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Martedì, 17 Maggio 2022
Cognomen omen

Opinioni

Cognomen omen

A cura di Francesco Miranda

L'origine dei cognomi Renna, Lo Piccolo, Licata e Merlo

Etimologia, origine, significato, diffusione dei cognomi a livello provinciale e regionale: fenomeni migratori. Collegamenti e riferimenti storici sulle famiglie nobili siciliane, tradizioni popolari, personaggi del mondo della cultura, della politica, dell’arte, della cronaca. “Nomen omen”, locuzione latina che significa “un nome, un destino” o “il destino nel nome”: per i Romani nel nome della persona era indicato il suo destino, appunto “I cognomi come brand”, “marchio” che ti accompagna per tutta la vita, insieme dei valori che nel tempo le generazioni hanno costruito.

L'origine dei cognomi Renna, Lo Piccolo, Licata, Merlo, dal blog Cognomen omen di Francesco Miranda

Renna

(come Luigi Renna, arcivescovo metropolita di Catania)
Il cognome Renna ha origine, probabilmente, da una variazione, conseguente a fenomeni di fonetica dialettale e/o ad errori di traduzione manoscritta, del nome greco Rhendes, appartenuto ad un ancora oggi, ignoto capostipite. Potrebbe derivare, inoltre, da toponimi come contrada Renna nelle province di Brindisi, Ragusa, Siracusa, selva Renna in provincia di Avellino, o altri. Famiglie Renna sono note soprattutto nel Palermitano (Palermo, Caltavuturo, San Giuseppe Jato, Carini, Misilmeri, San Cipirello, Monreale, Collesano, Casteldaccia, Trabia, Termini Imerese, ecc.), nel Trapanese (Castellammare del Golfo, Partanna, Castelvetrano, Trapani, San Vito Lo Capo, Valderice, ecc.), nell’Agrigentino (Siculiana, Sambuca di Sicilia, Cianciana, Villafranca Sicula, Cammarata, ecc.), nel Messinese (Messina, Santo Stefano di Camastra, Milazzo, Mistretta, Mandanici, ecc.), ed anche nel Nisseno (Niscemi, Sommatino, Gela), nel Ragusano (Vittoria, Ragusa, Pozzallo), nel siracusano (Lentini, Francofonte, Carlentini). Renna, presente maggiormente in Puglia e in Sicilia, è diffuso anche in Campania, Lombardia, Piemonte, Lazio, Basilicata, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e in altre regioni italiane.

Riferimenti storici e personaggi. Renna è un antico casato pugliese fregiato del cavalierato in seguito alla partecipazione, sotto i vessilli aragonesi, di un Felice Renna alla guerra d’Otranto contro gli ottomani, nel 1480. Altri personaggi resero illustre il casato, come Giuseppe Renna, giustiziere di Bari nel 1492, o Giacomo Renna, dottore “utroque iure”, vivente a Lecce nel 1521, o Antonio Renna, architetto, che nel 1524 diresse la costruzione del castello di Caprarica (Lecce). Luigi Renna (Corato, Bari 23/1/1966), arcivescovo eletto di Catania: prenderà possesso canonico dell’arcidiocesi il 19 febbraio 2022. Succede a Salvatore Gristina, dimessosi per raggiunti limiti di età. Monsignore Renna è stato rettore del Pontificio seminario regionale pugliese “Pio IX” (2009/2015), vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano (2015/2022), amministratore apostolico di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo (2018/2019), segretario della Conferenza episcopale pugliese (2018/2022), docente di teologia morale presso la Facoltà teologica pugliese (1999/2016). Insieme alla carica di arcivescovo metropolita di Catania, monsignore Renna conserva quella di amministratore diocesano di Cerignola-Ascoli Satriano. Agostino Renna (Andretta, Avellino 5/9/1937 - Napoli 13/1/1988), architetto; ebbe un importante ruolo e importanti incarichi nel dopo terremoto dell’Irpinia del 1980 che colpì la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale. Elaborò, insieme a Giorgio Grassi il progetto di ricostruzione di Teora, in provincia di Avellino e lavorò per il progetto del nuovo quartiere di Monteruscello a Pozzuoli. Collaborò alla didattica nella facoltà di Architettura di Napoli e in quella di Pescara e partecipò, con Rossi e con Giorgio Grassi al “Gruppo composizione architettonica” della Facoltà di Pescara, che si rifaceva alla cosiddetta Architettura Razionale e trattava “esperimenti nei quali, accanto a pezzi della città storica, venivano fatti reagire come elementi chimici pezzi della città contemporanea e monumenti riletti attraverso il linguaggio architettonico razionalista”. Francesco Renna (Avellino 5/1/1987), cantautore, chitarrista, musicista. È stato fra i primi protagonisti della Playlist “Fai volare la tua musica”, iniziativa realizzata in partnership da Alitalia, Siae e Rocko per promuovere la musica italiana a bordo dei voli del vettore nazionale.

