Venerdì, 17 Settembre 2021
Cognomen omen

Opinioni

Cognomen omen

A cura di Francesco Miranda

Etimologia, origine, significato, diffusione dei cognomi a livello provinciale e regionale: fenomeni migratori. Collegamenti e riferimenti storici sulle famiglie nobili siciliane, tradizioni popolari, personaggi del mondo della cultura, della politica, dell’arte, della cronaca. “Nomen omen”, locuzione latina che significa “un nome, un destino” o “il destino nel nome”: per i Romani nel nome della persona era indicato il suo destino, appunto “I cognomi come brand”, “marchio” che ti accompagna per tutta la vita, insieme dei valori che nel tempo le generazioni hanno costruito.

Cognomen omen

L'origine dei cognomi Curcio, Trimarchi, Lo Giudice e Cordaro

L'assessore regionale all'Ambiente, Toto Cordaro

L'origine dei cognomi Curcio, Trimarchi, Lo Giudice, Cordaro. Di Francesco Miranda

Curcio

(come Fabrizio Curcio, capo del Dipartimento della Protezione Civile)

Curcio deriva dalla cognominizzazione di soprannomi provenienti da termini dialettali come “cùrciu”, corrispondente al siciliano corto, basso di statura, ma anche alle pudende femminili (nel Catanese e nel Salentino). Il cognome è diffuso in tutta Italia, ma soprattutto in Calabria, Campania e Sicilia; è abbastanza attestato anche in Lombardia, Piemonte, Lazio, Puglia, Veneto, Sardegna, Trentino-Alto Adige, ecc.; qua e là nelle altre regioni italiane.  Nell’isola è frequente nel palermitano (Monreale, Cefalù, Palermo, Isnello, Polizzi Generosa, Lascari, Caltavuturo, Gratteri, Bagheria, Castellana Sicula, Cerda, Petralia Soprana, ecc.), nel Catanese (Catania, Pedara, Tremestieri Etneo, Gravina di Catania, Aci Sant’Antonio, San Giovanni La Punta, Valverde, Sant’Agata Li Battiati, ecc.), nel siracusano (Siracusa, Palazzolo Acreide, Portopalo di Capo Passero, Floridia, Lentini, Pachino, Carlentini, Avola, Noto, Augusta, ecc.), nel nisseno (Sommatino, Caltanissetta, Serradifalco, ecc.), nel Messinese (Messina, Villafranca Tirrena, Rometta, ecc.), nel ragusano (Pozzallo, Chiaramonte Gulfi, Modica, ecc.).

