L’esordio operistico di John Turturro: "'Rigoletto’ tra decadenza, crolli e maledizioni"

Il regista e attore americano confessa: "Ho scelto ‘Rigoletto’, perché è l’opera preferita del mio amico siciliano Michael Badalucco". Al Teatro Massimo il debutto internazionale dal 13 ottobre. Per gli appassionati di serie tv Turturro parla di un probabile rinnovo della seconda stagione di "The Night of"

John Turturro

Una corte come intrappolata da centinaia di anni in un palazzo rinascimentale in decadenza, un’ambientazione scarnain cui temi come la maledizione e il buio si mescolano perfettamente in una linea temporale fissata alla fine del XVIII secolo, e non nella Mantova del XVI secolo in cui Verdi colloca le vicende dell’opera. «Ci sono bellissimi elementi del set che crollano, tutta l’opera è pervasa da un senso del crollo e della decadenza», così il costumista Marco Piemonteseci introduce all’ambientazione del ‘Rigoletto’, opera d’esordio alla regia lirica diJohn Turturro, regista e attore amato da Spike Lee e dai fratelli Coen,molto amico di Francesco Rosi, con cui lavorò nel suo ultimo film ‘La Tregua’ (1997). Rigoletto debutta in prima assoluta al Teatro Massimo di Palermoil 13 ottobre, ore 20:30 (con repliche sino al 21), per poi approdare in teatri internazionali.

Le immagini delle prove | VIDEO

La storia si svolge nell’epoca di Cagliostro, della massoneria e dell’occultismo, racconta di una società debosciata fisicamente e moralmente, dove gli specchi offuscati, la nebbia e i costumi di colori cupi concorrono a mettere in risalto il candore di Gilda, unico elemento di purezza, progressivamente macchiato dal rosso della passione e del sangue. Il rosso è elemento scenico e di narrazione, appare improvvisamente quando Monterone lancia la sua maledizione, e ritorna negli abiti dei due agenti della morte di Gilda, Maddalena e Sparafucile. Anche i fiori sul vestito di Gilda sono purpurei, presagi in movimento, diverranno sempre più grandi via viaandrà incontro alsuo tragico destino. I costumi di Piemontese sembrano tratteggiati per le pagine di una storia gotica, con personaggi rappresentati in modo semplificato, nell’ottica di renderli facilmente identificabili all’interno di questa ambientazione essenziale.

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E' la formula del ‘lessis more’ la scelta registica di Turturro, un’asciugatura nel cui piglio possiamo forse cogliere l’inclinazione cinematografica alla riduzione: «È stato importante focalizzarsi sui cantanti e sulla musica - spiega il regista - le luci sono un altro elemento fondamentale (curate da Alessandro Carletti, ndr) abbiamo cercato di non arricchire troppo, di togliere, di evitare i barocchismi, per dare la possibilità alla musica e ai cantanti di emergere a pieno. Spesso noto che i direttori aggiungono troppo, ho svolto un’operazione contraria». Il regista definisce l’opera verdiana un capolavoro fantastico con cui si è approcciato con grande umiltà, privilegiando i dettagli umani, la profondità del dramma, senza sconvolgimenti o reinvenzioni. Lo scenografo Francesco Frigeri si è così impegnato a costruire una scena cheè una decostruzione del mondo realistico in cui vengono banditi gli orpelli: «Sul fondo deve emergere la scala cromatica, bellissima, dei costumi» spiega Frigeri, che ha realizzato le scene nei laboratori di Brancaccio del Teatro Massimo.

L’esordio operistico di Turturro, il rapporto con la musica e la scelta del ‘Rigoletto’. Nato negli Stati Uniti in una famiglia di origini siciliane, è circondato sin da piccolo dalla musica di ogni genere e provenienza. La madre da giovane faceva parte di un gruppo musicale insieme ai fratelli, abbandonato per dedicarsi alla famiglia continuò a cantare in casa e in chiesa. Anche nella famiglia del padre, pugliese, il rapporto con la musica era molto forte. John per qualche anno tenta la strada delle percussioni, ma poi abbandona, mentre il fratello maggiore Ralph suona sax e chitarra. Un rapporto, quello con la musica, costante nel tempo: «Quando ho scritto e diretto ‘Romance &Cigarettes’ – spiega Turturro nelle note di regia – ho raccolto in quel film molto di quel mondo e della musica popolare in cui sono cresciuto. E questo mi ha condotto poi a ‘Passione’, un documentario/avventura nel mondo della musica napoletana». Le opere proposte a Turturro sono state inizialmente tre, ma la scelta di ‘Rigoletto’ è stato un omaggioall’amico siciliano Michael Badalucco, attore statunitense di origine italoamericana che ama quest’opera e verrà a vederla. L’incentivo poi, come spiega ancora il regista, è il fatto che pur conoscendo molto bene Verdi, cita l’’Otello’ e la ‘Traviata’, il ‘Rigoletto’ era l’opera di cui conosceva solo la musica, non avendo mai visto una messinscena, così da sceglierla definitivamente per il suo esordio.