Lo Piccolo

(come Giuseppe Lo Piccolo, attore di teatro, cinema, TV)
L’origine di Lo Piccolo va ricercata nella cognominizzazione di soprannomi dati in relazione alla statura bassa, piccola, del capostipite e alla sua corporatura esile. Potrebbe derivare da soprannomi affettivi formatisi dalle voci meridionali “piccino”, “piccin” e varianti diverse, per indicare il “piccolo” della fratrìa. Potrebbe, inoltre, derivare dall’essere, il capostipite, un “piccolus”, cioè un soldato portatore di “picca” (arma usata nel tardo latino). Il cognome ha molte varianti: Del Piccolo, Piccolo, Piccolini, Piccola, Piccolella.

La Piccolo è un cognome prettamente siciliano, diffuso nel Palermitano (Palermo, Carini, Balestrate, Marineo, Monreale, Terrasini, Giardinello, Torretta, Corleone, Montelepre, Cinisi, San Cipirello, Pollina, Isola delle Femmine, ecc.) ed anche nell’Agrigentino (Licata, Agrigento, Palma di Montechiaro, Sciacca, Burgio, ecc.), nel Trapanese (Mazara del Vallo, Castelvetrano, Erice, Alcamo, ecc.), nel Catanese (Catania, Riposto, San Gregorio di Catania, ecc.), nel Messinese (Messina, Capri Leone, Caronia, ecc.). Famiglie Lo Piccolo sono sparse, qua e là, in alcune regioni italiane, come Lombardia, Piemonte, Lazio, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto.

Riferimenti storici e personaggi. Lopiccolo fu un’antica famiglia messinese resa illustre da un Agostino che, nel 1787, venne iscritto fra i nobili messinesi e, nel 1797, ottenne la concessione del titolo di marchese e fu senatore nobile in Messina nel biennio 1798/99, Probabile diramazione della famiglia di Messina fu la famiglia Lopiccolo di Naso: qui un Giovan Vito fu proconservatore nel 1687. Illustri discendenti della famiglia parteciparono alla difesa del regno delle Due Sicilie contro l’invasione piemontese del 1860/61. Giuseppe Lo Piccolo (Palermo 19/11/1986), attore versatile: il suo viso, la mimica del corpo e quella facciale, gli permettono di interpretare ruoli più disparati e di riscuotere grande successo fra il pubblico e la critica. Ha una formazione artistica di tutto rispetto che comprende, oltre al diploma di attore presso l’Accademia Internazionale del Teatro di Roma, anche lo studio dell’arte poetica del mimo e del clown teatrale con illustri maestri come Sandro Dieli e il francese Emmanuel Gallot Lavallée. È stato impegnato in numerose produzioni cinematografiche e televisive, fa cui: “La befana vien di notte”, dove recita a fianco di Paola Cortellesi (2017); “The Catch 22”, serie per Sky, sei puntate con la regia di George Clooney (2018/2019); film “Stranizza d’amuri” con la regia di Beppe Fiorello (2021); “The Bad Guy”, con la regia di G. Stasi e G. Fontana (2021); “Màkari”, con la regia di Michele Soavi (2020) e tanti altri. Maurizio Lo Piccolo (Palermo), basso, baritono; ha studiato con Magda Olivero, Enzo Dara, Simone Alaimo e Roberto Coviello. Dopo aver debuttato nel 1997 in “Der Rosenkavalier” di Strauss per la riapertura del Teatro Massimo di Palermo, mantiene con il teatro della sua città un rapporto di proficua collaborazione interpretando molte altre opere. Ha debuttato a livello internazionale al Festival d’Art Lyrique di Aix-en Provence come Don Magnifico ne “La Cenerentola”. Nel 2003 ha vinto il Premio della Giuria e il Premio Speciale del pubblico al Concorso Internazionale di Canto lirico “Rocca delle Macìe”. È apparso, poi nei principali teatri d’opera di tutto il mondo, cantando importanti ruoli di Mozart e Rossini e collaborando con illustri direttori. 

