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Venerdì, 21 Gennaio 2022

L’aeroporto di Punta Raisi: mafia, vento e morti sui cieli di Palermo

Il 2 gennaio del 1960 il primo volo: un Convair 440 dell’Alitalia, un bimotore da 44 posti proveniente da Roma, atterrò a Punta Raisi alle 8 di sera. Profetiche le parole del pilota, disse che la pista era buona ma “difettano un poco le segnalazioni sulla montagna”

Il primo aeroporto cittadino, inaugurato agli inizi del Novecento, sorgeva alle falde di Montepellegrino, dove insieme agli aerei atterravano anche i dirigibili che solcavano il cielo di Palermo. Nel 1931 fu inaugurato l’aeroporto di Boccadifalco, voluto da Mussolini, che funzionò tanto da scalo civile che militare, specialmente durante la seconda guerra mondiale. Alla fine degli anni ’50 Boccadifalco era addirittura diventato il terzo aeroporto d’Italia per traffico aereo, dopo Roma e Milano. Per questa sua importanza crescente fu necessaria la creazione di un nuovo aeroporto che potesse servire la città. Nel 1953 si costituì il “Consorzio autonomo per l'aeroporto di Palermo” che ricevette subito 5 miliardi di lire dal governo centrale per cominciare la sua attività. I tecnici incaricati degli studi di fattibilità indicarono come area idonea per un nuovo aeroporto una zona compresa tra Aspra ed Acqua dei Corsari.

aeroporto-punta-raisi_inizio-lavori-2Il Consorzio, tuttavia, spinse con insistenza per l’area di Punta Raisi, dove sorge l’attuale aeroporto, sebbene fosse a ridosso della montagna, nelle immediate vicinanze del mare e notoriamente ventoso, ma anche lontano dal centro abitato e con ben 4 passaggi a livello sulla strada (a quei tempi non c’era l’autostrada) che avrebbe collegato la città con l’aeroporto. Una zona che agli addetti ai lavori appariva evidentemente inidonea. Ma gli interessi della politica e di alcune famiglie mafiose, come denunciò anche Peppino Impastato, spingevano che quella zona venisse trasformata in aeroporto. La stessa autostrada da Palermo a Punta Raisi, il primo tratto terminato della A29, sarebbe stato inaugurato nel 1972 e anche in quel caso ci furono sospetti che le troppe curve fossero necessarie ad evitare, e quindi salvare dall’espropriazione, i terreni dei mafiosi.

E ancora la storia avrebbe dimostrato che i voli da Palermo agli States sarebbero diventati un vettore importantissimo per esportare eroina nelle americhe. Inutili le proteste di altri tecnici che insorsero all’idea di un aeroporto dove la gente andava a fare volare gli aquiloni, come racconta anche Camilleri nel birraio di Preston. La Regione Siciliana, per vincere ogni resistenza, sciolto il consorzio, avocò a se il progetto, costituendo uno specifico ufficio aeroporti, che fece completare la progettazione esecutiva e curò la realizzazione dell’opera. I lavori andarono così spediti da essere consegnati ben un anno e mezzo prima della data prevista. Credo che sia stata la prima ed ultima volta che in Sicilia sia accaduta una cosa del genere, e anche qui chi vuol pensare male si potrebbe immaginare la “capacità” della mafia pure nella gestione dei cantieri.

E così il 2 gennaio del 1960 il primo volo, un Roma-Palermo, inaugurava il nuovo aeroporto. Un Convair 440 dell’Alitalia, un bimotore da 44 posti, atterrò a Punta Raisi alle 8 di sera. Terribilmente profetiche le parole del pilota di quel primo aeromobile atterrato, Ferdinando Fioretti un giovanissimo triestino, che disse che la pista era buona ma “difettano un poco le segnalazioni sulla montagna”. Cioè Montagna Longa, che 12 anni dopo sarebbe stata protagonista di una terribile sciagura aerea.

