Cognomen omen

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Cognomen omen

A cura di Francesco Miranda

L'origine dei cognomi: Mancini, Giganti, Latino e Maiolino

L'origine dei cognomi Mancini, Giganti, Latino, Maiolino.

Mancini

(come Roberto Mancini, commissario tecnico della nazionale italiana)
Mancini è uno dei cognomi più diffusi in Italia. Deriva da soprannome legato alla caratteristica del capostipite di usare naturalmente la mano sinistra con più forza, abilità e sicurezza della destra. Il termine proviene dall’aggettivo latino mancus-manca-mancum, con il significato di “debole, imperfetto”. Mancini è poco noto in Sicilia ma ha ceppi molto consistenti in Lazio, Toscana, Marche, abbastanza consistenti in Emilia-Romagna, Puglia, Lombardia, Abruzzo, Piemonte, Liguria, Molise, Calabria: è noto nelle altre regioni italiane. Nella nostra regione è attestato nel catanese (Catania, Acireale, Giarre, Mascalucia, San Giovanni La Punta, Aci Castello, Randazzo, Pedara), nel messinese (Messina, Patti, Milazzo, Francavilla di Sicilia, Giardini Naxos, Sant’Alessio Siculo), nel palermitano (Palermo, Misilmeri, Terrasini, Casteldaccia), nell’agrigentino (Licata, Agrigento), nel nisseno (Gela, San Cataldo), nel ragusano (Ragusa, Comiso), nel siracusano (Rosolini, Augusta), nel trapanese (Marsala).
Riferimenti storici e personaggi. I Mancini sono una famiglia nobile originaria di Roma: ricevettero numerosi feudi e titoli e si diramarono in varie regioni italiane e in Francia. Si ricordano il ramo di Napoli, il ramo di San Vittore, il ramo di Roma, di Nevers, di Sicilia. Quest’ultimo ebbe origine da Giacomo Mancini che nel 1256 si trasferì in Sicilia per sfuggire alle persecuzioni di Vitelleschi, tiranno di Roma. Da lui discesero i baroni di Tardello, Tumminii e Ogliastro; il ramo si estinse nel XVI secolo. Sembra che un secondo ramo abbia avuto origine da Francesco Mancini, consanguineo del cardinale Giulio Mazzarino, che si trasferì a Catania nel XVII secolo come Procuratore Generale del principe Marco Colonna e della moglie Isabella Gioeni. La famiglia fiorì a Catania nei secoli successivi come testimoniato dalle citazioni ai Mancini nella toponomastica della città etnea; il ramo ancora fiorente porta il cognome Mancini de Lucij. Fra i tanti personaggi con cognome Mancini citiamo: ROBERTO MANCINI (Jesi 27/11/1964), ex calciatore italiano ruolo centrocampista, allenatore, commissario tecnico della nazionale italiana. Come giocatore è considerato uno dei migliori centrocampisti offensivi della storia del calcio italiano: ha conquistato sei volte la Coppa Italia, due Coppe delle Coppe, due scudetti, due Supercoppe italiane e una Supercoppa UEFA. Ritiratosi dal calcio giocato, ha intrapreso la carriera da allenatore, vincendo numerosi trofei. Dal 2018 è il commissario tecnico della nazionale italiana, agli Europei 2020/2021 ha guidato la Nazionale alla conquista del Campionato d’Europa. Con Gianluca Vialli ha scritto un libro: “La bella stagione”. GIUSEPPE FEDERICO MANCINI (Perugia 23/12/1927 – Bologna 21/7/1999), accademico, titolare della cattedra di diritto del lavoro nelle Università di Urbino, Bologna, Roma. Fu membro del Consiglio superiore della Magistratura (1976/1981) e, dal 1982, fino alla morte, membro della Corte di giustizia delle Comunità Europee. A suo nome sono stati istituiti due premi presso le Università di New South in Australia e di Harward negli Stati Uniti. GIAN GIUSEPPE MANCINI (Pietrasanta, Lucca 26/4/1881 – Milano 1/3/1954), scenografo, architetto, pittore. Fu un rappresentante dell’architettura ecclettica che si spinse fino alle soglie del modernismo. GIACOMO MANCINI (Bologna 20/7/1972), avvocato e politico, deputato della Repubblica Italiana nelle XIV e XV Legislature (dal 2001 al 2008) – Gruppo L’Ulivo; nipote di GIACOMO MANCINI (Cosenza 21/4/1910 – 8/4/2002), politico, esponente di primo piano del Partito Socialista Italiano di cui fu anche segretario. Quest’ultimo fu sindaco di Cosenza e deputato della Repubblica Italiana dalla prima alla decima Legislatura: fu più volte ministro. FRANCESCO MANCINI (Napoli 16/1/1672 – 22/9/1737), compositore e organista; la sua musica sacra fu molto popolare all’epoca ed ebbe una larga diffusione in tutta l’Europa.

