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Cognomen omen

Opinioni

Cognomen omen

A cura di Francesco Miranda

Etimologia, origine, significato, diffusione dei cognomi a livello provinciale e regionale: fenomeni migratori. Collegamenti e riferimenti storici sulle famiglie nobili siciliane, tradizioni popolari, personaggi del mondo della cultura, della politica, dell’arte, della cronaca. “Nomen omen”, locuzione latina che significa “un nome, un destino” o “il destino nel nome”: per i Romani nel nome della persona era indicato il suo destino, appunto “I cognomi come brand”, “marchio” che ti accompagna per tutta la vita, insieme dei valori che nel tempo le generazioni hanno costruito.

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L'origine dei cognomi Ballarò, Maggio/Maggi, Giammona, Sapuppo

L'origine dei cognomi Ballarò, Maggio/Maggi, Giammona, Sapuppo.

Ballarò

Ballarò (come “Ballarò”, noto programma televisivo trasmesso da RAI 3 dal 2002 al 2016) È un toponimico, ha origine molto probabilmente dal toponimo arabo “Bahlara”, villaggio presso Monreale dal quale provenivano i mercanti arabi. Secondo altre ipotesi Ballarò deriverebbe da “Ap - Vallaraja”, titolo dei sovrani della regione indiana del Sind nella quale si vendevano le pregiatissime e costosissime spezie provenienti dal Deccan (altopiano dell’India peninsulare), o da “Souk el Ballarak”, mercato degli specchi in arabo. Il cognome è diffuso nel palermitano (Palermo, Ficarazzi, Carini, Bagheria, Capaci, Cinisi, Termini Imerese, ecc.), nel catanese (Caltagirone, Catania, Tremestieri Etneo, Misterbianco, Grammichele, Mineo, Trecastagni, ecc.), nell’agrigentino (Favara, Cattolica Eraclea, Ribera), nel messinese (Messina, San Filippo del Mela, Taormina), nel nisseno (Caltanissetta, Gela), nel siracusano (Floridia, Lentini). Alcune famiglie Ballarò sono inoltre attestate in Lombardia, Piemonte, Lazio.

Riferimenti storici e personaggi. Ci sono diverse famiglie Ballarò in Spagna, ma non tutti i ceppi del cognome hanno origine comune: la più nota è una famiglia antica e nobile originaria della Catalogna. Il cognome fu conosciuto e apprezzato nei secoli remoti. “Ballarò” è stato un Talk Show televisivo trasmesso da RAI 3 dal 2002 al 2016 e condotto da Giovanni Floris (2002-2014) e da Massimo Giannini (2014-2016). Al programma, chiamato Ballarò dal nome di uno dei tre più noti mercati di Palermo (Vucciria, Capo, Ballarò), è stato assegnato il Premio Regia Televisiva, nel 2008 per la categoria “migliore testata giornalistica”, e, nel 2012, per la categoria “Top Ten”. GIOVANNI BALLARO’, uno degli esponenti del numeroso gruppo di ceramisti che operano nella zona di Caltagirone. La sua bottega “Ceramiche Ballarò”, attiva già dalla metà degli anni Cinquanta, produce ceramiche e maioliche in stile moderno, spesso pezzi unici, e ceramiche di tipo popolare tratte dalla tradizione calatina. Alcune sue ceramiche sono presenti nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Catania. ANTONIO BALLARO’, giornalista, componente del Comitato di Redazione de “Il Mulino”, rivista di cultura e politica. Ballarò è dottorando in teologia della Pontificia Università Gregoriana di Roma e insegna Religione Cattolica nei licei. I suoi interessi sono la teologia ed ecclesiologia fondamentale, la storia dell’ecclesiologia, la teologia pubblica. FRANCESCO LUCA BALLARO’ (Enna 23/2/1994), scrittore e docente; laureato in Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione presso l’Università di Catania, nel 2019 frequenta un Master in Tourism Hospitality and Event Management e, successivamente si laurea, presso l’Ateneo di Catania, in Storia e cultura dei Paesi Mediterranei; frequenta un Master di primo livello per l’insegnamento disciplinare umanistico presso le scuole secondarie di I e II grado. Ha ricevuto vari premi e riconoscimenti locali e nazionali per poesia e narrativa: 2^classificato al premio nazionale letterario “Città di Mesagne”, premio nazionale letterario “Dacia Maraini” e alcune menzioni speciali al concorso letterario “La Gorgone d’Oro” di Gela (CL).

