Cognomen omen

Cognomen omen

L'origine dei cognomi Guastella, Arcidiacono, Salafia, Fortuna

Corrado Fortuna

L'origine dei cognomi Guastella, Arcidiacono, Salafia, Fortuna:

Guastella

(come Cosmo Guastella, filosofo e docente universitario)

Guastella dovrebbe derivare da un soprannome probabilmente originato dal termine dialettale “guastedda” o “vastedda” o “uastedda”, che corrisponde ad un particolare formato di pane a forma circolare del peso di un kilo o più; potrebbe avere origine normanna e derivare dal vocabolo francese “gastelier” (= pasticciere), forse ad indicare che i capostipiti esercitassero il mestiere di fornai o pasticcieri. Altri affermano che Guastella potrebbe essere composto da “gua” (qua, avverbio di luogo) e “stella” (dal greco “stelle”, che significa luogo, posto dove stare, soggiornare): “qua stelle” per dire, “qui si soggiorna”, e indicare che i capostipiti fossero degli albergatori (cfr. retaggio.it). Il cognome ha nuclei familiari in tutte le regioni italiane (Lombardia, Lazio, Piemonte, Toscana, Veneto, Campania, ecc.), ma è in Sicilia che il cognome deve essere nato: qui lo troviamo con consistenti frequenze nel ragusano (Ragusa, Vittoria, Santa Croce Camerina, ecc.) nel catanese (Mazzarrone, Catania, Caltagirone, ecc.), nel palermitano (Palermo, Misilmeri, Terrasini, ecc.), nell’agrigentino (Alessandria Della Rocca, Cianciana, Santo Stefano Quisquina, ecc.), nel siracusano (Noto, Siracusa, Rosolini, ecc.), nel trapanese (Alcamo, Calatafimi, Marsala, ecc.)

Riferimenti storici e personaggi. I Guastella, interpretarono “stella” come la stella del cielo: il loro stemma familiare è perciò composto da uno scudo azzurro e una mano che esce dal mare per indicare una stella in cielo. (cfr. retaggio.it). Un dottor Francesco Guastella nel 1677/78 ebbe la carica di sindaco di Caltagirone e, nel 1685/86 quella di senatore; un Antonino Guastella fu capitano di giustizia nella stessa città negli anni 1697/98/99. Con privilegio del 6 agosto 1784 fu concesso a Matteo Guastella il titolo di barone di Piano del Grillo, titolo che, con decreto ministeriale del 16 luglio 1900, venne riconosciuto ad Ernesto Teodoro Guastella, nato in Chiaramonte Gulfi l’11 aprile 1838. Gaetano Guastella, barone, e Ignazia Guastella, nobile dei baroni, vissero nella prima metà del secolo XX. La famiglia Guastella risulta iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana e nell’Elenco Ufficiale Nobiliario Italiano del 1922. COSMO GUASTELLA (Misilmeri 28/1/1854 – Palermo 11/9/1922), filosofo, capostipite del fenomenismo, la teoria secondo cui non abbiamo a che fare con la realtà com’è in se stessa ma soltanto con la realtà quale ci appare. Insegnò al Liceo “Garibaldi” di Palermo e poi ad Acireale. Fu professore di filosofia morale e tenne la cattedra di filosofia teoretica all’Università di Palermo. Fra le sue opere vanno ricordati: “Saggi sulla teoria della conoscenza” in tre volumi, “Filosofia della metafisica” in due volumi, “Le ragioni del fenomenismo” in tre volumi. Il Comune di Misilmeri gli ha intitolato la locale scuola secondaria di 1^ grado. SERAFINO AMABILE GUASTELLA (Chiaramonte Gulfi 6/2/1819 – Ragusa 6/2/1899), antropologo, uno dei più attenti studiosi di tradizioni popolari siciliane: dell’uomo siciliano esaminò gli usi, le superstizioni, la miseria, la fatica, le precarietà, mettendo in risalto la sua spietata saggezza. Ebbe una forte passione per la letteratura; lesse a fondo gli autori dell’epoca, da Manzoni a Dumas, da Caterina Percoto a Victor Hugo e fece i suoi primi esperimenti poetici scrivendo di tutto: romanzi, melodie, lamenti, satire, canzoni, inni, ecc. FILIPPO GUASTELLA (Misilmeri 4/8/1862 – Palermo 22/7/1934), medico condotto, viene ricordato come letterato ed esperto dantista: ha tradotto la Divina Commedia in versi siciliani, ha impiegato 20 anni, dal 1903 al 1923, rispettando cantiche, canti, terzine ed endecasillabi 