Riferimenti storici e personaggi. Fabrizio Curcio (Roma 1966), ingegnere e funzionario, capo del Dipartimento della Protezione Civile impegnato, in stretta collaborazione con il generale Francesco Figliolo, nel coordinamento del sistema di protezione civile nell’ambito della realizzazione del piano vaccinale anti-Covid. Nei precedenti anni alla Protezione Civile, Curcio ha avuto a che fare con alcuni dei più gravi disastri naturali avvenuti in Italia negli ultimi anni, a partire dal terremoto dell’Aquila del 2009, e con situazioni di grande complessità come il naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio nel gennaio 2012. Armando Curcio (Napoli 25/5/1900-Roma 25/11/1957), editore, commediografo, giornalista; è stato attivo a Napoli, a Roma e Milano, come umorista, direttore di giornali, scrittore, regista, sceneggiatore. Fu amico e collaboratore di Edoardo De Filippo. Durante il fascismo fondò l’Istituto Editoriale Moderno, che pubblicava enciclopedie in fascicoli e opere di narrativa: divenne poi la Armando Curcio Editore. Renato Curcio (Monterotondo 23/9/1941), sociologo, saggista, brigatista, uno dei fondatori delle Brigate Rosse, gruppo di lotta armata dell’estrema sinistra attivo dalla fine degli anni sessanta agli inizi degli anni ottanta (anni di piombo); il periodo fu caratterizzato da violenze di piazza, lotta armata e terrorismo. Carlo Curcio (Napoli 3/10/1898-Roma 27/7/1971), giornalista e storico; fu docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Perugia, poi all’Università di Firenze. Autore dello Statuto del 1938 del Partito Nazionale Fascista, fu preside della facoltà di Scienze Politiche a Perugia dal 1938 al 1943. Cesare Curcio (Predace 18/11/1904-25/8/1961), politico, noto antifascista. Nel 1921 aderì al Partito Comunista d’Italia e diresse la Gioventù comunista di Predace: venne arrestato più volte tra il 1926 e il 1938, nel 1932 fu inviato al confino di Ponza. Nel dopoguerra fu sindaco di Predace, consigliere provinciale e deputato del Parlamento per tutta la seconda Legislatura. Fino al 1961 (anno della sua morte) si dedicò al lavoro politico nel partito e nelle organizzazioni dei contadini della Sila. Corrado Curcio (Noto 15/5/1903-2/7/1981), letterato e filosofo, ordinario di Storia e Filosofia nei licei classici. Fu lettore presso numerosi istituti di Cultura italiana all’estero e ricoprì la carica di Ispettore Centrale al Ministero della P.I. e, successivamente, anche quella di Direttore Generale per l’Ordine Ginnasiale. Viene ricordato anche per la sua produzione filosofica e per la sua vasta biblioteca che, alla sua scomparsa, fu donata alla biblioteca dell’Università di Messina. Maria Crocifissa Curcio (Ispica 30/1/1877-Santa Marinella 4/7/1957), religiosa, fondatrice della Congregazione delle carmelitane missionarie di Santa Teresa del Bambino Gesù. Il 13 novembre del 2005 fu beatificata da papa Benedetto XVI.

Trimarchi

(come Giovanni Trimarchi, medico, specialista in Ortopedia e Traumatologia, politico)

Trimarchi, "comandante di turma”, è la cognominizzazione del nome e del titolo di un ufficio e di un grado: il trimarco era il governatore di una turma, cioè di una delle zone in cui erano suddivisi, a fini amministrativi e militari, i “temi” (circoscrizioni) dell’impero bizantino (in Italia, in particolare, tema di Sicilia, di Calabria, di Longobardia). Il cognome oggi è diffuso soprattutto nel Messinese (Messina, Santa Teresa di Riva, Savoca, Monforte San Giorgio, Alì Terme, Giardini Naxos, Furci Siculo, Nizza di Sicilia, Roccalumera, Torregrotta, Taormina, Sant’Alessio Siculo, Letoianni, Barcellona Pozzo di Gotto, Scaletta Zanclea, ecc.), nel Catanese (Catania, Scordia, Mascali, Fiumefreddo di Sicilia, Piedimonte Etneo, Acireale, Gravina di Catania, Misterbianco, ecc.), nel siracusano (Siracusa, Carlentini, Priolo Gargallo, Augusta, ecc.), nel palermitano (Campofelice Roccella, Palermo, Belmonte Mezzagno, Cefalù, ecc.), nell’ennese (Enna), nel nisseno (Mazzarino). Famiglie Trimarchi si trovano pure in Calabria, Lombardia, Lazio, Piemonte, Liguria, Campania, Toscana, e in altre regioni italiane.

