Cognomen omen

Cognomen omen

Le origini dei cognomi: Speranza, Cirrincione, Vitagliano, Scimonelli

Roberto Speranza

Le origini dei cognomi Speranza, Cirrincione, Vitagliano, Scimonelli

SPERANZA

(come Roberto Speranza, ministro della salute del Governo Conte II)

Speranza deriva dalla cognominizzazione del nome di origine latina “Sperantia”, affermatosi in riferimento alla omonima virtù teologica nonché grazie alla devozione per la Madonna della Speranza; il nome ha come base il verbo “sperare”. Il cognome è panitaliano presente soprattutto in Campania (Napoli, Salerno, Avellino), nel Lazio (Roma, Viterbo, ecc.), in Lombardia, Sicilia, Veneto, Puglia, Calabria, Abruzzo e, via via, nelle altre regioni italiane. In Sicilia ha ceppi più numerosi soprattutto nel catanese (Catania, Palagonia, Mineo, Caltagirone, Aci Catena, Militello Val di Catania, ecc.), nel messinese (Messina, Savoca, Saponara, ecc.), nell’ennese (Valguarnera Caropepe, Leonforte, Enna, ecc.), nel siracusano (Siracusa, Rosolini, Lentini, ecc.), nel palermitano (Palermo, Santa Flavia, Misilmeri, ecc.), nell’agrigentino (Menfi, Licata, Agrigento).

Riferimenti storici e personaggi. Speranza è antica e nobile famiglia del Regno di Napoli, con residenza nella città di Laurito, propagatasi nel corso dei secoli in diverse regioni italiane. La più antica memoria della famiglia risale a Riccardo Speranza, che viveva nel 1193 e il cui figlio, Federico, fu armato cavaliere in Parma dall’imperatore Federico II, e morì crociato nel     1253. Lucio, suo figlio, fu medico valentissimo ed Orazio, altro suo figlio, fu prode capitano che difese strenuamente Catania nel 1356.
ROBERTO SPERANZA (Potenza 4/1/1979), laurea in scienze politiche, politico, ministro della salute nel Governo Conte II; deputato della Repubblica Italiana e coordinatore nazionale di Articolo I. Già deputato nella precedente XVII legislatura era stato eletto nella lista del Partito Democratico da cui si era allontanato nel febbraio del 2017, in dissenso con la segreteria di Matteo Renzi. A Potenza, dove era iniziato il suo impegno politico nella Sinistra giovanile, nel 2004 era stato consigliere comunale, assessore all’urbanistica e segretario regionale del PD della Basilicata. Nel 2007 Walter Veltroni la aveva inserito nel Comitato nazionale dei Giovani Democratici assegnandogli l’incarico di creare una nuova organizzazione giovanile del PD. FRANCESCO SPERANZA (Bitonto 19/10/1902 – Santo Spirito 2/8/1984), pittore. La due prime opere furono esposte alla Permanente del 1926; partecipa poi alle Biennali di Venezia 1936/1938/1948, a tutte le Quadriennali di Roma e a mostre regionali, nazionali e internazionali. FRANCESCO SPERANZA (Milano 4/10/1932 – Parma 19/12/1998), matematico. Ha insegnato nelle Università di Bologna, Messina, e, dal 1969, Geometria e Matematiche Complementari, all’Università di Parma. Si è occupato particolarmente di didattica della matematica scrivendo libri di testo scolastici e opere divulgative.

CIRRINCIONE

(come Dario Cirrincione, giornalista professionista, scrittore)

Cirrincione e varianti Cirrincioni, Cirincione derivano probabilmente dall’accrescitivo del termine ornitologico siciliano “cirinciò” con il significato di cinciallegra, ad indicare così caratteristiche fisiche o comportamentali che richiamano alla mente questo piccolo volatile (corpo minuto, canto melodico, comportamento vivace). Si tratta, dunque, della cognominizzazione di soprannomi attribuiti ai capostipiti. Potrebbe, in qualche caso, derivare dalla modificazione dell’ipocoristico del nome personale Ciro. Cirrincione è tipico del palermitano (Palermo, Bagheria, Rocca Palumbo, Ventimiglia di Sicilia, Baucina, Montemaggiore Belsito, Vicari, Gratteri, Ciminna, Trabia, ecc.) con ceppi nel catanese (Catania, Valverde, Calatabiano, Giarre), nell’ennese (Valguarnera Caropepe, Piazza Armerina) e nell’agrigentino (Agrigento, Alessandria della Rocca, Cianciana, Giarre). Famiglie Cirrincione sono presenti anche in Piemonte, Lazio, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Puglia)

