Cognomen omen

Cognomen omen

L'origine dei cognomi Arcoleo, Arcifa, Chisari e Cesareo

Ignazio Arcoleo

L'origine dei cognomi Arcoleo, Arcifa, Chisari, Cesareo.

Arcoleo

(come Ignazio Arcoleo, allenatore ed ex giocatore di calcio)
Arcoleo appartiene ad un gruppo di cognomi che comprende anche Arcodia, Alcolia, Arcudi, Arcudia: tutti derivano direttamente o attraverso varie modificazioni dialettali da nomi grecanici originati dal termine greco antico αρκτοζ (arktos, corso) o dal nome greco Αρκουδι (Arkoudi), con lo stesso significato. Potrebbero derivare, inoltre dal toponimo Arkoudi, isola greca situata fra Lefkada e Itaka.
Arcoleo è diffuso nel palermitano (Palermo, Misilmeri, Carini, Partinico, Villabate, Isola delle Femmine, Villafrati, Bolognetta, Trabia, Altavilla Milicia, ecc.), nel trapanese (Marsala, Castelvetrano, Erice), nel catanese (Catania), nel nisseno (Mussomeli): qualche famiglia Arcoleo si trova anche in Lombardia, Lazio, Piemonte, Liguria, Sardegna, Campania, ecc.

Riferimenti storici e personaggi. Tracce di questa cognominizzazione si trovano nel 1500 con il teologo Petrus Arcudius, autore de “De Concordia Ecclesiae Occidentalis, nel 1600 con il vescovo di Nusco Francesco Arcudio. IGNAZIO ARCOLEO (Palermo 15/2/1948) ex calciatore centrocampista e allenatore, figlio di Palermo è stato calciatore e simbolo della squadra del Palermo a cavallo fra gli anni sessanta e gli anni settanta, poi ne è stato anche allenatore fra il 1995 e il 1998. Come giocatore ha iniziato la sua carriera professionistica nella prima squadra del Palermo nella stagione calcistica 1966/67, poi in prestito al Taranto (1968/69), di nuovo a Palermo dal 1969 al 1974, al Genova (dal 1974 al 1978), alla Reggina (dal 1980 al 1982); ha chiuso nella Nocerina nel 1983. Da allenatore ha guidato il Mazara, l’Akragas, il Trapani, il Palermo (dal 1995 al 1998), il Gualdo, Foggia, Frosinone, Nocerina (nel 2005). Dal 2019 ha l’incarico di club manager del Trapani calcio che gioca in serie B. GIORGIO ARCOLEO (Caltagirone 15/8/1848 – Napoli 7/7/1914), giurista e politico; è stato deputato del Regno d’Italia dalla XV alla XX Legislatura e senatore del Regno nella XXI Legislatura. Fu sottosegretario all’agricoltura e commercio nel 1891, alle finanze nel 1896 e agli interni nel 1898. Alle elezioni del 1900 non si ricandidò alla Camera per protesta contro il decreto Pelloux che reprimeva la libertà di stampa. Allievo di Francesco De Sanctis, a partire dal 1873 pubblicò una serie di monografie di diritto pubblico e costituzionale che gli consentirono di ottenere la cattedra di Diritto Costituzionale presso l’Università di Napoli. FRANCESCO ARCOLEO (Palermo 12/7/1966), dirigente medico, responsabile del centro di riferimento regionale per la diagnosi e la cura dell’angiodema ereditario e malattie rare del sistema immunitario dell’Azienda Villa Sofia del Cervello di Palermo. Arcoleo è stato nominato nel dicembre scorso nel direttivo di Itaca, il network nazionale che raduna tutti i 17 centri regionali che si occupano di angiodema ereditario e malattie rare; il network è composto da cinque membri e presieduto dal prof. Mauro Cancian dell’Università di Padova.

Arcifa

(come Alfio Arcifa, docente, poeta, scrittore, saggista)
Arcifa è cognome di origine araba: proviene da “as sifa” con il significato di “il rimedio” (Caracausi). Potrebbe inoltre derivare dal greco “archifor” con il significato di “capo brigante”, o da abbreviazione del termine siciliano “arcifanfanu”= millantatore (cfr. Rohlfs). Il cognome è molto noto nel catanese (Catania, Acireale, Aci Catena, Aci Bonaccorsi, Mascalucia, Bronte, Gravina di Catania, San Giovanni La Punta, Misterbianco, Tremestieri Etneo, Trecastagni, Adrano, Paternò, ecc.), e diffuso anche nel messinese (Gaggi, Taormina, Giardini Naxos) e nel siracusano (Augusta). Alcune famiglie Arcifa sono attestate, inoltre, nelle regioni Lombardia, Lazio, Piemonte, Liguria, Calabria.