Arcidiacono

(come Giuseppe e Salvatore Arcidiacono, fratelli gemelli, scienziati acesi)

Arcidiacono è un cognome presumibilmente formatosi nel medioevo dal titolo dato al capo dei diaconi di una chiesa o di una cattedrale, o anche al vicario del vescovo. Il significato del nome è praticamente quello di “servitore”, dal greco διακονος (diakonos), di una alta carica religiosa, quale può essere, appunto, un vescovo. Arcidiacono è presente in quasi tutto il territorio nazionale, ma praticamente assente in Basilicata e Molise. Esso ha una forte concentrazione in Sicilia e più precisamente nel catanese (in 36 dei 58 comuni della provincia, fra cui Catania, Acireale, Misterbianco, Giarre, Aci Catena); è abbastanza presente nel messinese (Messina, Giardini Naxos, San Teodoro, ecc.), nel siracusano (Lentini, Siracusa, Augusta, ecc., nel palermitano (Palermo, Belmonte Mezzagno, ecc.), e, con pochi nuclei familiari, anche nel ragusano, nel nisseno, nell’ennese.

Riferimenti storici e personaggi. Tracce di questa cognominizzazione sono contenute in un atto del 1138 con uno Stephanus Archidiaconus. Arcidiaconi o Arcidiacono fu una famiglia di Pistoia le cui prime attestazioni risultano anteriori al secolo XIV: era prerogativa di questa famiglia associare i nuovi vescovi al loro ingresso solenne in città, ingresso che avveniva dalla porta lucchese. GIUSEPPE ARCIDIACONO (Acireale 1927/1998), fisico; lavorò a Roma con il matematico Luigi Fantappié presso l’Istituto Nazionale di Alta Matematica. Vinse il premio per la matematica istituito dall’Accademia Nazionale dei Lincei. Fino alla sua morte, per quasi 30 anni insegnò meccanica superiore presso l’Università di Perugia. Si è interessato pure di cosmologia a matematica approfondendo la teoria dei gruppi di rotazioni e le generalizzazioni di operazioni aritmetiche. SALVATORE ARCIDIACONO (Acireale 1927/1998), divulgatore scientifico, chimico e filosofo della scienza: era fratello gemello del fisico Giuseppe e morì, per una sorprendente coincidenza, nello stesso anno del fratello, con il quale era stato allievo dello scienziato e matematico italiano Luigi Fantappiè. Professore di chimica al liceo, perfezionò la teoria unitaria del mondo fisico e biologico di Fantappiè, collegandola ai più moderni sviluppi della biologia teorica e molecolare. Fu lui, dopo la morte di Fantappiè, nel 1956, ad elaborare e pubblicare una formulazione “mediata” della sua “teoria sintropica”, nonché sulla “teoria degli universi”. Fu autore di numerosi saggi e articoli scientifici pubblicati su riviste italiane e internazionali. EUGENIO ARCIDIACONO (Torino 21/1/1975), giornalista professionista, laureato in scienze della comunicazione. Ha lavorato per testate locali “Piemonte sportivo” e “La Nuova Periferia”; ha collaborato con “Avvenire” e “TV-Sorrisi e canzoni”. Ha vinto il premio “Guido Vergani 2008 – cronista dell’anno”. GIUSEPPE ARCIDIACONO (Catania 1/11/1958), medico chirurgo, deputato regionale nella XIII Legislatura, iscritto al gruppo Forza Italia. E’ stato componente della VI Commissione – Servizi sociali e sanitari.

