Una finestra sulla Palermo che fu

Una finestra sulla Palermo che fu

Mille anni fa Palermo in mano ai Normanni: moschee distrutte e massacro dei fedeli Islam

Dopo l'arrivo degli arabi in città ecco la seconda parte della ricostruzione operata dallo storico Gelarda. Siamo nel 1061: quello che era successo con l’invasione dei seguaci di Maometto nell’831 si era praticamente rovesciato. A una Palermo fortemente “arabizzata” si era sostituita una realtà totalmente cristianizzata

Ruggero I riceve le chiavi di Palermo (dipinto nella sala gialla di Palazzo dei Normanni)

Arrivano i Normanni - Seconda e ultima parte

Leggi la prima parte: Quando i padroni arabi assediarono Palermo

Il potere degli arabi si estingue da un lato per gli infiniti contrasti che avevano al loro interno e poi, il colpo finale è dato dall’arrivo dei Normanni. Quello che mi preme di dire è che tra l’arrivo dei normanni, nel 1061 e la morte di Federico II nel 1250, della Sicilia islamica non resta praticamente più nulla: religione completamente scomparsa, classe dirigente completamente sostituita, poco della lingua araba che resta solo in alcune sopravvivenze dialettali. Impossibile valutare quanto sia restato della dominazione islamica nella composizione etnica dei siciliani. Nel 1072 Palermo cade in mano ai Normanni, che in quanto a stragi in guerra non avevano bisogno di prendere lezioni da nessuno. Non sappiamo quanto delle 300 moschee che avesse Palermo, di cui narrava ibn Hawqal furono distrutte, ma sappiamo da un viaggiatore islamico Ibn Giubayr, nato in Andalusia e giunto a Palermo in periodo normanno, che la grande preghiera era stata vietata, e permessa solo in occasioni speciali. I musulmani di Palermo potevano restare tali sotto il pagamento di una tassa, esattamente come avevano fatto due secoli prima loro nei confronti dei cristiani, costretti a pagare le tasse per professarsi cristiani.

Verso la fine del regno di Ruggero II a Palermo, dinnanzi il palazzo reale, fu arso vivo un condottiero islamico convertito, almeno apparentemente, al cristianesimo, Filippo di al- Mahdia, accusato di avere agevolato la fuga, durante una scorreria in Africa da lui capitanata, di alcuni ricchi proprietari della città di Bona. Questo fu un momento di non ritorno e segnò l’inizio delle ostilità nei confronti dei collaboratori islamici del re, potenti e temuti.  A partire dal 1090, a seguito di alcuni matrimoni tra Normanni e nobili del nord Italia, vi fu un forte movimento di italiani del nord complessivamente, anche se non del tutto correttamente, chiamati lombardi, verso la Sicilia. Da questo momento in poi l’odio (in alcuni casi anche invidia) mai sopito verso gli islamici, specialmente quelli che avevano ancora grosse proprietà, che facevano gola tanto ai cristiani palermitani, quanto a nuovi coloni lombardi; o l’odio verso musulmani che detenevano forte potere alla corte del re, esplose in tutta la sua violenza.

Nel 1161 un gruppo di Nobili assediò il palazzo reale, arrestando lo stesso re Guglielmo I e massacrando gli eunuchi. La rivolta contro i musulmani si estese poi a tutta la città, con centinaia di vittime e la fuga della comunità islamica oltre il Papireto, in una zona decentrata. Subito dopo che si diffuse la notizia della morte di Guglielmo II, nel 1189, un altro pogrom si scatenò contro i musulmani in tutta l’isola. Specialmente a Palermo, dove furono massacrati molti fedeli dell’islam, e i superstiti fuggirono tutti sulle montagne. Rendendo praticamente la presenza dei musulmani a Palermo quasi nulla. Quello che era accaduto con l’arrivo dei seguaci di Maometto a Palermo nell’831 si era praticamente rovesciato: ad una Palermo fortemente “arabizzata” si era sostituita una Palermo totalmente cristianizzata.