Subito dopo l’inaugurazione i nodi vennero al pettine. I venti di scirocco, che grazie a Dio a Palermo non mancano, rendevano difficile quando non impossibile gli atterraggi. Si decise allora di costruire una pista trasversale, che però causò altri problemi per le espropriazioni di terreno necessarie per la sua posa. Le circa 200 famiglie interessate all’esproprio, piccole aziende a conduzione familiare,  furono coinvolte in una serie di scontri con l’amministrazione comunale e poi con la polizia che causarono morti e feriti. Una ingiustizia sociale, secondo Peppino Impastato, con somme dell’esproprio che sarebbero state pagate 4 anni dopo, e con prezzi variabili tra le 200 e le 700 lire a mq. Risibili per i tempi, dato che molti terreni furono pagati come seminativi, nonostante fossero coltivati intensivamente.

Il resto della storia la conoscete, dato che  i 3 maggiori disastri aerei in volo mai accaduti in Italia, c’entrano tutti con Palermo, anche se non tutti con l’aeroporto.

montagna longa-4La tragedia di Montagna Longa. Era il 5 maggio del 1972 quando a Montagna Longa si schianta in fase di atterraggio un volo Alitalia, proveniente da Roma Fiumicino, con 115 persone a bordo. Nessun sopravvissuto. La tragedia lascia ben 98 orfani e 50 vedove. Dissero che si trattò di un incidente. Non importa se su quell’aereo c’era Ignazio Alcamo consigliere di Corte d’Appello, e Presidente della sezione speciale misure preventive del tribunale di Palermo, che aveva combattuto alcuni degli attori principali del sacco di Palermo. Proprio Alcamo aveva fatto partire qualche giorno prima della tragedia la richiesta di soggiorno obbligato per il costruttore edile Francesco Vassallo e Antonietta Bagarella, sorella di Leoluca e moglie di Totò Riina. Con lui, su quell’aereo, il comandante della guardia di finanza di Palermo Antonio Fontanelli. Non importa se quel giorno c’era una esercitazione della Nato in corso sui cieli siciliani, se furono trovati fori di proiettile sull’ala sinistra dell’aereo. Importa solo  che nel 2017 sono state riaperte le indagini.

Douglas_DC-9_I-DIKQ_Alitalia_2_fusoliera-2La tragedia del 23 dicembre 1978, quando un altro aereo dell’Alitalia, sempre proveniente da Roma, ammarò a poche centinaia di metri dalla pista (foto a sinistra di Massimo Cometa). Probabilmente i piloti si confusero scambiando lo specchio d’acqua per la pista di atterraggio. 108 morti e 21 sopravvissuti. Salvati dall’intervento di alcuni pescherecci che furono gli unici ad aiutare i sopravvissuti al disastro aereo.

Il 27 giugno del 1980 la strage di Ustica. L’aereo è un Itavia, che parte da Bologna con destinazione Palermo, dove non arrivò mai, perché esplose in volo. La verità completa di quello che accadde, probabilmente, non la conosceremo mai, anche se i giudici hanno stabilito che cadde a causa di un missile o di una collisione con una aereo militare. Vi basti sapere che al processo di primo grado si giunse con due milioni di pagine di istruttoria, 4 000 testimoni, 115 perizie, un'ottantina di rogatorie internazionali e 300 miliardi di lire di sole spese processuali e oltre 300 udienze processuali. E il processo è andato avanti per decenni.

Un altro incidente, fortunatamente senza vittime ma con feriti lievi, c’è stato quando il volo WindJet Roma Palermo, il 24 settembre 2010, finì fuori pista. Successivamente la magistratura stabili che si trattò di un errore del comandante che fu condannato.  

Diciamo che nonostante gli abbondanti fenomeni di wind Shear orografico (cioè la variazione improvvisa di intensità e/o direzione del vento) che all’aeroporto di Palermo rappresentano mediamente il 40% del totale di questo tipo di fenomeni di tutti gli aeroporti italiani, l’aeroporto oggi è ormai sicuro. E poi le statistiche indicano che l’aereo è il mezzo di trasporto più sicuro, con 0,03 morti ogni miliardo di passeggeri, mentre la moto in assoluto il più pericoloso, con 13,81 morti ogni miliardo di passeggeri. Anche a Palermo.

Igor Gelarda

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