo accostare l’argomento all’attualitá è a dir poco fazioso e maligno. La invito all’università di Palermo i corsi sono aperti anche a quelli come lei, anche se temo sia solo tempo sprecato per tutti noi e braccia tolte all’agricoltura.

    • Avatar anonimo di indignato
      indignato

      La propaganda politica la fa la propaganda mondialista che vorrebbe ridurre millenni di storia dell'isola ad una piccola parentesi storica fatta di conflitti e di resistenza popolare ad un culto a noi estraneo, quello del conquistatore Maometto (nulla a che vedere con le cultura fenicia, greco-romana e paleocristiana....una parentesi...non sono stati accolti ma hanno invaso l'isola in maniera brutale e sono stati ricacciati via!

  • La storia si ripete ed è vero ma il contesto è assolutamente diverso. Certo, questo articolo appare un po troppo lontano dai fasti e dalle rivoluzioni culturali e religiose che le cronache raccontano. È chiaro che parliamo di un tempo dove i diritti umani passavano attraverso uno stile di vita lontano a noi più di un millennio ma, se osservato con occhio obiettivo e storico, cibsibrende conto di quanta democrazia e tolleranza, per il loro tempo, gli arabi avevano adoperato verso i cristiani e gli ebrei. Poi gli enormi cambiamenti e le opere che questi lasciarono ha fatto si che comunque ci ricordi della loro dominazione in senso positivo. La società degli arabi già allora poteva collocarsi tra quelle più democrati che del tempo.

  • Ho l'impressione che è vero il fatto che ci sono i corsi e ricorsi storici... e se magari si ripete una situazione del genere? Accoglienza?Islam?Storia.Fatti e ricorsi storici. "Storia magistrae vita est" non è una citazione a caso! Meditiamo.

    • Avatar anonimo di Rosa
      Rosa

      Certo, giustamente stiamo tornando al medioevo, quindi chissà magari tornano gli arabi e poi anche i normanni.  (sarcasmo)

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