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Martedì, 17 Maggio 2022
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Redazione PalermoToday

"Prosciutti rubati per bisogno": così piace alla Suprema Corte

Sia come sia, le attenuanti non sono state applicate. Chiedere ai giusti cose ingiuste è un’indecenza; ma chiedere ai giusti cose giuste è un diritto. Non c’è niente di strano. L’intreccio dell’articolo è chiaro, richiama il dictum della Suprema Corte: “Rubò due prosciutti in  un supermercato, i giudici: "Agì per bisogno, ha diritto ad uno sconto di pena". Qui c’è il fatto, le sentenze di primo e secondo grado e poi quella della Cassazione che annulla  e rinvia.

Non restate lì a bocca aperta come se fosse una novità, la storia è vecchia e stravecchia e la raccontano come nuova, furto tentato, commesso in stato di necessità. Forse non sa neanche che cosa sia ciò che ha commesso il giovane rimasto a pancia vuota. E mica ci pensa, lui, se è giusto o ingiusto perché quello che comanda in quel momento è il  bisogno. Purtroppo, il tempo non concede il cibo alla sua pancia e, sorpreso, restituisce tutto con le  buone. E chi vuole abbuffarsi? A quell’ora poi.

E viene il momento del giudizio in cui ciascuno mostra ciò che può. Ha raccontato punto per punto come sono andate le cose. Mica parla a vanvera, ma i prosciutti griffati sono merce di valore e la giustizia si abbatte sugli  ingiusti. Accidenti! La disgrazia più disgraziata. E continua così il processo in Cassazione che schietta sostiene: “No, tutto sbagliato”. Proprio  così. E adesso? Adesso tocca ai giudici di merito rivedere tutto. Certo non è la sazietà, ma soddisfa pienamente una necessità.

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