Salafia

(come Alfredo Salafia, imbalsamatore palermitano del Novecento)

Salafia deriva da soprannome di origine araba “salaf” che significa arrogante, superbo, ma anche intransigente, fondamentalista. L’origine araba del termine trova riscontro nella Salafia Jihadia, organizzazione terroristica islamica con sede in Marocco, fondata nella seconda metà degli anni novanta per rovesciare i governi arabi “empi” e formata da gruppi fondamentalisti marocchini; in arabo “salaf al- salihīn” sono i “pii antenati”, modelli esemplari di virtù religiose. Salafia è un cognome presente soprattutto in Sicilia e noto in alcune altre regioni italiane (Lombardia, Piemonte, Lazio, Veneto, Campania, ecc.); nell’Isola è diffuso in particolare nel siracusano (Francofonte, Melilli, Siracusa, ecc.), nel ragusano (Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Vittoria, ecc.), nel catanese (Grammichele, Catania, Caltagirone, ecc.), ma anche nel palermitano (Palermo, Ustica, ecc.), nel messinese (Messina, Francavilla di Sicilia, ).

Riferimenti storici e personaggi. ALFREDO SALAFIA (Palermo 1869/1933), noto imbalsamatore italiano: mise a punto un metodo di conservazione della materia organica basato sull’iniezione di sostanze chimiche. Nel 1900 sperimentò il suo composto su cadaveri umani presso la Scuola Anatomica del prof. Randaccio; il suo metodo suscitò subito ammirazione e interesse e così venne convocato per restaurare il corpo di Francesco Crispi. Nel 1910 venne richiesto a New York dove fu apprezzato per la dimostrazione del suo metodo presso l’Ecletic Medical College. Il caso più celebre di imbalsamazione fu quello del corpo della piccola Rosalia Lombardo, una bambina di due anni morta nel 1920, “la mummia più bella del mondo”, oggi conservata in una bara coperta da una lastra di vetro presso le Catacombe dei Cappuccini a Palermo. La figura di Alfredo Salafia è stata recentemente rivalutata ad opera del paleopatologo Dario Piombino-Mascali, “il maestro del sonno”, che ha scoperto la composizione chimica della formula segreta dell’imbalsamatore di Palermo. LAURA SALAFIA, studentessa di Sortino (SR), colpita alla nuca da una pallottola vagante mentre usciva dall’università in Piazza Dante a Catania, il 1^ luglio del 2010. Ha trascorso tre anni in ospedale, paralizzata dal collo in giù: è stata a Montecatone, vicino Imola, poi all’unità spinale dell’ospedale Cannizzaro di Catania. Poi è tornata a casa, in un’abitazione apposita, senza barriere architettoniche, messale a disposizione del Comune di Catania: è rimasta tetraplegica, si muove sulla carrozzina, ha uno joystick per ‘guidare’ col mento la sedia a rotelle, studia, collabora con un quotidiano siciliano; nel 2016 ha pubblicato il libro “Una forza di vita” in cui raccoglie i suoi articoli pubblicati in un quotidiano catanese.  ANTONIO SALAFIA (1941/2014), ragusano, medico chirurgo, operatore umanitario in India, a Bombay, punto di riferimento per tutti gli ammalati di lebbra della regione indiana, uno dei maggiori esperti mondiali nella cura della lebbra e uno dei più quotati esperti della microchirurgia ricostruttiva dei tendini per la riabilitazione degli arti dei malati di lebbra. In India dal 1971 era impegnato, in collaborazione con la Caritas ragusana, in un vasto programma di adozione a distanza per la cura morale e materiale di migliaia di bambini indiani indigenti.

Fortuna

(Come Antonella Fortuna, scrittrice, poetessa; ha tradotto in siciliano i Quattro Vangeli)

