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Lunedì, 23 Maggio 2022
Daniele Ditta

Opinioni

Daniele Ditta

Giornalista Palermo PalermoToday

Le "affinità elettive" fra Orlando e Lagalla: se l'ex rettore fosse gradito pure al sindaco?

E se Roberto Lagalla fosse un candidato sindaco gradito anche all'uscente Leoluca Orlando?

L'interrogativo, che rimbalza in ambienti politici, offre spunti di riflessione che vanno al di là della contrapposizione centrosinistra-centrodestra (nonché alle divisioni interne a quest'ultimo schieramento) e - per dirla con Goethe - rientrano nelle "affinità elettive".

Il ragionamento parte dal comune percorso che lega Orlando e Lagalla. Entrambi sono professori universitari (uno di Diritto pubblico, l'altro di Diagnostica per immagini e Radioterapia), entrambi si sono formati - seppur in epoche diverse - dai gesuiti. Più precisamente fra i banchi del Gonzaga: scuola che hanno frequentato pure altri politici come ad esempio Alessandro Aricò (fedelissimo del governatore Nello Musumeci) e Gaetano Armao, assessore all'Economia dell'attuale governo regionale. Due nomi buttati lì non a caso; e più avanti vedremo il perché.  

I gesuiti hanno anche accompagnato l'attività politica di Orlando e Lagalla. Due religiosi ignaziani, padre Ennio Pintacuda e padre Bartolomeo Sorge, sono stati tra gli animatori della cosiddetta Primavera di Palermo. Di più, sono stati autentici spin doctor delle prime Giunte comunali guidate da Orlando. Lagalla, frutto dello stesso humus politico, è stato sempre un ambasciatore della comunità educante ignaziana e da rettore ha portato a Palermo la Libera università della politica di Filaga (frazione di Prizzi), fondata da padre Ennio Pintacuda insieme ad altri suoi allievi e amici. Un amico dei gesuiti, capace di drenare consenso e consensi in quella borghesia palermitana da sempre vicina al sindaco Leoluca Orlando e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ovvero, il mondo orlandiano e mattarelliano, per ampie porzioni sovrapponibile.

Quando lo scorso 15 marzo Roberto Lagalla è sceso in campo da civico nella corsa a sindaco lo ha fatto ripescando uno dei cavalli di battaglia usato da Leoluca Orlando nelle campagne elettorali del 2012 e del 2017: "Il mio partito si chiama Palermo". In quell'occasione non è mancata la citazione di un gesuita, padre Francesco Occhetta, autore del libro "Ricostruiamo la politica". Un volume decisivo, ha sottolineato Lagalla, per convincerlo a candidarsi.

In meno di due mesi, attorno all'ex componente della Giunta Musumeci (che il 31 marzo si è dimesso da assessore all'Istruzione e alla Formazione professionale), c'è stata la convergenza di varie forze politiche: dai democristiani dell'Udc ai renziani di Italia Viva, fino a Fratelli d'Italia e alla Dc Nuova di Cuffaro. Un fronte trasversale che ha rafforzato la candidatura civica (o pseudotale) e inizialmente solitaria (in apparenza) di Lagalla, finita per mettere in discussione un'altra candidatura di centrodestra: quella di Francesco Cascio, sostenuto da Forza Italia, Lega, Noi con l'Italia e Coraggio Italia. 

Sabato il ritiro di Cascio sembrava cosa fatta, ma c'è stata una brusca frenata ad un passo dal via libera all'ex rettore. Una parte di Forza Italia, anche non lontana dal leader regionale Gianfranco Miccichè (colui il quale ha tirato il freno a mano), insiste però nella convergenza su Lagalla. Si tratta di quella componente che negli ultimi dieci anni di sindacatura Orlando (2012-2022) ha fatto sì opposizione ma mai ostruzionismo. O, da un punto di vista differente, pasta con le sarde. In Forza Italia, oltre a Marcello Dell'Utri, tra chi gradirebbe Lagalla c'è pure Gaetano Armao, che nella guerra interna al partito sta dalla parte opposta a Miccichè e sostiene il Musumeci-bis. Armao era tra i grandi assenti alla presentazione di Cascio alle Terrazze di Mondello.  

Più in generale, comunque, sembra che il nome di Lagalla sia apprezzato da certi apparati che vorrebbero mantenere una continuità con l'orlandismo. Interesse che naturalmente avrebbe lo stesso Orlando, il quale ufficialmente (e non potrebbe essere altrimenti) sostiene Franco Miceli ma che - al netto di qualche fugace apparizione - non sta spingendo più di tanto il candidato sindaco dell'area progressista.

Miceli ha le sue chances di vittoria, soprattutto con un centrodestra spaccato, ma stenta a decollare. Ciò malgrado da settimane il presidente nazionale degli Architetti stia girando in lungo e in largo per la città a caccia di consensi; contrariamente ad un Lagalla sornione e poco visibile sul territorio, ma non per questo meno presente. Ecco perché se Miceli non dovesse farcela, servirebbe qualcuno che, quanto meno, non volti completamente pagina rispetto all'esperienza politica orlandiana. Cosa che invece accadrebbe con Cascio. 

Nello schieramento che, man mano, sta crescendo a sostegno di Lagalla ci sono anche vari candidati al Consiglio che in passato hanno sostenuto Orlando sindaco. Qualche nome? Antonio Rini - sindaco di Ventimiglia di Sicilia, che all'interno di Anci Sicilia è stato sempre al fianco di Orlando - è candidato al Consiglio con Fratelli d'Italia. A tirare la volata a Rini (vicino ad Alessandro Aricò) c'è la sorella Claudia, consigliere uscente eletta in Mov139 (una delle liste presentate da Orlando nel 2017) e subentrata in corsa a Sala delle Lapidi al posto di Sandro Terrani.

Sempre in Fratelli d'Italia ci sono Valentina Caputo e Giuseppina Russa, consiglieri uscenti eletti con Uniti per Palermo (altra lista del sindaco), che subito dopo l'insediamento hanno aderito al gruppo di Sicilia Futura. Per non parlare di Mimmo Russo, Francesco Paolo Scarpinato e Fabrizio Ferrara: tutti con Orlando nel 2017, salvo poi passare all'opposizione. Stesso percorso, tra gli altri, di Dario Chinnici e Francesco Bertolino, passati dalla maggioranza orlandiana ai renziani e ora candidati nella lista Riformisti e popolari - Lavoriamo per Palermo. 

La trasversalità è la cifra della candidatura di Lagalla, che è riuscito già a coagulare attorno a sé due partiti agli antipodi - Italia Viva e Fratelli d'Italia - e vorrebbe riunire il resto del centrodestra. Un po' come ha fatto Bucci a Genova. A Palermo, tra l'altro, Lagalla è in grado di pescare ancora più a sinistra dei renziani. E, in virtù del suo percorso formativo e politico, non sarebbe sgradito a Leoluca Orlando qualora Miceli non dovesse farcela. Anzi, tutt'altro.

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