Riferimenti storici e personaggi. Trimarchi, probabilmente famiglia di origine greco-bizantina, si stabilì a Messina nel XVI secolo: era divisa in due rami, il ramo di Savoca, ricco ed operoso, e il ramo di Villamarchese, che si estinse poi per via maschile e che, nel 1791, era stato investito della baronia di Villamarchese nella persona di Matteo Trimarchi. La famiglia risulta iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922. Giovanni Trimarchi (Santa Teresa di Riva 28/5/1931-Messina 24/11/2020, medico e politico, specialista in Ortopedia e Traumatologia, fondatore e direttore della Casa di cura “Cristo Re, di Messina, oggi Centro plurispecialistico d’eccellenza. È stato esponente di spicco della Democrazia Cristiana e sindaco di Savoca per 20 anni, dal 1972 al 1992; dal 1996 al 2001 è stato deputato all’ARS di Alleanza Nazionale. Ha anche fondato l’azienda agrozootecnica “Ciuri” a Furci Siculo. Vincenzo Michele Trimarchi (Santa Teresa di Riva 1/10/1914-Messina 20/2/2007), giurista e politico. Nel 1959 era stato deputato regionale del PLI ed assessore per l’Amministrazione civile e la Solidarietà; è stato senatore della Repubblica Italiana del Partito Liberale Italiano nella IV Legislatura (1963/1968), nel corso della quale fu giudice della Corte Costituzionale eletto dal Parlamento. Fra il 1938 e il 1955 aveva insegnato presso la facoltà di Giurisprudenza e Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Messina. Ha pubblicato numerose opere in materia di Diritto civile e delle Obbligazioni. Michelangelo Trimarchi (Santa Teresa di Riva 4/11/1916-Messina 7/9/1984), avvocato, politico; nel 1946 fu eletto deputato all’Assemblea Costituente; nel 1948 deputato nazionale per la Democrazia Cristiana. Dal 1956 al 1960 fu sindaco di Messina e, alla scadenza del mandato, presidente dell’Ente Porto. Pietro Trimarchi (Napoli 1934), giurista e docente specializzato in Diritto privato. Ha insegnato nelle università di Urbino, Genova, Milano (dal 1967 al 2006). Ha scritto un manuale “Istituzione di Diritto privato” che, sempre aggiornato, è arrivato alla 20^ edizione. L’11 marzo 1969 fu sequestrato nell’aula dell’Università da un gruppo di studenti, fra cui Marco Capanna, e sottoposto ad un “processo” improvvisato. Salvatore Trimarchi (1947/2014) storico cantautore e paroliere siciliano di Monforte San Giorgio; ha collaborato con noti cantautori e ha composto per Orietta Berti, Gianni Davoli, Guido Ferilli ed altri. Fra le tante canzoni composte vengono ricordate quelle dedicate alla squadra del Messina di cui era tifoso, fa cui “Vola, vinci per noi” e “Messina siamo noi”.

Lo Giudice

(come Calogero Lo Giudice, deputato all’Ars per 18 anni, ex presidente della Regione Siciliana)

Il cognome Lo Giudice nasce dalla cognominizzazione di una carica molto prestigiosa, il giudice, che nel passato comportava non solo la responsabilità di amministrare la giustizia, ma anche la gestione dell’amministrazione del territorio; la mansione del magistrato precisa l’identità del capostipite, la consuetudine la sanziona come patronimico (lo Giudice = figlio del Giudice). Lo Giudice e le sue numerose varianti (Logiudice, Giudice, Iudice, Lo Iodice, ecc.) potrebbero inoltre avere come base non necessariamente la carica ma soprannomi riferiti a capostipiti ritenuti degni di questo titolo.

Lo Giudice è ampiamente diffuso in tutto il territorio siciliano, in particolare nel Catanese (Catania, Linguaglossa, Fiumefreddo di Sicilia, Acireale, San Michele di Ganzaria, Giarre, Palagonia, Mascalucia, Vizzini, Gravina di Catania, Riposto, Randazzo,  San Giovanni La Punta, Mascali, Aci Catena, Sant’Agata Li Battiati, ecc.), nel Messinese (Messina, Santa Teresa Riva, Antillo, Taormina, Graniti, Gaggi, Barcellona Pozzo di Gotto, Giardini Naxos, Limina, Savoca, Patti, Motta di Camastra, Furci Siculo, ecc.), nel palermitano (Palermo, San Giuseppe Jato, Bagheria, Gangi, Vicari, Carini, Ventimiglia di Sicilia, Partinico, Trabia, Villabate, Misilmeri, San Cipirello, ecc.), nell’Agrigentino (Canicattì, Palma di Montechiaro, Licata, Agrigento, Ribera, Sambuca di Sicilia, Siculiana, Ravanusa, Campobello di Licata, Porto Empedocle, ecc.), nel Trapanese (Trapani, Erice, Castellammare del Golfo, Alcamo, Castelvetrano, Mazara del Vallo, Paceco, Marsala, ecc., nel siracusano (Floridia, Siracusa, Avola, Augusta, Noto, ecc.). Con nuclei meno consistenti i Lo Giudice si trovano anche in Calabria, Piemonte, Lombardia, Lazio, Liguria, Toscana, Veneto, Emilia-Romagna, Campania, Basilicata, ecc.