Riferimenti storici e personaggi. DARIO CIRRINCIONE (Palermo 1983), giornalista professionista; ha lavorato al Giornale di Sicilia e a TGS, a Il Sole 24 Ore, al Corriere della sera, all’agenzia di stampa Italpress e riviste settoriali. Dal 2010 a Sky TG 24 ha curato il coordinamento editoriale on-air (in onda) e on line del TG e il settimanale di approfondimento Hastag 24. È stato inviato a Cipro durante la crisi del 2013, a Bruxelles e Strasburgo per seguire l’attività della Unione Europea, in Austria e in Ungheria per raccogliere storie di immigrati e rifugiati. Oggi lavora nelle Media Relations di Terna S.p.A. Ha scritto “Figli dei boss – Vite in cerca di verità e riscatto” (Ed. San Paolo, 2019), libro di storie e di storia dove racconta uno spaccato dell’Italia dei figli di boss nati e cresciuti in famiglie di mafia. Ha ricevuto a Napoli il premio giornalistico “Giancarlo Siani” 2019, istituito in memoria del giovane cronista del Mattino, ucciso a soli 26 anni dalla camorra per le sue inchieste sulla criminalità organizzata. VINCENZO CIRRINCIONE (Vicari 27/4/1926), decimo vescovo della diocesi di Piazza Armerina, in attività dal 1986 al 2002. È morto improvvisamente il 12/2/2002 nel seminario estivo di Montagna Gebbia a Piazza Armerina. Dopo 30 anni di sacerdozio, nel 1980 papa Giovanni Paolo II lo aveva nominato vescovo di Apollonia e vescovo ausiliare di Palermo, nel 1986 lo stesso Giovanni Paolo II lo aveva assegnato alla diocesi di Piazza Armerina. È sepolto nella cattedrale della cittadina ennese. GIUSEPPE CIRRINCIONE (Bagheria 23/3/1863 – Roma 19/3/1929), medico oculista e politico. È stato deputato per il Partito Liberale dal 1919 al 1924 e senatore del Regno dal 1924 alla sua morte. In Parlamento si distinse nel campo dell’assistenza sanitaria sociale e propugnò l’istituzione del certificato medico prematrimoniale e si adoperò per la costruzione di acquedotti, orfanotrofi, centri di assistenza ai tracomatosi. Fu autore di numerosi studi sull’istologia, patologia e chirurgia oculare. Viene in particolare ricordato per i contributi recati alle tecniche di cheratoplastica e alla chirurgia delle vie lacrimali e dei tumori. ANDREA CIRRINCIONE (Palermo 1607/1683), studiò teologia, matematica e architettura; appartenne all’Ordine dei Domenicani predicatori. Dal 1640 alla sua morte diresse i lavori per la ricostruzione della chiesa di San Domenico a Palermo. FORTUNATO CIRRINCIONE (Palermo 1944/2008), attore; preso dalla strada è stato uno dei personaggi del cinema irriverente di Ciprì e Maresco. Diretto dai due registi, fra i suoi film vanno ricordati “Totò che visse due volte” (1998), “Il ritorno di Cagliostro”, la serie “I migliori nani della nostra vita”,“Cinico  TV”.

VITAGLIANO

(come Costantino Vitagliano, personaggio televisivo, ex modello e attore)

Vitagliano deriva dal cognomen latino Vitalianus, derivato, a sua volta, da vitalis (vitale), negli ambienti cristiani riferito alla vita eterna; si tratta quindi della cognominizzazione di nome personale del capostipite.
Vitagliano ha un grosso ceppo in Campania (nel napoletano, nell’avellinese e nel salernitano) e ceppi minori in Lombardia (milanese, varesotto, bresciano, mantovano) e in Lazio (Roma e dintorni); è noto, inoltre in Piemonte, Sicilia, Puglia, Emilia-Romagna e altre regioni italiane.  In Sicilia è attestato solo nel catanese (Catania, Scordia, Tremestieri Etneo, Zafferana Etnea, Calatabiano, Viagrande, ecc.), nel palermitano (Palermo, Capaci, ecc.), nel siracusano (Siracusa, Lentini, ecc.), nel messinese (Messina).