Il cognome Fortuna ha numerosi derivati e varianti: tutti nascono dalla cognominizzazione dei nomi augurali “Fortuna, Fortùnio, Fortunato”, che risalgono ai nomi personali latini di età tarda “Fortuna, Fortùnius, Fortunatus” (quest’ultimo già cognomen in età imperiale) formati o derivati da “fortuna”, “sorte”, “destino”, inteso in senso positivo, cioè “buona fortuna, destino favorevole, felice”. Erano nomi dati ai neonati in senso augurale. Fortuna è panitaliano, ceppi più consistenti si trovano nel Lazio (zone Roma, Frosinone, Viterbo), in Veneto, Sicilia, Marche, Lombardia, Piemonte, Calabria, Abruzzo, Toscana, Puglia. In Sicilia è attestato in tutte le province, soprattutto nel catanese (Catania, Ramacca, Scordia, Misterbianco, Paternò, ecc.), nel siracusano (Siracusa, Avola, Noto, Augusta, Melilli, Pachino, ecc.), nel messinese (Messina, Fondachello Fontina, Roccalumera, Giardini Naxos, ecc.), nel palermitano (Palermo, Villabate, Montelepre, ecc.), nel ragusano (Modica, Ispica, Ragusa), nell’ennese (Assoro, Leonforte, Enna).

Riferimenti storici e personaggi. Il cognome Fortuna si rintraccia in molti contratti di acquisto del 1300. La nobile famiglia Fortuna, originaria di Firenze, era infatti proprietaria di numerosi possedimenti terreni, ma anche di case. Tra i suoi membri si ricorda Giovanni Fortuna, che nell'anno 1363 fu priore della città. ANTONELLA FORTUNA: è nata a Carrara ma ha sempre vissuto a Catania e qui ha studiato Letteratura straniera. Figlia di un siciliano e di una toscana, ha assorbito le culture delle due regioni con lo stesso interesse. Ha pubblicato la prima ed unica traduzione integrale dei Vangeli in siciliano, “U santu Vangelu secunnu Matteo, Marcu, Luca, Ggiuvanni” (2000, Ragusa). Di carattere sacro ha, inoltre, tradotto “L’Atti ri l’Apuostili” e “L’Apucalisse”, versione siciliana della vecchia tradizione CEI. Ha poi scritto poesie, testi teatrali, novelle, materiale didattico e varie traduzioni, molto in “siciliànu schittu e veru”. Ha pubblicato ancora:  ‘A storia ra Sicilia… - cuntata ‘m puisia , verità liggendi e tanticchia ‘i fantasia (7840 versi) in due volumi; Grammatica siciliana, con principali regole grammaticali, fonetiche e grafiche, comparate tra i vari dialetti siciliani; Accussì è (se vi pari) – versione in siciliano dell’opera di Luigi Pirandello; Ammileto versione siciliana dell’Amleto di William Shakespeare, e tante altre opere; ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. LORIS FORTUNA (Breno, BS – 22/1/1924 – Roma 5/10/1985), politico e partigiano; fu deputato della Repubblica Italiana dalla IV alla IX legislatura, gruppo P.S.I.; fu ministro per il coordinamento della protezione civile nel 1982/1983, Governo Fanfani e ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie nel 1985 – Governo Craxi. Il suo nome è legato, assieme a quello di Antonio Baslini (1926/1995 deputato del P.L.I.), alla legge italiana sul divorzio. CORRADO FORTUNA (Palemo, 31/03/1978): attore, regista, conduttore televisivo e scrittore. Debutta al cinema nel 2002 con il ruolo del protagonista Tanino nel film My Name Is Tanino, regia di Paolo Virzì, del quale è poi assistente alla regia per il film Caterina va in città del 2003, anno in cui è sul grande schermo anche come protagonista dell'opera prima di Franco Battiato, Perduto amor. Nel 2013 conduce, su Dove TV, la trasmissione Conosco un posticino, di cui è anche autore. Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo, Un giorno sarai un posto bellissimo, edito da Baldini&Castoldi. Nel 2018 arriva il suo secondo romanzo, L'amore capovolto, edito da Rizzoli.


 

Cognomen omen

Etimologia, origine, significato, diffusione dei cognomi a livello provinciale e regionale: fenomeni migratori. Collegamenti e riferimenti storici sulle famiglie nobili siciliane, tradizioni popolari, personaggi del mondo della cultura, della politica, dell’arte, della cronaca. “Nomen omen”, locuzione latina che significa “un nome, un destino” o “il destino nel nome”: per i Romani nel nome della persona era indicato il suo destino, appunto “I cognomi come brand”, “marchio” che ti accompagna per tutta la vita, insieme dei valori che nel tempo le generazioni hanno costruito.

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