Giganti

(come Ines Giganti Curella, deputata all’ARS nella prima legislatura e prima donna sindaco di Licata)
Gigante, e la variante Giganti, derivano da soprannome scherzoso per indicare una persona molto alta e imponente, corpulenta, di proporzioni gigantesche. La variante Giganti, in particolare, è maggiormente diffusa in Sicilia, Lombardia, Lazio, Basilicata, Piemonte, Toscana, Marche, Emilia-Romagna, Sardegna. Nell’isola è attestata nel palermitano (Palermo, Ciminna, Montemaggiore Belsito, Bagheria, Roccapalumba, Caccamo, Misilmeri, Montelepre, Trabia, Ustica, Termini Imerese, ecc.), nell’agrigentino (Palma di Montechiaro, Montevago, Agrigento, Licata, Sciacca, Canicattì, ecc.), nel trapanese (Castelvetrano, Erice, Trapani, ecc.), nel nisseno (Caltanissetta, Gela).
Riferimenti storici e personaggi. I Giganti di Roma ai primi del Cinquecento avevano dimora nel rione di Trevi, in piazza Sciarra; nelle finestre della facciata era scritto in lettere grandi: “Felix de Gigantibus”. Molti i personaggi provenienti da questa famiglia. INES GIGANTI CURELLA (Licata 6/10/1914 – 25/6/1982), docente di lettere presso il Liceo Classico “L. Linares” di Licata, dopo la guerra, nel 1947, fu eletta all’ARS nelle liste dalla Democrazia Cristiana: impegnata ad aiutare la gente, cercò di aiutare soprattutto le donne bisognose. Per questo suo agire venne soprannominata “democristiana del PCI”. Finita la legislatura, venne eletta al Consiglio comunale di Licata e ne divenne sindaco: la prima donna sindaco di Licata. In seguito fu per tanti anni presidente di un Istituto di Credito, la Banca Popolare Sant’Angelo di Licata, e riuscì a dare all’Istituto una funzione cooperativistica e popolare e, con una politica di espansione aziendale, una dimensione regionale. Nel 1954 venne insignita dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica per meriti sociali. Dal 1960 al 1961 fu componente della Consulta Provinciale di Agrigento e assessore alla Pubblica Istruzione. A lei sono intitolati una via di Licata e l’Istituto Tecnico per geometri della città. ANTONIO VINCENZO GIGANTI (Brindisi 5/2/1901 – Risiera di San Sabba 1944), antifascista e partigiano, Medaglia d’Oro al valore militare. Fuorturato dai nazifascisti e bruciato nel forno crematorio di Risiera di San Sabba, lager nazista situato nella città di Trieste e utilizzato come campo di detenzione di polizia (Polizeihaftlager), nonché per il transito o l’uccisione di detenuti, in prevalenza politici o ebrei. Antifascista per vocazione aveva partecipato al movimento sindacale degli edili e aveva organizzato nel 1923 lo sciopero contro il carovita. Era stato dirigente comunista e comandante partigiano. ANDREA GIGANTI (Trapani 1731 – Palermo 1787), architetto le cui opere segnarono il passaggio dal barocco al neoclassicismo. Fu attivo a Palermo dove costruì lo scalone di Palazzo Bonagia del duca di Casteldimirto, sito in via Alloro e considerato, ancora oggi, benché allo stato di rudere, una delle espressioni più notevoli dell’architettura civile settecentesca a Palermo. Sempre a Palermo operò interventi nel palazzo Valguarnera Gangi, dove creò il doppio scalone “a tenaglia” e le decorazioni del salone di rappresentanza (utilizzato poi nella scena del ballo del film “Il Gattopardo” di L. Visconti.), nella Villa Galletti e nella chiesa San Paolino dei Giardinieri. Fu attivo anche a Sciacca, nella chiesa del Carmine.