Riferimenti storici e personaggi. Giudice (o Giudici) è anche un cognome israeliano, traduzione del nome personale ebraico “Dayyan”, nel significato di “capo religioso e politico-militare” dell’antico popolo di Israele (E. De Felice). Una famiglia Giudice (del) o Lo Giudice, secondo alcuni originaria di Napoli, secondo altri di Genova, godette nobiltà in Messina, dal secolo XIII al secolo XVII, in Palermo, Marsala e altre località della Sicilia, e possedette le baronie di Gualtieri e di Sollazzo, la tonnara di Magasinazzi. I suoi esponenti ebbero cariche prestigiose in quelle città, come Bartolomeo che fu giudice di Messina nel 1256, o Giovanni che fu cavaliere e cameriere di Re Alfonso, e il figlio Antonio che fu maestro razionale del regno (Nobiliario di Sicilia). Danilo Lo Giudice (Messina 13/11/1986), informatico, politico; deputato all’ARS eletto nella lista “Musumeci presidente Sicilia Vera Libertas Rete Democratica-Unione di Centro”. Presiede il Gruppo parlamentare Misto ed è componente della Quinta Commissione – Cultura, Formazione e Lavoro; dal 2017 è sindaco del Comune di Santa Teresa di Riva. Salvatore Lo Giudice (Palermo 3/10/1965), medico urologo e andrologo, deputato regionale della XVI Legislatura, eletto nella lista “Nello Musumeci Presidente”, iscritto subito dopo le elezioni nel Gruppo “Patto dei Democratici per le riforme-Sicilia Futura”. È stato vice presidente del Gruppo e deputato segretario. Sergio Lo Giudice (Messina 29/3/1961), insegnante di filosofia e storia nei licei, senatore della Repubblica, nella XVII Legislatura eletto nel 2013 nella lista PD, è stato membro della Commissione II – Giustizia e della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Presidente nazionale di Arcigay dal 1998 al 2007, è attivista per i diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender). Calogero Lo Giudice (Enna 16/6/1938 – 24/8/2021), docente universitario, politico; è stato deputato regionale dal 1971 al 1989 e assessore all’Agricoltura, ai Trasporti e al Turismo in vari governi regionali. E' stato presidente della Regione dal dicembre 1982 all’ottobre del 1983, eurodeputato nel 1989, terza legislatura europea.

Cordaro

(come Michele Cordaro, storico dell’arte, critico d’arte e saggista)

Il cognome è specifico siciliano e deriva da un soprannome, più o meno dialettale, “curdaru”, legato al mestiere di produttore o venditore di corde, esercitato probabilmente dai capostipiti. In Sicilia il detto “iri nnarreri comu lu curdaru” significa, andare di male in peggio. Cordaro è diffuso in tutta la Sicilia ma ha nuclei più consistenti nel Catanese (Catania, Sant’Agata Li Battiati, San Giovanni La Punta, Bronte, Paternò, Aci Sant’Antonio, Fiumefreddo di Sicilia, Misterbianco,  ecc.), nel nisseno (Caltanissetta, Milena, Marianopoli, Serradifalco, San Cataldo, Campofranco, Gela, Sutera, ecc.), nel Messinese (Messina, Saponara, Giardini-Naxos, Scaletta Zanclea, Rometta, Villafranca Tirrena, Roccavaldina, Barcellona Pozzo di Gotto,  ecc.), nel Palermitano (Palermo, Caccamo,  San Giuseppe Jato, Prizzi, Vicari, Carini, Altavilla Milicia, Bagheria, ecc.), nel Trapanese (Trapani, Erice, Marsala, Castelvetrano, ecc.); per effetto anche dei flussi migratori del passato è presente, inoltre, in molte regioni italiane come Lombardia, Piemonte, Lazio, Calabria, Toscana, Campania, ecc.

