Cognomen omen

Cognomen omen

L'origine dei cognomi Scarpinato, Candiano, Fede e Abbadessa

Roberto Scarpinato

L'origine dei cognomi Scarpinato, Candiano, Fede e Abbadessa

Scarpinato 

(come Roberto Scarpinato, procuratore generale a Palermo)

Il cognome Scarpa è molto frequente nel Veneto, abbastanza noto in Campania, sporadico e raro nelle altre regioni italiane: più noti sono i cognomi da esso derivati o alterati: Scarpi, Scarpis, Scarpello, Scarpetta, Scarpellini, Scarpitta, Scarpulla, Scarparo, Scarpuzzi, Scarpinato; quest’ultimo, in particolare, potrebbe derivare da un soprannome di tipo professionale, dato cioè a chi svolgeva un certo mestiere, quello del calzolaio, o a chi aveva a che fare con le scarpe. Potrebbe, inoltre, avere origine dal termine “scarpanti”, nome che faceva riferimento ai frati che, a differenza degli scalzi, indossavano delle scarpe ai piedi. Scarpinato è diffuso in Sicilia, particolarmente nel Palermitano (Palermo, Giuliana, Polizzi Generosa, Campofiorito, Contessa Entellina, Ventimiglia di Sicilia, Bisacquino, Campofelice Roccella, Carini. ecc.), nell’Agrigentino (Villafranca Sicula, Ribera, Burgio, Favara), nel Nisseno (Gela, Vallelunga Pratameno, Caltanissetta), nel Catanese (Catania, Caltagirone), nell’Ennese (Enna), nel Trapanese (Campobello di Mazara): con piccoli nuclei è presente anche in Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Liguria, Emilia- Romagna, Lazio e altre regioni del centro-nord).

Riferimenti storici e personaggi. Scarpinato è antica e nobile famiglia della Lombardia: le prime sue memorie in Milano risalgono al tempo di Federico II (come riferisce il Margio Paolo nella sua opera “Nobiltà di Milano”, stampata in sei libri a Milano nel 1595).  ROBERTO SCARPINATO (Caltanissetta 14/1/1952), magistrato, dal febbraio 2013 Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Palermo dopo essere stato Procuratore Generale a Caltanissetta (2010/2013). Dal 2005 al 2010 ha diretto i Dipartimenti di Mafia-
economia e Criminalità economica. Nel 2008 ha pubblicato “Il ritorno del principe”, libro intervista scritto in collaborazione con il cronista di mafia Andrea Lodato: è autore di numerose pubblicazioni e collabora con Micromega, la rivista di filosofia e politica diretta da Paolo Flores d’Arcais. Dal 1989 al 1992 Scarpinato fa fatto parte, insieme a Falcone, del pool antimafia: tra le sue numerose inchieste figurano quelle sugli omicidi di Salvo Lima, Pier Santi Mattarella, Pio La Torre, Michele Reina e Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ha rappresentato la pubblica accusa nel processo a Giulio Andreotti, ha condotto indagini sul rapporto mafia-massoneria, sulla trattativa Stato-Cosa Nostra, sui rapporti fra mafia e economia, sul progetto di eversione dell’ordine democratico sottostante alle stragi del 1992 e del 1993. FRANCESCO SCARPINATO (Palermo 8/11/1840 – ivi 27/11/1895), pittore, docente di lingue (francese e inglese); fu fra i fondatori del Circolo Artistico di Palermo. Dipinse vedute e marine di Palermo e si dilettò di pittura ad olio: espose con successo a Venezia (1877), Torino (1880), Milano (1883) alla Mostra delle Belle Arti, Roma (1883), Torino (1884), Livorno (1886), Venezia (1887). Sue opere sono visibili presso la Civica Galleria “Empedocle Restivo” di Palermo.