Licata

(come Giancarlo Licata, giornalista professionista, già caporedattore della sede Rai Sicilia
Questo cognome deriva dal toponimo Licata, comune in provincia di Agrigento, il cui nome, nel passato ha subito diverse variazioni: Alukatos, Limpiadum, Limpiados, Lecatam, Cathal, Katta, Licatam, Leocata, Alicata, secondo le varie provenienze. Licata, inoltre, potrebbe risalire al termine greco “leukàs” e significare “assenzio”, o al termine greco Alykas, che significa “salsa, salata” (perché vicina al fiume Salso). Licata è cognome comune in Sicilia, diffuso soprattutto nell’Agrigentino (Licata, Sciacca, Agrigento, Favara, Aragona, Ribera, Casteltermini, Canicattì, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Naro, Realmonte, San Biagio Platani, ecc.), nel Nisseno (Gela, Montedoro, Sommatino, Sutera, Vallelunga Pratameno, Bompensiere, Serradifalco, Niscemi, Riesi, ecc.), nel Palermitano (Palermo, Lercara Friddi, San Cipirello, Petralia Sottana, Camporeale, Terrasini, San Giuseppe Jato, Termini Imerese, Carini, Monreale, Castronovo di Sicilia, ecc.), nel Trapanese (Campobello di Mazara, Trapani, Erice, ecc.), nel Catanese (Catania, Palagonia, Tremestieri Etneo, Trecastagni, Gravina di Catania, Aci Catena, ecc.); con nuclei meno consistenti è presente anche in Lombardia, Piemonte, Lazio, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, ecc.

Riferimenti storici e personaggi. Licata è antica e nobile famiglia di Malta; in quest’isola nel 1404 ebbero le cariche di giurato Frabimeo e Franchino de Licata; un Vituzzo Licata fu regio segretario e possedette il beneficio di jus patronato. La famiglia arrivò in Sicilia con un Filippo Licata che sposò una Laurelia Lorefice di nobile famiglia (Mugnos). Giancarlo Licata (Palermo 31/5/1953), giornalista professionista, capo redattore della sede Rai Sicilia dal 1994 al 2001, poi direttore di Rai Med, primo canale pubblico occidentale a trasmettere in lingua nazionale e in arabo; per 18 anni responsabile italiano della coproduzione italo-francese Mediterraneo, quest’anno al 22^ ciclo. Scrittore, ha pubblicato “Una rondine fa primavera”, saggio sugli ultimi 30 anni di storia politica e criminale di Palermo. Nel 2012 era stato insignito dal presidente Giorgio Napolitano del titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica. Giuseppe Licata (Sciacca 1851/1906), scrittore e politico. Nel secondo Ottocento fu fra gli studiosi e promotori delle possibilità economiche locali. Fra i suoi scritti si ricorda “Sciacca e le terme selinuntine”. Fu sindaco di Sciacca e deputato del Regno negli anni 1892/1897 e 1900/1906. Francesco Licata (Catania 1844/1882), scultore. Abbandonata la professione di stagnino, si diede alla scultura seguendo l’insegnamento di Vincenzo Vela. Si recò a Milano e, poi, a Napoli, per qualche anno. Ritornato a Catania, eseguì i busti di Caronda, Domenico Tempio, Antonio De Branca e del principe Ignazio Biscari, posti nel Viale degli uomini illustri nel Giardino Bellini. Realizzò anche il monumento a Giuseppe Mazzini. Morì improvvisamente a 38 anni mentre, incaricato dal municipio, ricollocava la testa e la mano destra alla Cerere di Giuseppe Orlando nella fontana collocata in piazza Cavour (il Borgo). Il restauro dell’opera fu completato dal figlio Epifanio. Riccardo Licata (Torino 20/12/1929 - Venezia 19/2/2014), pittore e mosaicista, incisore; studiò a Venezia e a Parigi. Fu autore di mosaici, arazzi e vetri dipinti.  Dal 1962 insegnò all’Accademia di Belle Arti di Parigi. Licata ha curato, fra l’altro, la scenografia teatrale di Medea (Treviso 1978) e del balletto Ichspartung di Gino Marotta (Venezia 1980). Sue opere si trovano presso Musei d’Arte Moderna di Venezia, Milano, Mulhouse, Alessandria, Roma, Torino, Varsavia, Vienna, New York, San Paolo del Brasile; suoi grandi mosaici sono installati in spazi pubblici di varie città italiane e francesi.