Latino

(come Giuseppe Latino, pittore e arredatore di interni)
Il cognome Latino dovrebbe derivare dal cognomen latino “Latinus” con il significato di “proveniente dal Lazio. I latini furono un popolo italico di lingua indoeuropea, storicamente stanziati nella seconda metà del secondo millennio A.C. lungo la costa tirrenica della penisola italica.
Latino è siciliano e pugliese, ma è diffuso anche in Lombardia, Piemonte, Lazio, Campania e, in consistenza minore, in Molise, Emilia-Toscana, Calabria. In Sicilia è attestato soprattutto nell’agrigentino (Aragona, Agrigento, Porto Empedocle, Ribera, Villafranca Sicula, Canicattì, Realmonte), nel palermitano (Palermo, Bisacquino, Contessa Entellina, Chiusa Sclafani, Santa Flavia, Bagheria, Borgetto, Partinico, Altofonte, ecc.), nel messinese (San Marco D’Alunzio, Messina, Torrenova, Furnari, Barcellona Pozzo di Gotto, Sant’Agata Militello, Santa Teresa Riva, ecc.), nel catanese (Catania, Paternò, Mirabella Imbaccari, Gravina di Catania, ecc.), nel ragusano (Vittoria, Comiso, Ispica, Santa Croce, Modica, ecc.), nel siracusano (Rosolini, Pachino, Augusta, noto, Porto Palo di Capo Passero, Solarino, ecc.).
Riferimenti storici e personaggi. GIUSEPPE LATINO (Vittoria 1966), pittore; dipinge con le mani, senza pennello; dipinge accompagnato dalle note musicali di vari artisti che lo ispirano al momento. Ha creato un progetto “Quando le note si colorano”, con coreografie uniche e con cui si presenta nelle piazze, in locali, eventi artistici vari, rendendo pubblico il suo modo di dipingere. A Luino, dove si è trasferito con la famiglia fa l’arredatore di interni trasformando ambienti disagiati in spazi accoglienti e ospitali. Le sue opere fanno da cornice agli ambienti che ha arredato. GIORGIA LATINI (Fabriano 28/4/1980), avvocato e politica; deputata della Repubblica Italiana in quota Lega. Eletta nelle elezioni politiche del marzo 2018, si è dimessa dalla carica perché nominata nel 2020 assessore alla Cultura, Istruzione e Sport della Regione Marche. MARIA ROSA LATINO (Agrigento 22/4/1985), artista visiva; si occupa di disegno nell’ambito del fumetto e della fotografia: le sue produzioni non sono foto ma “illustrazioni manipolate digitalmente”. Ha esposto a Roma presso il Circolo degli Artisti e anche al Festival Horror Indipendente “Interiora” e presso “Farm-cultura Park”, galleria d’arte e residenza per artisti di Favara. Ha vinto le finali regionale del Martehaward (Regione Sicilia).