Candiano

(come Carmelo Candiano, pittore e scultore di Scicli)

Candiano è cognome etnico originato da Candia, città greca dell’isola di Creta; vale per “proveniente da Candia”, sede originaria del capostipite. Il cognome, poco più di 200 famiglie in Italia, è diffuso soprattutto in Sicilia, nel ragusano (Modica, Vittoria, Scicli, Pozzallo, Ragusa, Ispica, Comiso), nel Siracusano (Pachino, Rosolini, Siracusa, Porto Palo di Capo Passero, Avola) e, con poche presenze, anche nell’Agrigentino (Licata, Agrigento, Canicattì), nel nisseno (Riesi, Gela), nel Catanese (Aci Castello, Catania), nel Messinese (Messina), nel Trapanese (Pantelleria). Alcune famiglie Candiano sono presenti anche in Lombardia, Lazio, Emilia- Romagna, Calabria, Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto. Varianti di Candiano: Candiani, Candian. 

Riferimenti storici e personaggi. Si tratta di un’antica famiglia di  Candiano, località del padovano che si stabilì in Venezia e diede alla città cinque dogi: Pietro I, 16^ doge di Venezia; il suo governo durò cinque mesi(887/888) durante i quali guerreggiò con i corsari della Dalmazia e fu ucciso in battaglia navale; Pietro II (doge dal 931 al 939); Pietro III (dal 942 al 959); Pietro IV (dal 958 al 976); Vitale Candiano (978/979). VINCENZO CANDIANO (Scicli 1/11/1979), chef di cucina. Cresciuto tra Donnalucata, Modica e Ragusa, dal 2002 è alla guida del ristorante locanda “Don Serafino”, dei fratelli Antonio e Giuseppe La Rosa di Ragusa Ibla. La sua cucina si nutre dei sapori e dei ricordi della cucina siciliana ed in particolare della cucina iblea con ingredienti tradizionali, pomodoro, agrumi, erbe e spezie della sua terra. Vincenzo Candiano nel 2007 vince il concorso “Giovani Chef Emergenti del Sud Italia, e la prima stella Michelin, la seconda stella Michelin arriva nel 2013; Vincenzo è partner di associazioni legate al panorama gourmet italiano ed internazionale quali “Le Soste”, Chic (Charming Italian Chef), Le Soste di Ulisse e, dal 2016, ambasciatore dell’Accademia Italiana Gastronomia Storica. CARMELO CANDIANO (Scicli 28/9/1951), pittore e scultore. Da Siracusa, dove frequenta un corso di scultura presso l’Istituto d’arte, nel 1971, si trasferisce a Firenze dove frequenta l’Accademia del Belle Arti, nel 1973 a Venezia frequenta i corsi di Alberto Viani. Nella città lagunare rimane otto anni lavorando per il teatro con un gruppo di amici. Ritornato a Scicli nel 1980 si inserisce nel gruppo che aveva dato vita al Movimento “Vitaliano Brancati” e a Il Giornale di Scicli, e conosce e si confronta con pittori come Piero Guccione, Sonia Alvarez, Franco Sarnari. Arrivano le prime mostre: una collettiva a Palermo, insieme ad Alvarez, Guccione, Polizzi, Sarnari; prima personale alla Biclioteca Comunale di Scicli, poi Ragusa, Donnalucata, Mesola (Ferrara), su invito di Vittorio Sgarbi, Galleria Basile di Palermo, Villa Aldrovandi Mazzacorati di Bologna, Galleria “Il Narciso” di Roma (dove espone disegni e sculture. Poi è un susseguirsi di mostre, personali e collettive, soprattutto con il “Gruppo di Scicli”. Nel suo studio, posto su una collina della campagna iblea, Carmelo lavora con la pietra “pece” (pietra di tipo calcareo misto a bitume presente nella cava di Castelluccio di Scicli.