Merlo

(come Pietro Merlo, glottologo, critico letterario, accademico)
Merlo deriva probabilmente dalla cognominizzazione di soprannomi, tratti dal nome di un noto uccello, il merlo, e legati a caratteristiche personali intrinseche con valenze semantiche opposte, una nel senso di personaggio “sciocco, ingenuo, sprovveduto”, l’altra di tipo “furbo, scaltro, astuto”, di “chi si finge sciocco” per convenienza. Le varianti diminutive Merlini, Merlino, Merlini, ed altre, portano ad una derivazione diretta dal nome del famoso mago Merlino, personaggio di primo piano nella letteratura epica cavalleresca bretone, protagonista nei romanzi di Re Artù. Non è escluso, inoltre una derivazione del cognome Merlo da toponimi quali Castelletto Merli (in provincia di Alessandria), Montemerlo (frazione del comune di Cervarese Santa Croce, PD), Merlino (in provincia di Lodi). Il cognome Merlo è presente in tutto il nord Italia, con ceppi più consistenti in Piemonte, Lombardia e Veneto e nuclei rilevanti in Liguria, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Calabria. In Sicilia è diffuso soprattutto nel Messinese (Gioiosa Marea, Patti, Messina, Santo Stefano di Camastra, Acquedolci, Montagnareale, Lipari, Caronia, Piraino, Rometta, ecc.), nel Catanese (Biancavilla, Vizzini, Catania, Giarre, San Giovanni La Punta, Sant’Agata Li Battiati, ecc.), nel Palermitano (Palermo, Misilmeri, Roccamena, Cefalù, ecc.), nell’Agrigentino (Ravanusa, Burgio, Sambuca di Sicilia, Campobello di Licata, Licata, Ribera, Villafranca Sicula, ecc.), nel Siracusano (Buccheri, Francofonte, Siracusa, ecc.).

Riferimenti storici e personaggi. Merlo fu antica e nobile famiglia siciliana, originaria dalla Spagna: ebbe dimora a Palermo ed i titoli di principi di Patti, barone di Tripi, barone di Tagliavia, marchese di Santa Elisabetta, nobile dei baroni di Tagliavia. Venne in Sicilia in due periodi diversi: il primo con Enrico nel 1371, con Filippo castellano di Catania nel 1425 e con Blasco “regio familiare”; il secondo con Carillo de Merlo, capitano di 200 fanti spagnoli, che rivestì incarichi importanti in Sicilia stabilendosi definitivamente in Palermo nel 1500. Pietro Merlo (Torino 15/11/1850-Luino 13/10/1888), glottologo, critico letterario, accademico. Docente nei licei, prima, professore di Grammatica greca e latina alla Scuola di Magistero dell’Università di Napoli dal 1877 al 1881, poi di Storia comparata delle lingue classiche e neolatine, e, dal 1884 anche di Lingua sanscrita all’Università di Pavia fino alla morte, nel 1888, in un incidente alpinistico. Tutti i suoi scritti furono raccolti nei “Saggi glottologici e letterari”, 2 voll. Hoepli, Milano 1890. Clemente Merlo (Napoli 2/5/1879-Milano 13/10/10/1960) linguista, glottologo e accademico, figlio di Pietro Merlo. È noto per essere stato “il più grande dialettologo del primo Novecento”. Dal 1908 tenne la cattedra di dialettologia presso l’Università di Pisa e dal 1900 pubblicò i suoi lavori più importanti e più celebri, che hanno dato prestigio anche ai dialetti fino ad allora poco noti e risolti nei dialetti vicini entro distinzioni storico-politiche piuttosto che entro distinzioni glottologiche. Antonio Ricardo Merlo (Buenos Aires 25/5/1962), imprenditore, docente universitario, giornalista, senatore della Repubblica Italiana eletto nel 2018 nella circoscrizione estera dell’America Meridionale: è titolare della cittadinanza italiana “iure sanguinis”. Dal 12/6/2018 al 13/2/2021 è stato sottosegretario di Stato al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Nelle XV-XVI e XVII legislatura era stato deputato nazionale. Nel 2007 ha fondato il Argentina il Maie, Movimento associativo italiani all’estero, autonomo dai partiti politici italiani, sorto con l’obiettivo di “promuovere l’identità degli Italiani all’Estero e difendere i diritti loro e dei loro discendenti che oggi vivono fuori dell’Italia”. Giorgio Merlo (Cavour 9/7/1960). Laurea in lettere moderne, giornalista professionista Rai, deputato nazionale nelle XIII-XIV-XV-XVI legislature, gruppo Partito Democratico. Sindaco di Pragelato (Torino), è fondatore del Movimento politico-culturale “Rete Bianca”. Autore di molti libri di carattere politico e culturale, fra cui: “Settegiorni”, rivista anticonformista, “Popolare nell’Ulivo”, “Tempo di Centro”, “Margherita oltre il partito”, ed altri, collabora da anni con varie testate e riviste locali e nazionali per riaffermare la presenza politica e culturale dei cattolici democratici e del popolarismo di ispirazione cristiana. Nel dicembre del 2021 è diventato presidente nazionale di “Noi di centro”, contenitore politico di matrice neodemocristiana lanciato da Clemente Mastella, sindaco di Benevento.
 

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