Riferimenti storici e personaggi - Carmelo Cordaro (Regalbuto 15/7/1874-Faenza 15/7/1954) – Frequentò la facoltà di lettere dell'università di Catania dove conobbe Concetto Marchesi ed ebbe fra i suoi maestri Mario Rapisardi, Vincenzo Casagrandi, Mario Sabbadini. Laureatosi, fu docente di lettere presso vari Licei Ginnasi del nord Italia; ricca la sua produzione poetica e letteraria. Michele Cordaro (Caltanissetta 1943 – Roma 2000), storico dell’arte, si laureò a Palermo con Cesare Brandi che dal 1968 seguì a Roma. Fu funzionario alla Sovrintendenza di Parma e Piacenza, poi all’Istituto centrale del restauro. Negli anni 1988/1994 diresse l’Istituto nazionale della grafica e poi, l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro (I.C.R.). Ha insegnato teoria e storia del restauro presso le università di Parma, Roma, Viterbo; numerosi i suoi contributi su problemi di conservazione e restauro di materiali tradizionali e nuovi, su argomenti di critica brandiana e su riflessioni teoriche. Salvatore (Toto) Cordaro (Palermo 18/8/1967, avvocato, deputato regionale dal 2008, eletto nella lista “Cantiere Popolare”, iscritto al Gruppo “Grande Sud – PID Cantiere Popolare verso Forza Italia”. Rieletto nel 2012 (XVI Legislatura) e nel 2017 (XVII Legislatura), nella lista Popolari ed Autonomisti – Idea Sicilia, Musumeci presidente. Attualmente è assessore regionale al Territorio e all’Ambiente. Michele Cordaro (Caltanissetta 1943-Roma 13/3/2000), storico dell’arte, critico d’arte e saggista. Numerosi i suoi contributi su problemi di conservazione e restauro di materiali tradizionali o nuovi, su argomenti di critica brandiana, su riflessioni teoriche, contenute nella raccolta “Restauro e tutela. Scritti scelti” (1969/1999), pubblicata nel 2000. Fu soprintendente per i Beni Storici e Artistici per le province di Mantova, Brescia, Cremona e diresse negli anni 1988/1994 l’Istituto nazionale per la grafica e, dal 1994 al 2000 l’Istituto Centrale per il Restauro. È stato professore di teoria del restauro presso le università di Parma, Roma e di Viterbo. Nel 2012 gli è stato intitolato il Museo Interdisciplinare regionale di Caltanissetta.

I lettori chiedono:

Castelbuono

Castelbuono è un cognome di origine toponimica, generato dal nome di una località, il comune di Castelbuono, in provincia di Palermo: probabilmente luogo di provenienza del/i capostipiti. Esso fu fondato dai Ventimiglia, Signori della Contea di Geraci; il primo documento nel quale si riscontra il nome Castelbuono è costituito da un atto notarile nel quale, era il 1329, Francesco Ventimiglia dichiara al vescovo di Cefalù che egli possiede il borgo e le terre di Santa Maria di Bisanzio, in territorio "Castri Boni". Il cognome è molto raro, in Sicilia è noto nel Palermitano (Monreale, Bolognetta, Palermo, Altofonte), nel Trapanese (Mazara del Vallo), nel Messinese (Tusa); alcune famiglie Castelbuono sono censite, inoltre, in Lombardia, Liguria, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Toscana, Lazio.

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