Fede

(come Emilio Fede, giornalista, scrittore, politico)

Fede deriva dalla cognominizzazione di un antico nome che veniva imposto alle figlie dei primi cristiani in ricordo di una delle virtù dal significato molto evidente. Il termine deriva dal latino “fidere”, che significa, appunto “fidarsi”; in greco πιστις (pistis) = colui che ha fiducia, che confida, che si affida. Fede era anche una divinità della mitologia romana, dea della lealtà. Fede potrebbe essere anche un'apocope (parola contratta) di nomi come Federico o Federica. Cognome diffuso in circa 180 comuni italiani, tipico della Sicilia sud orientale poi diramatosi in varie regioni come Lazio, Marche, Lombardia, Campania, Piemonte, Puglia, ecc. In Sicilia è presente in tutte le province,
in particolare nel Siracusano (Siracusa, Francofonte, Rosolini, Canicattini Bagni, Melilli, Augusta, Avola, Pachino, ecc.), nel Ragusano (Modica, Pozzallo, Scicli, Vittoria, Ispica, Ragusa, ecc.), nell'Agrigentino (Porto Empedocle, Naro, Canicattì, Palma di Montechiaro; Cattolica Eraclea, Agrigento, ecc.), nel Catanese (Catania, Santa Agata Li Battiati, Aci Castello, Licodia Eubea, ecc.), nel messinese (Messina, Pace del Mela, Spadafora, ecc.), nel Palermitano (Palermo, Termini Imerese, Caccamo, ecc.). 

Riferimenti storici e personaggi – (Di) Fede è una antica famiglia, iscritta nel Libro d'Oro della nobiltà italiana e nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922; ebbe dimora a Gela e Vizzini. Fra i suoi rappresentanti viene ricordato un Giovanni Di Fede che nel 1898/99 ottenne il titolo di marchese per sé e per gli eredi primogeniti. EMILIO FEDE (Barcellona Pozzo di Gotto 24/6/1931) – giornalista, scrittore, politico; giovanissimo inizia la sua attività collaborando con il Momento-Il Mattino di Roma e con la Gazzetta del Popolo di Torino, dove diventa inviato speciale. Poi passa alla RAI dove inizia una nuova avventura giornalistica: è inviato speciale in Africa dove per otto anni realizza servizi in oltre 40 paesi; lavora con Sergio Zavoli nella redazione del TV7, settimanale di approfondimento del TG1. Dal 1976 è per cinque anni conduttore del TG1, poi lo dirige per due anni. Passato alla Fininvest-Mediaset, dirige Videonews, Studio Aperto e, fino al 2011, TG4. In quell’anno interrompe il contratto con Mediaset per cause giudiziarie; viene prima indagato e quindi rinviato a giudizio, insieme a Silvio Berlusconi, Lele Mora e Nicole Minetti, nell'ambito del caso Ruby. Nel luglio del 2013, a conclusione del processo Ruby, viene condannato dal Tribunale di Milano a 7 anni di reclusione e all'interdizione a vita dai pubblici uffici. Nel 2018 la Corte d’Appello riduce la sua condanna a 4 anni e sette mesi e Fede va agli arresti domiciliari. Nel giugno scorso viene arrestato di nuovo per evasione degli arresti domiciliari.

Abbadessa

(come Emanuela Abbadessa, scrittrice e saggista)

Abbadessa è generato dalla cognominizzazione del titolo delle superiore dei monasteri autonomi di monache; femminile del termine “abate”, proveniente dall’ebreo-aramaico “ābā” che significa “padre, capo”, in questo caso “madre, badessa”. È un cognome diffuso soprattutto in Sicilia e in Puglia, con piccole diramazioni nel Lazio, Campania, Piemonte, Lombardia, Liguria, Calabria. In Sicilia è più frequente nel Catanese (Misterbianco, Catania, Camporotondo Etneo, Nicolosi, Viagrande, Caltagirone, Gravina di Catania, ecc.), nel Messinese (Messina, Tortorici, Novara di Sicilia, Capo d’Orlando, Patti, ecc.), nel Palermitano (Palermo, Termini Imerese, Santa Flavia, Cefalù, ecc.).