Maggio/Maggi

Maggio/Maggi (come Federica Maggi, soprano, solista, corista, interprete versatile) L’origine di Maggio e delle sue molte varianti: Maggi (diffuso un po’ ovunque in Italia, meno in Sicilia), Majo (più raro, soprattutto in Sicilia e Abruzzo), Maggini, Maggetti, Maggetto, Di Maggio, si può fare risalire al nome medioevale Maggio, attribuito per devozione alla Madonna e simbolo della rinascita della natura, ai bambini nati in questo mese o, all’uso presso alcune comunità religiose di dare ai trovatelli, cognomi tratti dai mesi di nascita. Potrebbero, inoltre, derivare da alcune località geografiche come Maggio nel lecchese o Viamaggio o Viciomaggio nell’aretino, nelle quali probabilmente risiedevano i primi esponenti della famiglia. Maggio è un cognome diffuso in tutta la penisola: i ceppi più consistenti e più importanti si trovano in Sicilia, Puglia, Lombardia, Piemonte, Campania, Lazio, Veneto. Nell’Isola i nuclei più numerosi sono nel palermitano (Palermo, Cefalù, Geraci Siculo, Borgetto, Montemaggiore Belsito, Trabia, Castelbuono, Terrasini, Godrano, Camporeale, Bagheria, Carini, Ciminna, Monreale, Lascari, Gangi, Capaci, Corleone, Campofelice di Roccella, Alia, ecc.), nel catanese (Catania, Randazzo, Motta Sant’Anastasia, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Valverde, Gravina di Catania, Castel di Iudica, Misterbianco, San Giovanni La Punta, San Pietro Clarenza, Militello Val di Catania, San Gregorio, Mascali, Biancavilla, ecc.), nel messinese (Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Sant’Agata Militello, Falcone, Condrò, Merì, San Filippo del Mela,  Lipari, Villafranca Tirrena, Gioiosa Marea, Pace del Mela, Saponara, Scaletta Zanclea, Santa Lucia del Mela, ecc.), nell’agrigentino (Sambuca di Sicilia, Cammarata, Santa Margherita Belice, Sciacca, Menfi, San Giovanni Gemini, Caltabellotta, Ribera, Montemaggiore Belsito, Grotte, Agrigento, ecc.), nel trapanese (Marsala, Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Petrosino, Erice, Calatafimi, ecc.).

Riferimenti storici e personaggi. Il Galluppi cita la famiglia Maggio o Del Maggio originaria dal napoletano; essa godette di nobiltà in Messina nei secoli XVI-XVII-XVIII: Pietro Antonio nel 1736 ebbe il titolo di barone del Campo e Cristofaro, dottore in legge, ottenne l’investitura di barone di Camastra. CARLO MARIA MAGGI (Milano 1630/1699), personaggio attivo nel campo della letteratura e del teatro: fu letterato e drammaturgo molto noto all’epoca. A lui si deve la nascita della maschera milanese Meneghino, che raggiunse alti livelli di popolarità grazie alla sua commedia “I consigli di Meneghino”. Napoli ricorda la famiglia Maggio: sette fratelli, i primi quattro attori ENZO (1902-1978), BENIAMINO (1907-1990), DANTE (1909-1992), Giustina, in arte PUPELLA (1910-1999), ROSALIA (1921-1995), soubrette, Icadio, Margherita. Erano figli d’arte: il padre, DOMENICO MAGGIO, detto Mimì – (1879-1943), fu uno dei più grandi capocomici del teatro partenopeo; la madre, Antonietta Gravante, era erede della famosa famiglia Gravante, gestori del rinomato circo equestre “Carro di Tespi”, La coppia ebbe 16 figli, molti dei quali seguirono le orme paterne. MARIELLA (Maria Leonarda) MAGGIO (Trapani 18/6/1956), deputata regionale nella XVI legislatura, gruppo PD. Sindacalista, nel 2009 fu eletta Segretaria Regionale della C.G.I.L., la prima donna in Sicilia a ricoprire questo incarico. Attualmente è segretaria provinciale di Articolo Uno. FEDERICA MAGGI (Palermo 1993), soprano, corista, interprete versatile, nuova promessa della lirica italiana. Ha vinto la seconda edizione del concorso internazionale “Magliano città della musica” svoltasi in Puglia, nella frazione di Carmiano (Lecce); la soprano, oltre al primo premio, si è aggiudicata anche il prossimo concerto della Camerata Musicale Salentina, associazione che opera in Lecce e provincia. Federica Maggi, laureata presso il Conservatorio “Scarlatti” di Palermo, giovanissima vanta un curricolo di grande rispetto e la partecipazione a numerosi importanti concerti. Nel 2017 ha ricevuto il IV Premio “Donna Palermo – Lory Restivo” assegnato periodicamente a donne che si sono distinte per meriti culturali e artistici. 