Riferimenti storici e personaggi. ALFIO ARCIFA (Catania 28/4/1920), poeta, scrittore, saggista, docente di lettere. Ha collaborato con diverse riviste e, nel 1980, ha fondato e diretto la rivista letteraria “Il Tizzone”; vissuto a Catania fino all’età di 22 anni, ha partecipato alla II guerra mondiale in qualità di sottufficiale, fu fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in Germania. Dopo la guerra si trasferì a Rieti dove ebbe il suo primo incarico da docente e dove si sposò. Ha pubblicato parecchie opere, fra cui “Luce nell’ombra” (1955), “Foglie sparse” (1963), “Altre foglie” (1964), “Asterischi di un uomo comune” (1965) “Sitio! È il grido del cuore” (1966), “Inchiesta sulla poesia italiana contemporanea” (1967), “Primi passi” (1969), “Numero contro numero” (1972), “Tempo di crisi” (1974), “Ed è ancora un sogno (1976), “Novecento inquieto” (1970/1976), “Fiori allo specchio” (1979, con traduzione in francese a cura di Solange de Bressieux), “Pensieri e immagini” (1984). Ha curato anche varie antologie e, per celebrare il venticinquennale della sua rivista e accomiatarsi dalla scuola, ha pubblicato il libro “Dal centro d’Italia” (2003). LUCIA ARCIFA (Catania 1959), professore associato di Archeologia medievale presso l’Università degli Studi di Catania; insegna Archeologia cristiana e medievale presso il Corso di formazione di operatori turistici e Archeologia medievale presso la Scuola di specializzazione in Beni archeologici di Siracusa. Ha collaborato con l’Ècole Française de Rome, ha codiretto gli scavi presso la Cala di Palermo relativi al quartiere islamico della Terracina, si è occupata dello studio dell’insediamento di Milocca (Milena), dei lavori di scavo e restauro del complesso monumentale di Sant’Agata la Vetere e Sant’Agata al Carcere di Catania, dello scavo di Rocchicella di Mineo. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni ed è membro della Società degli Archeologi Medievisti Italiani. DON SALVATORE ARCIFA (Acireale 25/9/1928 - 4/2/2017), sacerdote, docente di lettere nei licei. Ha lasciato pregevoli scritti quali la “Biografia di Mons. Michele Cosentino” che contiene anche una ricca storia della Diocesi di Acireale e il “Dizionario antologico del pensare cristiano”.

Chisari

(come Alfio Chisari, capitano carrista morto in Africa nella seconda guerra mondiale)
Chisari, cognome tipicamente siciliano, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico basato sul termine greco antico kiseris (= pomice), probabilmente ad indicare una caratteristica del luogo di provenienza dei capostipiti o il mestiere di raccoglitore di pietra pomice (cognome epanghelmatico, cioè significante mestiere); altra ipotesi vuole questo cognome derivato dal greco clìsaris con il significato di “abbi pietà di me” o, ancora, derivato dal greco med. χύσαρης (kusares), da collegare al greco med. χύνω = fondere, versare. Diffuso soprattutto in Sicilia, Chisari è  noto nel catanese (Catania, Paternò, Belpasso, Biancavilla, Mascalucia, Gravina di Catania, Misterbianco, Nicolosi, San Gregorio di Catania, Pedara, Aci Castello, Tremestieri Etneo, Trecastagni, ecc.), ma anche nel messinese (Francavilla di Sicilia, Motta Camastra, Messina, Montalbano Elicona, Castroreale, Gaggi, Piraino, ecc.), nel siracusano (Siracusa, Canicattini Bagni, ecc.), nel palermitano (Geraci Siculo, Termini Imerese, ecc.), nell’ennese (Catenanuova, Villarosa, Centuripe, ecc.). Alcune famiglie Chisari son attestate, inoltre, in Lombardia, Lazio, Calabria, Piemonte, Veneto, Liguria, Toscana e in alcune altre regioni italiane.
Riferimenti storici e personaggi. Chisari è antica famiglia della Lombardia con sede nella città di Soresina nel cremonese. Martino Chisari, nato in Soresina nel 1715, trapiantò poi la famiglia in Cremona: il nipote Cesare Chisari, fu canonico arcidiacono e vicario generale della Diocesi di Cremona. Nel secolo successivo la famiglia si propagò in altre regioni italiane, Firenze e Venezia. ALFIO CHISARI (Catania), capitano carrista, durante la seconda guerra mondiale morì eroicamente in Africa Orientale, ad Agordat, cittadina dell’Eritrea.
Quando gli italiani si scontrarono con i carri inglesi, il capitano fu colpito a morte al capo da una pallottola di mitragliatrice: per dirigere la manovra dei suoi plotoni, si era sporto dalla botola del suo carro. È sepolto nel cimitero di guerra di Cheren. Alla sua memoria fu conferita la Medaglia d’Argento al merito militare; la sua città, Catania, gli ha intitolato una strada cittadina. VALENTINA CARMEN CHISARI (Catania), giornalista e scrittrice; laureata in scienze politiche, si è dedicata al giornalismo e alla comunicazione prima di approdare al suo esordio letterario con il libro “Racconti dell’Isola magica. La Sicilia e i suoi colori”, che contiene otto racconti e otto filastrocche dove personaggi di fantasia insegnano ai bambini e agli adulti il valore della vita, l’amore per la propria terra, ad andare oltre le apparenze e a portare rispetto per gli altri. Valentina Chisari collabora con il quotidiano “La Sicilia”, è redattrice presso Radiospeaker, lavora presso “Nati per leggere”.