Maiolino

(come Enzo Maiolino, pittore e incisore)
Maiolino è un cognome etnico derivato dal toponimo Maiola, frazione del comune di Vetto, provincia di Reggio Emilia o di Maiolo, comune di Rimini in Emilia-Romagna. Potrebbe inoltre derivare da “magliolo” (malleulus), termine con cui si indica il tralcio della vite che si trapianta per farlo abbarbicare.
È un cognome noto nel messinese (Milazzo, Messina, San Filippo del Mela, Condrò, Sant’Angelo di Brolo, Pace del Mela, Capo d’Orlando, Ficarra, Tortorici, Sinagra, ecc.), nel siracusano (Siracusa, Noto, Augusta, Canicattini Bagni, Rosolini, Avola, ecc.), nel catanese (Catania, Tremestieri Etneo, Trecastagni, Gravina di Catania, San Giovanni La Punta, Acireale, ecc.), nel palermitano (Altofonte, Palermo, Partinico, ecc.). Famiglie Maiolino sono presenti anche in Calabria, Liguria, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Puglia.
Riferimenti storici e personaggi. ENZO MAIOLINO (Santa Domenica Talao, Cosenza 27/10/1926 – Bordighera 11/11/2016), pittore e incisore; nato in Calabria si trasferì con la famiglia in Liguria dove iniziò gli studi col maestro Giuseppe Balbo e si diplomò, nel 1948, al Liceo artistico di Genova. Insegnò disegno ed educazione artistica nelle scuole di secondo grado dal 1949 al 1981. Fedele fino agli anni sessanta ad una raffigurazione paesaggistica di stampo neocubista, si diede in seguito ad una astrazione giocata sulle scansioni cromatiche più che sul disegno. Ma il passaggio era iniziato già prima, infatti i paesaggi della Riviera Ligure di Ponente risentivano già di una marcata astrazione delle forme che lo portarono alla pittura astratta tanto apprezzata dalla critica italiana ed europea. Espose a Colonia, Francoforte e Münster. In Italia gli venne dedicata nel 2001 un’Antologica nel museo di Villa Croce a Genova e, nello stesso anno gli venne assegnato il Premio Mario Novaro per la cultura ligure. ANNA MARIA MAIOLINO (Scalea 20/5/1942), pittrice, scultrice, fotografa, poetessa italo-brasiliana. Nata da padre italiano e madre ecuadoriana, nel 1954 si sposta prima in Venezuela poi in Brasile. In quest’ultimo paese frequenta i corsi di pittura e xilografia e si unisce al Movimento Nova Figuraçâo che declinava in termini brasiliani la Pop Art americana.  Nel 1967 viene coinvolta nel movimento della New Objectivity brasiliana che metteva in primo piano la partecipazione attiva dello spettatore e un impegno e una posizione sui problemi politici, sociali ed etici. Le opere della Maiolino diventano un manifesto della resistenza al regime, così come delle crescenti disuguaglianze sociali del paese. Trasferitasi a New York si concentra maggiormente su Minimalismo e Arte Concettuale; scrive diverse poesie che diventano la sua modalità espressiva primaria. Nel 1971, al suo ritorno in Brasile crea disegni e composizioni basate su di esse. Alla fine degli anni ottanta inizia a lavorare con l’argilla per le serie Modeled Earth, poi con il cemento realizzando sculture murali. Lavora inoltre con la carta che diventa più che una superficie su cui disegnare: essa è materia e corpo. Realizza disegni cu carta con ago e filo, con l’intento di denunciare la meccanica dei gesti quotidiani appartenenti alla sfera domestica femminile, come cucire. Maiolino oggi vive e lavora a San Paolo in Brasile. Le sue opere sono state esposte nei principali musei d’arte moderna e contemporanea del mondo. L’ultima grande mostra dedicata al suo lavoro è stata ospitata al PAC di Milano nel 2019. 
 

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