Martedì, 18 Maggio 2021
Zisa

Thomas Lange e la pittura della presenza allo Zac: "Spero di creare una resurrezione"

Chiacchierata informale con l'artista berlinese le cui opere saranno esposte ai Cantieri Culturali fino al prossimo 10 settembre: "Vengo da un passato costruito, vivo un presente che non c'è, e l'unico futuro sicuro è la morte"

Visitatori alla Zac per la mostra di Thomas Lange

Siamo abituati ai pieni, li riconosciamo a pelle, e ne costruiamo di nuovi continuamente. Ma i vuoti? E’ una domanda che mi ha accompagnato lungo tutta la mostra di Thomas Lange, allestita all’interno dello Zac di Palermo, dove il vuoto diventa architettura caotica e poi ancora biografia irrompente, o talvolta sussurrata come i volti che si intravedono appena sotto strati di pennellate vigorose. Sono ritratti familiari, passaggi affettivi impressi sulla tela (che è il metallo di una rete o di una zanzariera, dei rotoli lunghissimi di carta, delle stoffe, dei fili elettrici), così da trasformare la sua prima antologica italiana in una pagina biografica di forte impatto emotivo.

Ciò a cui assistiamo è una grande opera lirica con frammenti di memoria, personale e collettiva, sotto forma di pittura dalla gestualità decisa e materia manipolata. L’immagine si astrae e ricostruisce, si trasforma e diviene pensiero laico su icone sacre, citazione artistica, romanticismo erotico, sessualità e pagina del proprio vissuto. Per questa ragione, la comprensione non è mai immediata, necessita di intervalli e digestioni, occorre ritornare su ogni sua opera esposta, rivederle in una successione sempre differente come se qualche altro pezzo si disvelasse allo spettatore.

Quale è il senso della sua pittura? Prima di rispondermi mi invita a risalire la china del grande spazio espositivo, pervaso dai suoi colori, e trovare la concentrazione in un bicchiere di vino, “per far fronte al caldo e conciliare i pensieri” mi dice sorridente. Ritornati nella pancia della mostra iniziamo questa intervista informale, con alle spalle l’opera che capeggia su tutte le locandine dell’evento (in cui è ritratto il compagno, l’artista Mutsuo Hirano, per la serie ‘Famiglia’ composta dal ritratto dei genitori, del fratello, della sorella e di un suo autoritratto). Per l’artista berlinese, classe ’57, ogni mostra deve sempre essere affrontata con un interrogativo: ‘che cos’è l’arte?’. Una domanda non da poco, che sin dall’antichità ha affascinato filosofi, pensatori e studiosi di ogni dove. Quesito che oggigiorno è il pubblico ad affrontare e rimandare, talora violentemente, dinanzi a produzioni artistiche contemporanee che, non comprendendo, taccia come eccessi e non-arte.

Nel 1897, Lev Tolstoj nel suo saggio ‘Che cosa è l’arte?’ sostiene che autentica è “l’arte popolare”, capace di contagiare e unire. Per lo scrittore russo non si potrà definire opera d’arte una produzione che non suscita nell’individuo un sentimento di gioia nella comunione spirituale con l’artista e con gli altri che contemplano la stessa opera. Lange non sembra discostarsi molto. Mi racconta che l’arte, la sua arte, deve essere condivisione, linguaggio collettivo: “Le mie opere nascono da un tema molto privato che attraverso la pittura trasformo in un messaggio comune”. Per il pittore berlinese non tutto può essere arte, poiché ciò che lo è deve rispondere alla “domanda dei tempi”: del passato, del presente e del futuro. “Questo – mi dice con i suoi occhi che ogni tanto si perdono altrove – è il mio modo di produrre artisticamente. Quando vai a una mostra – continua – vedi un oggetto e ti chiedi: ‘questa è arte?’. Se è arte deve contenere tre domande fondamentali: da dove vengo, dove vado e dove sono. Queste sono anche le domande essenziali della vita. Se non contiene queste domande allora rimane solo forma”. Legami con il passato storico e il proprio, è così che ci suggerisce di decodificare quella che potremmo definire un’immensa installazione artistica nella quale assistiamo a una intersezione fra piani temporali, ma anche a quella fra caos e ordine.

Thomas Lange allo Zac - Ro.Puccio (14)-2

Attraversando volti e giardini di ceramiche e terracotta di ispirazione classica, drappi, rami, ombrelli, canne, assi di legno assemblate come croci deposte, su cui il colore risiede come impronta temporale, raggiungiamo la fine della mostra. Ad attenderci il ritratto quattro metri per quattro di Federico II (Federico, 2017, tecnica mista su tela), opera espressamente realizzata per questa antologica, che esprime il doppio legame con Palermo: dell’artista con il capoluogo siciliano, e di quest’ultimo con la Germania di cui il re di Sicilia incarnava entrambe le anime. Nelle forti tonalità di rosso che diventano volto assistiamo nuovamente alla sovrapposizione di passato e presente attraverso quella del volto dell’artista su quello di Federico.

La mostra allo Zac è un viaggio artistico di grandi dimensioni che raccoglie 70 dipinti di vario formato tratti da diversi cicli di lavori (Quadri a strisce, Uomini delle caverne, Ricordo e Finzione, Il Santo Momento, Dopo Caravaggio, Melodia Apocalittica, Golgota, Vera Icona). Alcune opere sono inedite e altre poco conosciute perché provenienti dall’atelier di Lange, racconto cronologico della sua produzione: dagli esordi neoespressionisti degli anni ’70 fra i ‘Giovani Selvaggi’ dei trasgressivi ambienti underground della Berlino Ovest, fino all’influenza italiana negli anni ’90 (epoca in cui Lange vive nel nostro Paese e impara l’arte della terracotta e della ceramica). I punti nodali sono sempre il tempo e la memoria. È sul finire della nostra intervista, un po’ più simile a una chiacchierata tra amici, che me ne spiega il senso: “Vengo da un passato costruito, vivo un presente che non c’è, e l’unico futuro sicuro è la morte. Spero che attraverso la pittura io possa creare, durante la mia vita, una resurrezione”.

Thomas Lange a Palermo | visitabile sino al 10 settembre presso gli spazi dello Zac - Zisa Zona Arti Contemporanee. A cura di Davide Sarchioni e Lorenzo Calamia, è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura della Città di Palermo, con il patrocinio del Console Onorario della Repubblica Federale di Germania a Palermo e del Goethe-Institut Palermo, in collaborazione con la Fondazione Volume! di Roma, la Galerie Poll di Berlino e MLZ Art Dep di Trieste. Per chi volesse approfondire consiglio il catalogo curato da Davide Sarchioni, ‘Thomas Lange’ (edizioni Gli Ori – Editori Contemporanei, 2016).


 

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