Riferimenti storici e personaggi. Le radici della famiglia Vitagliano sono in Tramonti, illustre contrada del  ducato di Amalfi di cui ne partecipò le glorie, le vicende e le sciagure. È provato che molte illustri famiglie di Tramonti si trasferirono dal XV al XVII secolo in Puglia, in Napoli, Nocera, Cava ecc., ove occuparono onorevoli cariche e magistratura. Tra queste famiglie è degna di novero la Vitagliano, che fu divisa in più rami (cfr. nobilinapoletani.it). COSTANTINO VITAGLIANO (Milano 10/6/1974), personaggio televisivo, ex modello e attore. Di origine campana, è diventato un volto noto nel mondo dello spettacolo in particolare per la sua partecipazione, nel 2003, a “Uomini e donne”, trasmissione TV pomeridiana di Canale 5 condotta da Maria De Filippi. Prima aveva lavorato come barista, cubista, spogliarellista, valletto TV, cantante e modello per Versace e Armani. GIOACCHINO VITAGLIANO (Palermo 1669/1739), scultore in marmo e di figure in stucco in stile barocco. Cognato di Giacomo Serpotta (Palermo 1656/1732), tradusse in marmo numerose sue sculture per varie chiese di Palermo. È stato uno dei migliori scultori del Settecento siciliano; realizzò, fra l’altro, la fontana del Garraffo, nel 1698 su disegno dell’architetto Paolo Amato (1634/1714), posta in Piazza Marina a Palermo. Si ritiene che Gioacchino Vitagliano sia il padre di NICOLO’ e VINCENZO VITAGLIANO, scultori; Vincenzo è autore della scultura in marmo raffigurante Santa Rosalia  posta nel Duomo di Palermo. GIOVANNI ANDREA VITAGLIANO (Longone, Isola d’Elba 23/7/761 – Napoli 20/7/1799), orologiaio, patriota, rivoluzionario. Nel 1793 aderì alla Società Patriottica Napoletana, simpatizzante della Rivoluzione francese, e partecipò con il fratello Vincenzo alla congiura per rovesciare la monarchia borbonica. Scoperta la congiura, per evitare l’arresto, fuggì esule a Genova. Ritornato a Napoli assieme al generale francese Championnet, protagonista in Italia della difesa della Repubblica Romana e della nascita di quella napoletana, fece parte della Municipalità durante il governo provvisorio della Repubblica Partenopea. Fallito quel tentativo e riconquistata Napoli da parte delle truppe sanfediste, Andrea, fu catturato insieme a tutti gli altri rivoluzionari, e il 20/7/1799, fu impiccato.

SCIMONELLI

(come Ignazio Scimonelli, giureconsulto e poeta in lingua siciliana)

Scimonelli, cognome rarissimo, deriva da una modificazione del nome personale Simone, a sua volta originato dal nome biblico “Shimeon” (dal verbo “shama”, ascoltare) con il significato di “Dio ha ascoltato (la mia voce)”. Scimonelli ha il ceppo più consistente in Sicilia ed è noto nel trapanese (Partanna, Santa Ninfa, Marsala, Salaparuta, Castelvetrano, Trapani), nel palermitano (Petralia Soprana, Isole delle Femmine, Partinico), nell’agrigentino (Montevago, Menfi), nel siracusano (Siracusa, Rosolini), nel catanese (Biancavilla, Paternò), nel nisseno (Niscemi), nel messinese (Messina); famiglie Scimonelli sono inoltre attestate in Lombardia, Lazio, Piemonte, Campania, Friuli-Venezia Giulia e in alcune altre regioni italiane.

Riferimenti storici e personaggi. IVAN SCIMONELLI (Siracusa 4/2/1988), velista, “Medaglia al valore atletico” del CONI 2013. Ha ottenuto numerosi successi mondiali ed europei, in particolare:
Oro e Argento nei campionati italiani – Italia CUP Riccione 2004 – laser radial / Argento nei campionati italiani – Juniores e Assoluto – Lago di Bracciano 2005 Sunfish / Oro nei campionati italiani Studentesco – Venezia 2007 – Laser Radial / Oro nei campionati italiani - OffShore Classe B 2016 – Altura / Oro campionati italiani -  OffShore Overail 2017 – Altura / Oro nei campionati europei – Europa Cup Juniores Lugano 2004 – Laser Radial /Oro negli europei – Studentesco Venezia 2007 – Laser Radial /Oro e Bronzo nei campionati mondiali Ancona 2013 – Altura. IGNAZIO SCIMONELLI (Palermo 14/2/1754 – Firenze 21/12/1831), giureconsulto e poeta. Come giurista fece parte, nel 1812, della commissione per la stesura di un nuovo codice penale; come avvocato penalista era conosciuto in tutt’Italia: morì a Firenze mentre difendeva in Corte d’Appello una famosa causa. Ma rimase famoso soprattutto per le sue opere letterarie e per la sua poesia in lingua siciliana. Le sue poesie vennero pubblicate per la prima volta nel 1826 ed un altro volume, “Poesie siciliane edite ed inedite”, fu pubblicato postumo nel 1877 per i tipi di G.B.Gaudiano. Tradusse le “Odi” e gli “Epodi” di Orazio, due “Idilli” di Teocrito; lasciò un poema in 9 canti, “Il diluvio universale”. Successe a Giovanni Meli alla presidenza dell’Accademia Siciliana la cui caratteristica precipua era il doversi parlare e scrivere soltanto in siciliano. Agostino Gallo lo definì “vate or tenero, or acre, ognor fecondo/ agli altri il primo, a Meli sol secondo”.
 

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