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Riferimenti storici e personaggi. Abbadessa fu antica famiglia feudataria aggregata al primo ordine civico di San Severino Marche e decorata del titolo di duca nel 1825; un altro ramo, antica e nobile famiglia fiorentina, ricorda il Mugnos, venne a Palermo sotto Federico III (1609/1670), re di Danimarca, figlio di Cristiano IV. GIUSEPPE ABBADESSA (Francavilla Fontana, BR, 15/3/1915 – 16/1/1980), avvocato, senatore della Repubblica Italiana nella VII Legislatura (1976/1979), iscritto al Gruppo Movimento Sociale Italiano –
Destra Nazionale e dal 1977 al 1979, al Gruppo Misto. FRANCESCO ABBADESSA (Palermo 15/12/1869 – 2/4/1954), ragioniere, scacchista attivo per vari anni dal 1891 al 1942. Giocatore a tavolino, vinse il 1^ Torneo organizzato dalla Gazzetta del Popolo della domenica e sostenne una sfida contro Vittorio Torre di Torino, nel 1895 campione italiano di scacchi. Abbadessa fu problemista, solutore di problemi pubblicati sul Giornale di Sicilia, fondatore e direttore dell’Eco degli scacchi, redattore di rubriche scacchistiche. Fu socio fondatore, segretario e presidente del Circolo scacchistico del Club Alpino Siciliano e socio dell’Accademia scacchistica palermitana. SALVATORE ABBADESSA (Palermo 13/11/1872 – 22/2/1960), economista, professore incaricato di economia bancaria presso l’Università di Palermo dal 1930. Divenne direttore del Banco di Sicilia e fu tra i soci fondatori della Biblioteca filosofica di Palermo dove intervenne attivamente affrontando le tematiche: “Intorno alle crisi economiche e alla loro prevedibilità” (1928), “Introduzione alla critica dei concetti di capitali e di credito” (1929), “Critica ai concetti di capitali e di credito” (1929), “Credito e industrie” (1931). PIETRO ABBADESSA, pittore catanese del secolo XVII, pare allievo del pittore Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio; di lui si conserva a Catania, nella chiesa di San Giuliano in via Crociferi, una tela raffigurante Sant’Antonio Abate del 1643 e, nel quarto altare della Cattedrale di Sant’Agata, una Sacra Famiglia. EMANUELA ABBADESSA (Catania 4/8/1964), scrittrice e saggista; con il suo romanzo d’esordio “Capo Scirocco” ha vinto il “Premio Rapallo-Carige per la Donna Scrittrice”, nel 2013, il Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba R. Brignetti”, ed è stata finalista al “Premio Alassio Centolibri – Un autore per l’Europa” e al “Premio Letterario città di Rieti”. Dal 2002 al 2005 ha insegnato Storia della Musica all’Università di Catania: poi si è traferita a Savona dove vive e lavora. Ha scritto una settantina di saggi di argomento musicologico, e ha scritto per quotidiani e periodici; ha collaborato con il Teatro Massimo Bellini
di Catania. Scrive per Repubblica (edizione Palermo), per il Web magazine Midnight e per Notabilis.
 

Cognomen omen

Etimologia, origine, significato, diffusione dei cognomi a livello provinciale e regionale: fenomeni migratori. Collegamenti e riferimenti storici sulle famiglie nobili siciliane, tradizioni popolari, personaggi del mondo della cultura, della politica, dell’arte, della cronaca. “Nomen omen”, locuzione latina che significa “un nome, un destino” o “il destino nel nome”: per i Romani nel nome della persona era indicato il suo destino, appunto “I cognomi come brand”, “marchio” che ti accompagna per tutta la vita, insieme dei valori che nel tempo le generazioni hanno costruito.

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