La fine dell’islam in Sicilia. Una riscossa islamica si ebbe, poco dopo, nel periodo in cui l’imperatore Federico II era ancora minore e sua madre reggeva il regno per lui. Approfittando della mancanza del potere centrale gli islamici dai paesi e dai castelli del centro della Sicilia si riorganizzarono, attaccando Palermo (1216), ma anche Monreale e Agrigento, di cui presero prigioniero il vescovo, vietando la celebrazione dei battesimi e, per un cero periodo, il lavoro nei campi da parte dei cristiani. Riconobbero anche un capo, una specie di nuovo emiro, Mirabbettus, chiamato dai latini.  Tra il 1221 e il 1225 Federico, ormai maggiore, II si impegnò anima e corpo nel contrastare questa ribellione, incontrando particolari resistenze a Jato ed Entella, ma anche nella zona di Agrigento. Forti anche del sostegno che proveniva dal Nord Africa, i ribelli misero in seria difficoltà il regno di Federico, che reagì con la massima energia ed anche con la massima fermezza, giustiziando i capi rivolta. Molti rivoltosi  vennero mazzerati, cioè infilati in un sacco e buttati a mare destinati a morire annegati. E deportando o vedendo come schiavi donne e bambini.  

Nel 1222 uno dei capi della rivolta venne impiccato a Palermo mentre ormai appariva chiaro a Federico che l’unica cosa che restava da fare, data l’impossibilità di scendere a patti con i rivoltosi, era cacciare i musulmani dall’isola. E così vennero deportati a Lucera, in Puglia, dove nel giro di pochi mesi ne furono trasferiti circa 20.000, specialmente dalle colline dell’entroterra siciliana. E con la creazione della colonia di Lucera, che ebbe poi una sua interessante storia a parte, considerato che da li lo stupor mundi prese gli uomini come  sua guardia del corpo, si concluse definitivamente la storia dell’islamismo nell’isola.  Almeno quella del medioevo. Nessuna fonte ci può indicare se la a sparizione della popolazione musulmana fu totale oppure se la sostituzione con altri stranieri (Normanni prima e Lombardi) sia stata numericamente importante, ma la Sicilia islamica era definitivamente scomparsa.

Tutto ciò non vuol dire che non ci siano state collaborazioni, artistiche e culturali tra Bizantini, “arabi”, normanni e palermitani, che hanno portato a sintesi culturali e artistiche importanti, dei cui frutti ancora ci gioviamo. Ma ciò non toglie che non furono momenti né di pace né di armonia sociale, anzi la presenza islamica fu un continuo focolaio di scontri nell’isola. Dovuti, come detto sopra, tanto a  lotte interne tra le varie fazioni islamiche nell’isola e a questa pace mai raggiunta tra seguaci di Cristo e quelli del Corano. Qualche sociologo moderno potrebbe azzardare che mancò una vera integrazione, che avrebbe potuto e dovuto portare ad una Sicilia diversa, con strutture sociali economiche e linguistiche frutto di queste sintesi.  Concludo dicendo che le tante eredità della Sicilia musulmana costituiscono ancora oggi un campo quasi completamente aperto alla ricerca, alle quali nessuno storico serio, può dare risposte esaustive.

Fine seconda e ultima parte

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Igor Gelarda, storico morigerato  

Una finestra sulla Palermo che fu

Molti aspetti di Palermo non sono comprensibili per chi non è palermitano. Ma spesso anche agli occhi dei palermitani la città ha dei lati oscuri ed inspiegabili. Eppure secondo Igor Gelarda, laureato in Lettere Moderne con un Dottorato di Ricerca in Storia della Sicilia e del Mediterraneo antico, c'è una chiave di lettura per (quasi) tutto: la millenaria storia della città, con le sue grandezze, le sue miserie e le sue numerose contraddizioni. Attraverso una lettura storica facile, veloce ma non per questo poco accurata, cercheremo di comprendere le tradizioni, le follie, i modi di dire e quelli di fare della città che fu un tempo Capitale del regno

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Commenti (1)

  • Professore Gelarda, avrà sicuramente letto i tanti e variegati commenti espressi da noi lettori sul Suo precedente o prima parte dell'escursus storico sugli Arabi. Ho letto, con molto interesse, questo Suo ultimo articolo sui Normanni. Certamente non sarò io a porre critiche sui suoi autorevoli scritti ma tutto mi sembra comunque critica e molto ostativa all'idea che gli arabi abbiano lacsiato, nei duecento anni di dominazione, un patrimonio ricco di scienze e arte. Come già detto in miei precedenti commenti, sicuramente erano degli occupanti e non certo democratici ma erano esattamente l'espressione di un contesto storico dove l'oppressione era forse la normalità. Oggi è giusto rivedere con obiettiva ragionevolezza, anche quello che fecero in termini di repressione e di imposizione sul popolo palermitano e non. Come giustamente affermato da Lei, anche i normanni non furono "luce" di democrazia e illuminismo di cui tanto oggi si ricorda. Grazie comunque delle tante informazioni storiche che vorrà ancora ommaggiarci.

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