Cesareo

(come Giovanni Alfredo Cesareo, poeta, saggista, critico letterario, drammaturgo)
Cesareo è una delle numerose varianti del nome personale Cesare, di origine sanscrita, con il significato di “chioma, criniera, capelli folti”, ma in uso anche fra gli etruschi, con il significato di “grande, dio, capo”. Le varianti del nome Cesare sono: Cesareo, Cesario, Cesio (al maschile), Cesara, Cesarina, Cesira, Cesarea, Cesarita (al femminile). Il nome e alcune varianti sono state in seguito cognominizzati. Cesareo è diffuso in Puglia (nel barese, nel foggiano, nel tarantino), in Lombardia (nel milanese, nel varesino, nel comasco), in Campania (nel napoletano, nel salernitano), in Sicilia, Calabria, Piemonte, Basilicata, Abruzzo e, in misura minore, nelle altre regioni italiane. Nell’isola, famiglie Cesareo sono attestate nel catanese (Catania, Aci Catena, Mascalucia, Belpasso, ecc.), nel messinese (Messina, Lipari, Venetico, Milazzo, ecc.), nel palermitano (Palermo), nel ragusano (Modica), nel siracusano (Siracusa), nell’agrigentino (Favara). 

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Riferimenti storici e personaggi. La famiglia Cesareo, originaria di Verona, venne in Sicilia al seguito dei cavalieri di Enrico VI di Svevia: ebbe sede a Messina dal secolo XIII e a Tropea dal secolo XVIII. Una diramazione della famiglia ebbe sede a Tropea, Nicotera e Roma: essa risulta iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliario Italiano del 1922. GIOVANNI ALFREDO CESAREO (Messina 24/1/1860 – Palermo 7/5/1939), poeta, saggista, critico letterario, drammaturgo, professore di letteratura italiana a Palermo (dal 1898 al 1935), senatore del Regno dal 1924 fino alla morte. Fu socio attivo dell’Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Palermo (nel 1922 ne divenne presidente); fece parte del Consiglio Superiore della P.I. e corrispondente dell’Accademia della Crusca. Massone nella Loggia Alighieri di Palermo, diventò Maestro Massone nel 1913. Lasciò molte opere, fra quelle di critica notevoli furono “La poesia siciliana sotto gli Svevi “(1894) e “De origini della poesia lirica in Italia” (1899), in cui sostenne la tesi che la lingua della Scuola Siciliana, fu il siciliano illustre, e che la lirica siciliana non fu solo riecheggiamento della provenzale, ma contenne spunti originali; si occupò anche di estetica. GIOVANNI CESAREO (Palermo 1926 – Premeno (?)16/3/2015), giornalista, scrittore, docente della comunicazione all’Università di Torino e al Politecnico di Milano; da giovane, critico e autore teatrale, lavorò nella redazione de “L’Unità” di Roma e di Milano, poi a “Noi donne” e a “Vie nuove” come inviato; fu per 15 anni critico televisivo a “L’Unità” a “Settegiorni”, a “Sipario”. In seguito si diede agli studi nel campo delle tecnologie dell’informazione. Diresse la rivista “Ikon”(1978/1982), fondò, nel 1974 e curò fino al 1982, la nuova serie del mensile “Sapere” e fondò nel 1983 il mensile “SEScienza Esperienza”. Progettò e curò per la Direzione Educational della Rai il programma “Mediamente” e collaborò all’archivio multimediale “Mosaico”. Numerose le sue pubblicazioni (libri e saggi): in particolare vanno ricordate “La condizione femminile” (1963), “Anatomia del potere televisivo” (1970), “La televisione sprecata” (1974), “Fa notizia” (1981), “Il mercato dei sogni” (1996)
 

Cognomen omen

Etimologia, origine, significato, diffusione dei cognomi a livello provinciale e regionale: fenomeni migratori. Collegamenti e riferimenti storici sulle famiglie nobili siciliane, tradizioni popolari, personaggi del mondo della cultura, della politica, dell’arte, della cronaca. “Nomen omen”, locuzione latina che significa “un nome, un destino” o “il destino nel nome”: per i Romani nel nome della persona era indicato il suo destino, appunto “I cognomi come brand”, “marchio” che ti accompagna per tutta la vita, insieme dei valori che nel tempo le generazioni hanno costruito.

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