Giammona

Giammona (come Giovanna e Giuseppe Giammona, vittime innocenti di Cosa Nostra) Giammona dovrebbe derivare dalla italianizzazione di un accrescitivo del nome arabo “Jamal”, che significa “bellezza”. Potrebbe, inoltre, derivare da soprannome basato sul termine spagnolo “Jamon”, che significa “prosciutto”, forse in riferimento all’attività del capostipite che era produttore e commerciante di prosciutti. Si tratta di un cognome siciliano ampiamente presente nel palermitano (comuni di Palermo, Capaci, Monreale, Misilmeri, Carini, San Cipirello, Corleone, Trabia, Bagheria, Belmonte Mezzagno, Vicari, Isola delle Femmine, Balestrate, Altofonte, Bolognetta, Altavilla Milicia e altri), e diffuso anche nel catanese (comuni di Catania, Aci Castello, Gravina di Catania, Aci Catena, Misterbianco, e altri), nel messinese (Messina, Giardini Naxos, Taormina, ecc.), nell’agrigentino (Sciacca, Isole Pelagie, Porto Empedocle, ecc.) nel trapanese (Castelvetrano, San Vito Lo Capo, Trapani, ecc.). Oltre lo Stretto è poco noto: alcune famiglie Giammona si trovano nel Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria e, qua e là, in alcune altre regioni italiane.

Riferimenti storici e personaggi. TINO GIAMMONA (Taormina 1966), artista, pittore, decoratore. Vive e lavora nella sua casa-studio nel cuore di Taormina, in quella via Giardinazzo diventata meta di pellegrinaggio per i turisti di tutto il mondo. Il suo stile si rifà alla cultura settecentesca decorativa siciliana e trae ispirazione dalle vecchie decorazioni dei “carretti siciliani” e delle classiche decorazioni delle ceramiche colorate utilizzate in tutta l’isola. Le icone, i dipinti e le lumiere di Tino raccontano, inoltre, un viaggio tra le feste popolari e le credenze dell’isola rese con i colori caldi del sole della terra di Sicilia. GIOVANNA GIAMMONA (Corleone 1968), vittima innocente di Cosa Nostra: fu uccisa il 25 febbraio del 1995 mentre viaggiava in auto con il marito Francesco Saporito. Si salvarono il figlio di un anno e mezzo perché la madre lo protesse con il proprio corpo, ma anche l’altro figlio di quattro anni che si trovava nel sedile posteriore dell’auto. Un mese prima, il 28 gennaio era stato assassinato il fratello di Giovanna, GIUSEPPE GIAMMONA (Corleone 1972) mentre si trovava nel suo negozio di abbigliamento. I boss, nell’ambito di una guerra fra clan, avevano decretato l’eliminazione di Giovanna e Giuseppe Giammona perché sospettavano (erroneamente) che i Giammona fossero coinvolti in un progetto ideato dalle cosche perdenti per rapire il figlio del capomafia Totò Riina. In seguito la Corte d’Assise di Palermo sancì che non esisteva alcun legame fra la famiglia Giammona e persone o gruppi appartenenti alla criminalità organizzata. AGNESE (Acitrezza  1934) e NELLA (Acitrezza 1931/2017) GIAMMONA, attrici protagoniste de “La terra trema”, film girato ad Acitrezza nel 1947, uno dei primi lavori del neorealismo, girato interamente in dialetto siciliano da Luchino Visconti, nel borgo marinaro di Acitrezza. Le due Giammona interpretarono Mara e Lucia Valastro, sorelle del protagonista, il pescatore ‘Ntoni Valastro. Le riprese del film furono molto travagliate e avvennero in un momento storico delicato come la fine della seconda guerra mondiale e lo scontro alle elezioni del 1948 fra il PCI e la DC. 

