"Arricampu", da Danisinni parte la "transumanza" artistica

Una donna seguita dal suo asino ritorna dai campi, un filo sottilissimo li lega, è l’imbrunire, i loro passi lenti mescolano polvere all’ombra di corpi silenziosi che si allungano sulla strada di ritorno a casa, mentre il bastone che tiene in una mano sembra tenere traccia di questo passaggio. E' il fermoimmagine pittorico di Alberto Ruce (urban artist) sul vecchio muro di una stalla che guarda a uno degli orti di Danisinni, antico rione palermitano. La prima delle sette opere previste in giro per la Sicilia, meta del progetto ‘Transumanze’, ideato da Alberto Ruce e dalla videomaker Carla Costanza (in arte ‘Giniusa’), artisti che lavorano in coppia tra l’Italia e la Francia, tornati nella propria terra per raccontare attraverso muralismo e video la micro-migrazione e l’abbandono dei luoghi e delle antiche usanze popolari siciliane. 

"Arricampu è l’invito al ritorno a una vita in armonia con la natura. I due personaggi sono uniti da un filo legato intorno al muso dello ‘scecco’ (asino, ndr) e tenuto dalla mano della vecchietta, a simboleggiare un legame e un bisogno vitale l’uno dell’altra", spiega Ruce. "Arricampu" ha una declinazione sonora che è più vicina alla Sicilia orientare, da cui i due giovani artisti provengono, un suono affettivo che rimesta memoria, immediato nella sua visione che scandisce le parole cantilenanti dei nonni, o di muti lavoratori di ritorno dai campi. L’opera è in movimento, spinge lo sguardo alla pancia del quartiere, alla memoria perduta di un luogo che era una distesa di orti, di un tempo in cui l’uomo era in perfetta simbiosi con gli animali, indispensabili per il lavoro e per la sopravvivenza. 

Con un accento catanese che scivola distinto nei loro racconti, Alberto Ruce e Carla Costanza, spiegano il progetto che li ha riportati in Sicilia da Marsiglia. A sostenerli in questo viaggio artistico associazioni e artisti dei luoghi, che sono anche tramite con la comunità il cui coinvolgimento è parte integrante del lavoro. A Palermo, partner il Museo Sociale Danisinni polo diffuso per l’arte contemporanea, nato nei mesi scorsi nell’omonimo quartiere, che si è occupato di fornire ospitalità e il materiale per la realizzazione dell’opera murale (grazie allo sponsor di cultura Cavallaro Arte), inaugurando così la prima residenza d’artista. Con questo evento si avvia, inoltre, la collaborazione tra il Museo Sociale e il laboratorio di design PUSH. per la progettazione di un percorso di residenze d’artista in città, che permettano la costruzione di scambi e contaminazioni con artisti nazionali e internazionali.

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I luoghi scelti sono piccole realtà ai margini in cui ripescare storie per registrarle attraverso interviste e restituirle in opere ‘velate’ su muri abbandonati, realizzate con una tecnica di spray acrilici e quarzite, una sovrapposizione di strati finissimi di colore che affondano e riemergono da muschi, croste nere, licheni che diventano rilievi, feritoie, da cui si libera un’immagine evanescente, che fa della trasparenza il suo linguaggio. Lo sguardo è invitato a una lentezza esplorativa che permetta la comprensione totale dell’opera. Tecnica e materia si fondono in un simbolismo che restituisce il senso della precarietà, della memoria labile, nella flebile denuncia dell’abbandono a cui la vista si è abituata. Carla Costanza, l’altra anima del progetto, si occupa della documentazione video e audio, e della post-produzione per la realizzazione di un documentario che sarà presentato nei prossimi mesi: «Vorrei riuscire a percepire il suono dell’assenza, dell’abbandono e filmarlo. Gli occhi di chi abita quei posti e gli scenari solitari parleranno e saranno i protagonisti. Ritorno in Sicilia, la mia terra, per poco: anche io faccio parte di questa stessa transumanza».    

Con ‘Transumanze’ il Museo Sociale Danisinni ha realizzato la prima residenza d’artista nel quartiere palermitano già meta di writer e artisti internazionali, che nel corso di due anni hanno dato vita a una galleria d’arte a cielo aperto per combattere degrado urbano ed emergenza sociale, e a un presidio artistico permanente che dura da tre anni. «L’esperienza della residenza d’artista era stata avviata con successo con ‘Rambla Papireto’, progetto dell’Accademia di Belle Arti – spiega Valentina Console, presidente del Museo Sociale Danisinni e co-ideatrice del progetto –. In collaborazione con la Parrocchia Santa Agnese e il convento dei Cappuccini abbiamo ospitato alcuni artisti che hanno regalato opere bellissime al quartiere e alla città: i murales di Gui Zagonel, artista brasiliano e di Guido Palmadessa, argentino; il lavoro artistico del collettivo parigino X-Rivista, nell’ambito degli eventi collaterali di Manifesta 12. Il Museo Sociale Danisinni eredita l’esperienza di Rambla Papireto, affinché non si concluda, con l’obiettivo di portare avanti un’operazione culturale e sociale che ha avuto il merito di accendere i riflettori su un quartiere a lungo dimenticato». Un polo per l’arte contemporanea nato da pochi mesi e che conta già una collezione di un centinaio di opere donate da artisti nazionali e internazionali, che saranno presentate nelle prossime settimane in un catalogo online sul sito del Museo Sociale (www.museosocialedanisinni) e portate in giro all’interno di mostre itineranti. 

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Le tappe siciliane di ‘Transumanze’. Inaugurata nei giorni scorsi l’opera a Danisinni, Ruce e Costanza si sono mossi alla volta di Poggioreale (Trapani) dove tra le macerie di un luogo sospeso nella sua distruzione è nata l’opera ‘Tuppettu’, due gigantesche trottole rotte, ferme «a simboleggiare un gioco svanito, come il paese di Poggioreale antica. Una vita e un'economia che non gira più», spiega Ruce. I due artisti si trovano in questi giorni a Grotte, piccola cittadina agrigentina, in cui sta per essere conclusa la terza opera: una capretta stretta tra le mani di un uomo di cui non si percepisce il volto, una presenza che l’afferra, la blocca e la custodisce al tempo stesso. Terminata l’opera le altre località che raggiungeranno saranno: Delia (Cl), Caltagirone (Ct), Catania e S. Marco D’Alunzio (ME). 
 

BINARIO CINQUE [«Non si interrompe un'emozione» Federico Fellini]

Al binario cinque della Stazione Termini arriva Amelia Bonetti, in arte Ginger. Il film di Fellini fu per me una folgorazione come le parole con le quali Moravia ne accompagnò la critica in suo articolo: «I 'mostri' di Fellini stanno a testimoniare una vittoria dell'immaginazione visionaria sulla lucida osservazione.» (L'espresso Roma, 2 febbraio 1986). Questa è (l')Arte. Ed ecco a voi un piccolo spazio dove appuntare considerazioni a margine su fatti d'arte, di teatro, di cultura, di visionarie immaginazioni

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Commenti (1)

  • Ottima descrizione.

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