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Cronache dall'autobus

Cronache dall'autobus

A cura di Sandra Figliuolo

Bus e tram sono osservatori privilegiati per carpire gli umori dei palermitani che, tra un'attesa (in genere lunga) alle fermate e uno spostamento, si confrontano su tanti temi: dall'attualità alle questioni famigliari. Non solo fra loro, ma pure attraverso lunghe telefonate col vivavoce con cui rendono partecipi tutti gli altri passeggeri. Siparietti, dai risvolti a volte anche tragici, che sono piccoli trattati di sociologia. Ma i viaggi sui mezzi pubblici sono utili anche per cercare di comprendere in quale direzione sta andando Palermo. In questo spazio - e rigorosamente con l'abbonamento dell'Amat in tasca - cercheremo di raccontarlo con ironia.

Cronache dall'autobus

Il 102 a piazza "Struzzo", la politica e il mea culpa contro il clientelismo

Si parlava di politica l'altra mattina sul 102. Il 102 è quell'autobus che va alla stazione "Notaibattolo" e dove c'è sempre qualcuno che però scende molto prima, a piazza "Struzzo". "Struzzo, struzzo, come l'animale! Non lo conosce?", mi disse una volta un signore correggendomi quando avevo provato ad abbozzare "Sturzo"...

Sul 102 quindi si parlava di politica (e non di ornitologia), partendo dai problemi concreti della città ("tutta 'sta munnizza", "tutti 'sti cantieri", "tutto 'stu traffico") per arrivare ai massimi sistemi, con riflessioni profonde, seppure espresse in termini semplicissimi, e persino ad un mea culpa quasi collettivo contro il clientelismo e ad un'abiura del voto di scambio.

"Stu sinnaco però sta travagghiando" ha tenuto a dire subito un passeggero dopo che una signora aveva iniziato il lungo elenco delle lamentele (un'arte in cui il palermitano eccelle: i problemi li sa tutti, ne è in buona parte la causa, ma quanto gli piace protestare, addossare le responsabilità sempre ad altri e continuare a non fare nulla). "Sta travagghiando, sta travagghiando - ha ribadito l'uomo - ma dice che trovò tutta la città disastrata". "Dice che...", cioè - penso - secondo voci messe in giro da fonti incerte e poco affidabili, perché evidentemente non era sotto gli occhi di tutti che la città era disastrata. "A virità è che noi spesso non votiamo per questioni politiche, ma per amicizia", ha detto risoluto e assumendosi pure una responsabilità lo stesso passeggero.

"Bravo! Bravo! Bravo!" questo è stato il coro che si è levato nell'autobus, erano tutti d'accordo. Sorprendentemente. La signora che si lamentava era proprio convintissima e preparata sull'argomento: "Bravo - ha gridato - votiamo in cambio di qualcosa, io faccio un favore a te e tu a me, anche un pacco di pasta!". E dopo una pausa, di fronte al consenso suscitato, ha aggiunto: "E poi se una dice no, si attacca al tram!". Per poco non è partito un applauso, anche se uno che era vicino a me ha sussurrato: "Bello u tram però".

Chissà per chi hanno votato? Scendendo e pensando all'esito delle elezioni degli ultimi vent'anni, allo stato della città, dell'Isola e del Paese, mi sono chiesta solo questo. 

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