La sinfonia visiva di "Bianco su Bianco" in scena al Biondo: spettacolo consigliato ai sognatori

Un teatro agganciato a quello orientale dove l’attore è anche acrobata. La compagnia Finzi Pasca, definita in Russia come “gli ultimi neorealisti in bianco e nero”, in scena al Biondo con uno spettacolo di ‘acrobatica’ poesia

Il primo istinto sarebbe quello di dirvi: questo spettacolo non voglio raccontarvelo. Perché certe cose non devono essere raccontate, ma viste, anzi vissute. Lo spettacolo ‘Bianco su Bianco’ della compagnia Finzi Pasca è un sussulto di poesia in essenziale drammaturgia. In scena nella splendida cornice del Teatro Biondo di Palermo sino a domenica 9 aprile. Sette chilometri di cavi invisibili alimentano una foresta di lampadine (348), talvolta sospinta da una macchina del vento (a 50 nodi), tre cappelli, due maschere, una chitarra, 6.268 parole, costruiscono l’architettura onirica attraverso cui si muovono, con delicata malinconia, i due eccezionali interpreti: Elena (Helena Bittencourt), narrastorie dei ricordi di Ruggero, timido tecnico di scena interpretato da Goos Meeuwsen.

«Non saranno dei sogni, ma delle piccole allucinazioni, un modo di lasciar emergere il Rosso e il Nero che si nascondono dietro al Bianco del nostro immaginario da clowns», racconta il regista svizzero Daniele Finzi Pasca, fondatore dell’omonima compagnia, firma della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Sochi 2014, e autore di successo di alcuni spettacoli del Cirque Eloize e del Cirque du Soleil.  

In questa foresta di luci, curata da Hugo Gargiulo, fatta di lampadine sorrette da un’asta o sospese da un filo, si dipana uno spettacolo tragicomico che fa della sua eleganza il registro di una storia a due voci. È il racconto della vita di un bambino con un papà violento e ubriacone. Lo vediamo crescere, accompagnati dalla voce di Elena assistiamo alle sue tante rivoluzioni, attraverso lutti e sevizie, menzogne e speranze taciute. Salvato dall’amore, Ruggero diventa tenero uomo che non rinuncia al proprio linguaggio fantastico. Sono entrambi due eroi tarkovskijani, esili nella propria fragilità, capaci di sublimare la propria sconfitta umanità, così da ispessirsi e diventare immensi, seppure effimeri, quando le difficoltà della vita lo richiedono, come dirà Elena di un Ruggiero non più bambino. Teatro, musica, giocoleria, cinema, sono tutte anime che è possibile rintracciare in questo spettacolo che si mostra come una immaginifica installazione. L’opera di Finzi Pasca ha desinenze nostalgiche della tradizione russa, incidenze del teatro orientale (dove l’attore è anche acrobata), l’impronta elegiaca di quello greco e delle sue macchine teatrali, che lo stesso regista svela di avere scoperto da bambino negli spettacoli di Giorgio Strehler al Piccolo di Milano. E il suo Ruggero ricorda tanto l’ingenua e sperduta Gelsomina, personaggio felliniano interpretato dalla magistrale Giulietta Masina, quanto un moderno William Kempe (interprete seicentesco del celebre ‘fool’, clown, shakespeariano). 

Talvolta la storia sembra svoltare su discorsi esistenziali, pronti a svelare una verità suprema o un epilogo desumibile, che investe lo spettatore di chiaroveggenza, con quel piccolo guizzo di soddisfazione di chi è pronto a dire: “ho capito come andrà a finire”. Ma non è così, nessuna rivelazione, nessuna tensione ontologica o metafisica. ‘Bianco su Bianco’ permea l’epidermide emotiva proprio per la sua feroce semplicità. In platea gli occhi intorno tradiscono emozione, il silenzio diventa sussulto da cancellare velocemente col gesto clandestino di una mano, e rispedire giù allo stomaco. Una scena molecolare in cui le flebili luci che fasciano i due protagonisti sembrano la materializzazione di quell’alfabeto inventato da Ruggiero per far fronte alle sottrazioni della sua esistenza. Così che al tripudio di luci e colori che si serve ai momenti tragicomici, con sfumature clownesche, si alternano momenti quasi monocromi, un sottovoce narrativo che riporta lo spettatore al nodo drammatico della storia. È una favola moderna che commuove perché non è mai del tutto invenzione scenica. ‘Bianco su Bianco’ è anche una preghiera, che almeno una volta nella vita ognuno di noi ha intonato «quando il destino ci seguiva passo a passo, come un pazzo con il rasoio in mano», per dirlo con le parole di Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij. 


BIANCO SU BIANCO | scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca
con Helena Bittencourt e Goos Meeuwsen
Julie Hamelin Finzi Direttrice di creazione e produzione 
Maria Bonzanigo Musica, sound design e co-design delle coreografie
Hugo Gargiulo Scenografia, accessori e co-design Firefly Forest
Giovanna Buzzi Costumi
 

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