Alessandro Bisconti

Giornalista Palermo

Abbiamo un sogno nel cuore: il Palermo dei palermitani

Chi il primo settembre 1995 è andato in edicola a comprare la Gazzetta dello Sport, in terza pagina - quella più importante - si è trovato davanti agli occhi una mappa di Palermo. E' un venerdì mattina. I rosanero di Arcoleo hanno appena battuto il Parma dei campioni. "Palermo come l'Ajax", titola la rosea. Impressioni di settembre dopo un sogno di una notte di mezza estate. Il paragone è con la corazzata olandese che ha appena vinto la Champions, una squadra praticamente fatta in casa. Come quella rosanero. E' la genesi del miracolo dei "picciotti", una realtà costruita con due lire. La gente grida: "Ignazio sindaco". E' il Palermo dei palermitani e nella mappa della Gazzetta vengono descritti i quartieri di appartenenza dei giocatori rosanero con Tanino Vasari simbolo vincente. Capace di agguantare la maglia rosanero a 25 anni con le sue serpentine e la "fame", tipica di un picciotto costretto a partire dalle serie minori per guadagnarsi la notorietà. Com'è finita lo sappiamo tutti. La squadra ha fatto sognare una città intera per una stagione, poi l'anno seguente - quando si assaporava il salto in serie A - è arrivata la retrocessione in C. Ma un Palermo dei palermitani, 28 anni dopo, è praticabile? Il calcio, complice l'effetto Bosman e la globalizzazione che ha investito ogni settore, è totalmente cambiato. 

Quelli erano gli anni Novanta quando splendeva il Piacenza degli italiani, e oggi resiste (a fatica) solo il mito dell'Athletic Bilbao con soli giocatori baschi. Il Palermo ha una proprietà straniera, ricca, e questo influenza anche l'approccio economico della squadra che potenzialmente avrebbe tanto da spendere sul mercato. Ma con una politica mirata a investire tanto sulle proprie strutture e con un centro sportivo che sta per decollare, il Palermo potrebbe avere finalmente una "cantera" dove far crescere i gioielli fatti in casa (un serbatoio che adesso scarseggia, infatti l'ultimo talentino venuto fuori è La Gumina). Storicamente i "diamanti" autoctoni già da ragazzini si trasferiscono al Nord e abbandonano in fretta il sogno di vestire la maglia rosanero. E' di pochi giorni fa la dichiarazione spassionata di Totò Schillaci che ha ammesso di avere un unico rimpianto. E non è il mondiale di Italia 90 sfumato quasi in extremis, ma quello di non avere mai vestito la maglia del Palermo. 

La storia, mai così attuale, di Andrea Compagno, è il paradigma perfetto di come sia quasi impossibile essere profeta in patria all'ombra di Monte Pellegrino. Figlio e nipote d'arte, l'attaccante della Steaua Bucarest, ha iniziato la sua carriera nelle giovanili rosanero per poi trasferirsi a Catania e iniziare un lungo girovagare che lo ha portato fino in Romania dove finalmente, a 26 anni, è sbocciato tanto da attirare le attenzioni del ct Mancini che cerca disperatamente un'alternativa a Immobile per tentare un nuovo assalto all'Europa. In un ipotetico team composto solo da palermitani come saremmo messi? La squadra sarebbe competitiva in diversi settori, mentre in altri forse sarebbe un po' scoperta. In porta ad esempio dove i palermitani doc scarseggiano. Il migliore al momento probabilmente è Giuseppe Stancampiano, numero uno del Pontedera in C, con un passato in B nel Trapani. Oggi ha 37 anni, dietro di lui si intravede solo Giovanni Grotta, numero 1 del Palermo (in realtà è il terzo portiere), classe 2004. 

In difesa le frecce si chiamano Antonino Gallo e Giacomo Quagliata, terzini sinistri entrambi del 2000 che si stanno ben comportando in A (soprattutto il primo, è finito nel mirino delle big). Al centro i migliori sono i cugini Prestia e Silvestri che si sono di recente ritrovati a Cesena, e Andrea Accardi, oggi al Piacenza. Un altro terzino mancino che ha assaggiato la Serie A è Gianluca Di Chiara, 29enne della Reggina che ha già disputato una stagione nella massima categoria con il Benevento. A destra spinge sempre Mazzotta, 33enne del Bari rivelazione. Senza dimenticare Antonio Barreca, terzino ex Monaco, oggi al Cagliari (i suoi genitori sono di Collesano) e Roberto Crivello. A centrocampo corre a sinistra Francesco Di Mariano, nipote di Totò Schillaci, l'unico che oggi gioca per la squadra della sua città. In un ipotetico Palermo dei palermitani avrebbe la concorrenza di Emmanuel Giasy, ala dello Spezia adattabile anche a destra, ghanese nato nel capoluogo siciliano. La stellina in mezzo si chiama Giovanni Crociata, autore di un inizio 2023 da favola con la maglia del Cittadella. Ma non vanno dimenticati Luca Fiordilino (Sudtirol), Sonny D'Angelo (Avellino) e Andrea Oliveri, centrocampista di destra del Frosinone in prestito dall'Atalanta, che tanto piace a Gasperini (lo ha spesso utilizzato nelle amichevoli precampionato). 

Ma il reparto senza dubbio migliore è l'attacco. Sulla palermitanità di Balotelli tanto si è detto, ma considerando il declino di Super Mario, la squadra potrebbe contare sul già citato Andrea Compagno, a cui la B forse starebbe stretta, ma anche sul talentino della Juventus, Cosimo Da Graca, che ha già assaggiato la Champions. Senza dimenticare Nino La Gumina e Daniele Montevago, quest'anno già titolare in A con la Samp. Con il 33enne Di Gaudio a completare il roster di punte insieme al fantasista Felice D'Amico, ex giovanili Inter e anche lui di proprietà della Sampdoria. All'orizzonte c'è pure Giacomo Corona, classe 2004, figlio di Re Giorgio, che al momento inizia a brillare nelle giovanili del Torino.

Ah, c'è infine il capitolo allenatore. Considerando che il maestro che plasmò il Palermo dei picciotti, Ignazio Arcoleo, si gode la sua meritata pensione sotto al sole quasi primaverile di Mondello, c'è un nome su tutti: quello di Vincenzo Italiano, siciliano nato in Germania da genitori riberesi. Da piccolo, come succede a molti bambini della Sicilia occidentale, tifava rosanero. E recentemente ha ammesso: "Palermo resta sempre una delle mie città preferite, la maglia rosanero ha sempre il suo fascino, la città. Allenarla? Mai dire mai". Orgoglio, radici, vanto. E' applicabile una filosofia così romantica nel calcio di oggi? Un Palermo dei palermitani, in questo momento storico, avrebbe quasi i contorni del miracolo e sarebbe un unicum nel nostro panorama. Ma probabilmente riempirebbe il Barbera ogni maledetto sabato con un micidiale mix tra fascino e appartenenza, componente - quest'ultima - di cui Mirri, da tifossimo rosanero, è sempre andato fiero.

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