Sapuppo

Sapuppo (come Emanuele Sapuppo, lo scrittore che baratta libri) Sapuppo, cognome tipicamente siciliano, deriva dal nome arabo Shabub o dal termine arabo sab?b che vuol dire “chi ingiuria” (Vito Blunda), molto probabilmente riferito a soprannome del capostipite, noto per questa sua pecca. Il cognome è molto diffuso nel catanese (in più di trenta comuni, fra cui Catania, Ramacca, Palagonia, Santa Venerina, Aci Sant’Antonio, Zafferana Etnea, Gravina di Catania, Acireale, Belpasso, Tremestieri Etneo, Misterbianco, San Gregorio di Catania, Sant’Agata Li Battiati, Aci Castello, Scordia, Aci Catena, Bronte, ecc.), e abbastanza noto nel messinese (Messina, Taormina, Milazzo, Valdina, Santa Teresa Riva, ecc.), nel palermitano (Palermo, Castelbuono, Lascari, Carini, ecc.), nel siracusano (Siracusa, Augusta, Lentini, ecc.), nel ragusano (Ragusa, Vittoria, Santa Croce Camerina, ecc.). Al di fuori dell’isola alcune famiglie Sapuppo sono censite in Lombardia, Piemonte, Lazio, Toscana, Veneto e, qua e là, in altre regioni italiane.

Riferimenti storici e personaggi - Una famiglia Sapuppo, catanese, alla fine del secolo XVI possedette il feudo Schisò. Vittorio Emanuele III, re d'Italia, nel 1919 concesse ad ANTONINO SAPUPPO (Catania 24/8/1858- Ivi 10/12/1945) di Giuseppe ed Emanuela Asmundo, il titolo di conte con successione maschile. La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana e nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922. Il conte Antonino Sapuppo fu sindaco di Catania per cinque volte, dal 1894 al 1926, in periodi diversi e commissario per due volte, nel 1897 e nel 1925; la sua elezione a deputato della XXI Legislatura del Regno d’Italia fu annullata. La Giunta per la verifica dei poteri della Camera appurò che “quella di Catania non fu una elezione ma che brogli si fecero da entrambi le parti”: pertanto, dichiarò “vacante il secondo Collegio di Catania”. VINCENZO SAPUPPO (Acireale 1923/1949), carabiniere, vittima del dovere. Restò ucciso in un agguato della banda Giuliano; faceva parte di una pattuglia che, alle dipendenze del Comando Forze Repressione Banditismo, effettuava un servizio di perlustrazione nel territorio di Camporeale, compreso fra Partinico ed Alcamo. “Aggrediti di sorpresa, i carabinieri reagivano prontamente, ingaggiando con i fuorilegge un conflitto che si protraeva per circa mezzora. Un tentativo di attaccare frontalmente l’altura dai fuorilegge venne respinto e durante la scalata alla collinetta una raffica di mitra raggiungeva alla testa e al torace il carabiniere ... che rimaneva cadavere all’istante”. UMBERTO SAPUPPO (Catania 2/8/1941), incisore, pittore, scultore. Le sue opere sono eseguite principalmente con le tecniche dell’acquaforte e acquatinta negativa e raffigurano soggetti fantastici e surreali. Dal 1980 ha partecipato a diverse mostre e rassegne collettive in Italia e in Europa: fra le altre, alla IX edizione del Premio Acqui – Biennale internazionale per l’incisione, 2009, Acqui Terme; alla XIII edizione dello stesso concorso, nel 2017. EMANUELE SAPUPPO (Roma 1969), scrittore noto come “Il barattatore di libri”. Ex attore e cabarettista, nel 2015 decise di lasciare il posto fisso presso una S.p.a, e partì da Roma, sua città natale, senza un itinerario stabilito, portando con sé solo lo stretto necessario per dormire fuori la notte: viaggia in monopattino elettrico. Il suo primo libro, “Il risveglio di Iacopo Canegatti” è stato subito apprezzato e letto tanto da avere ricevuto anche diversi premi. Poi ha scritto “Il barattatore di libri”, (2018), e “I 108 aforismi per un viaggio. Volevo essere un monaco, ho preferito essere” (2020). Ogni suo lavoro è autofinanziato e lo regala a chi glielo chiede. Il ricavato delle vendite va in beneficenza, per aiutare che è in difficoltà.

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