Le differenze tra lavoro operistico e cinematografico. Inevitabile chiedere quanto dell’esperienza cinematografica risieda in questo suo esordio. Turturro definisce alcuni confini tra i due mondi, spiegandoper esempio come nell’opera non si possano scegliere gli interpreti, a differenza del cinema dove la parte più importante del suo lavoro si incentra proprio nellaselezione degli attori. Altra differenza, spiega Turturro, è il modo in cui si sta sulla scena: «mentre nel cinema gli attori si guardano tra di loro, nell’opera i cantanti seguono la musica». La scelta più corretta secondo il regista è stata affidarsi alla guida del direttore Ranzani, provando ad adattare le proprie idee, e servire la propria visione alla storia: «in questo senso non riesco a pensare in termini cinematografici – ha spiegato Turturro – perché nel cinema si taglia… il Palazzo del Duca si taglia, la casa di Gilda si taglia… no, qui non puoi, la recitazione va avanti. Ho visto alcuni bellissimi film tratti da opere, uno di questi è di Francesco Rosi, ‘Carmen’, è fantastico sì, ma questo è qualcosa di molto differente».

Rigoletto a stelle e strisce? «Vedrete e ascolterete un’opera verdiana», è così che il direttore Stefano Ranzani ha risposto in conferenza stampa a chi tra le righeha manifestato la perplessità di poter vedere in scena un’americanata. Il maestro, la cui collaborazione con il Teatro Massimo prosegue ormai da venticinque anni, con la direzione di tantissimi titoli verdiani, tagliando corto ha aggiunto: «non è un’americanata, è una visione un poco più scevra da alcune pesantezze viste e riviste, svecchiata, ma assolutamente asservita alla musica e ai cantanti».

Il debutto dopo due anni di preparazione, un lavoro costruito a strati, corale, tra New York, Napoli, Palermo e Venezia, modulato infine dallo sguardo di Turturro, racconta il regista collaboratore Benedetto Sicca, che usando la metafora della cucina spiega come l’occhio di Turturroabbia corretto e messo armonia tra tutti gli elementi combinandoli tra loro. Lo spettacolo è una coproduzione internazionale a quattro, un nuovo allestimento del Teatro Massimo con il Teatro Regio di Torino, la Shaanxi Opera House e l’Opéra di Liegi. Nel cast si segnala l’atteso debutto nel ruolo di Gilda del soprano Maria Grazia Schiavo, che si alternerà con Ruth Iniesta (apprezzata dal pubblico palermitano lo scorso aprile nei ‘Puritani’ di Bellini). Nel ruolo del Duca di Mantova canteranno Giorgio Berrugi e il venticinquenne Ivan AyonRivas, mentre i panni di Rigoletto saranno vestiti da George Petean, AmartuvshinEnkhbate Leo Nucci (per le due recite del 18 e del 20 ottobre). Completano il cast Luca Tittoto(Sparafucile), Martina Belli (Maddalena), Carlotta Vichi (Giovanna), Sergio Bologna (Monterone), Paolo Orecchia (Marullo), Massimiliano Chiarolla (Borsa), Giuseppe Toia(Ceprano), Adriana Calì (Contessa di Ceprano), Antonio Barbagallo e Gianfranco Giordano (Usciere di corte) ed Emanuela Sgarlata(Paggio). Il Coro del Teatro Massimo sarà diretto da Piero Monti. In scena anche il Corpo di ballo del Teatro Massimo.

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RIGOLETTO | Giuseppe Verdi
Opera in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave

Direttore Stefano Ranzani
Regia John Turturro
Coordinatrice del progetto registico Cecilia Ligorio
Scene Francesco Frigeri
Costumi Marco Piemontese
Luci Alessandro Carletti
Regista collaboratore Benedetto Sicca
Coreografia Giuseppe Bonanno
Assistente alle scene Alessia Colosso
Assistente ai costumi Sara Marcucci

Allegati

BINARIO CINQUE [«Non si interrompe un'emozione» Federico Fellini]

Al binario cinque della Stazione Termini arriva Amelia Bonetti, in arte Ginger. Il film di Fellini fu per me una folgorazione come le parole con le quali Moravia ne accompagnò la critica in suo articolo: «I 'mostri' di Fellini stanno a testimoniare una vittoria dell'immaginazione visionaria sulla lucida osservazione.» (L'espresso Roma, 2 febbraio 1986). Questa è (l')Arte. Ed ecco a voi un piccolo spazio dove appuntare considerazioni a margine su fatti d'arte, di teatro, di cultura, di visionarie immaginazioni

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Commenti (1)

  • Le prime 5 righe dell'articolo, si adattano bene come descrizione di Palermo...

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