Sandra Figliuolo

Opinioni

Sandra Figliuolo

Giornalista Palermo PalermoToday

Il "Baretto", lo sfratto e l'indignazione: se la legalità esiste solo a chiacchiere

Legalità. E' forse la parola più pronunciata (spesso anche a vanvera) a Palermo. Invocata, ricercata, abusata, utile per rendere più credibili discorsi traballanti o appuntata, a mo' di medaglia, sul petto di improbabili paladini della giustizia. Vaneggiata, ma purtroppo poco praticata nei fatti, come dimostra emblematicamente la vicenda del "Baretto" di Mondello, in cui, anche per un corto circuito mediatico, molti cittadini e - quel che è più grave - diversi rappresentanti delle istituzioni hanno finito per schierarsi a favore di chi è invece nel torto.

Se un inquilino non paga l'affitto per anni, è lecito che il proprietario dell'immobile si rivolga a un tribunale per chiederne lo sfratto e recuperare magari anche i canoni arretrati? Chiunque risponderebbe sì, ma nella città della legalità (apparente) invece si è addirittura scesi in piazza per difendere il moroso e si sono persino lanciate petizioni on line per salvarlo dalla cattiveria e dalla prepotenza dell'avido "padrone", l'Italo-Belga.

Il "Baretto" per tanti palermitani non è una semplice gelateria, ma un luogo legato a ricordi che attraversano intere vite e generazioni. E' un simbolo. E inevitabilmente la notizia dello sfratto dei gestori (che non implica la chiusura del locale), anche sulla scorta di ricostruzioni approssimative dei fatti, ha suscitato un'ondata di forte indignazione, proporzionata all'intensità del legame emotivo di ciascuno con lo storico chiosco sulla spiaggia. Indignazione che si è manifestata - come ormai accade sempre più spesso - soprattutto su Facebook, con una tastiera.

Ma l'emozione, l'affetto, la nostalgia possono arrivare a mettere in discussione la sentenza definitiva emessa da un tribunale? Il rispetto delle regole può essere superato da post pieni di risentimento sui social, dove si chiede giustizia proprio mentre la si sta calpestando? Questa tanto sbandierata legalità può essere ripudiata perché così ha decretato la pancia del palermitano medio? A tutela dello stato di diritto e dei principi fondanti della democrazia, evidentemente no.

Che dire poi dei politici che hanno subito cavalcato l'onda e, alla ricerca di consenso, si sono schierati anche loro con i titolari del bar, più per assecondare gli umori delle masse che non in nome di un ideale o di una visione della società. Perché altrimenti come si può dare ragione a chi - secondo la Cassazione, non secondo il tribunale di Facebook - ha torto? Il Comune di Palermo, la città dove si parla costantemente di legalità, come può difendere chi non ha rispettato regole elementari come pagare l'affitto ed ottemperare ad una sentenza? 

E' necessario trovare una soluzione, che certamente non può passare dalle aule di giustizia, visto che in tutti questi anni i giudici hanno sempre dato ragione all'Italo-Belga che, dunque, ragione ha. Il Comune potrebbe tentare una mediazione per salvare - se ce ne sono gli estremi - un'attività storica, reddittizia (che tuttavia non ha pagato una spesa basilare come l'affitto) e diversi posti di lavoro. Nella legalità, però, non solo vaneggiata ma rispettata e attuata nel concreto. Non mettendo pezze peggiori del buco, cosa frequentissima in una città in cui nulla è mai come sembra e spunta sempre un precedente, una carta, un accordo, qualcosa di poco chiaro e trasparente che porta poi a dover giustificare l'ingiustificabile.

In questa storia coloro che, con tanto vigore e senza pensarci troppo, non hanno esitato a chiedere "giustizia" per il "Baretto" delle meraviglie ora dovrebbero domandarsi però chi abbia realmente avuto a cuore i loro sentimenti e i loro ricordi estivi e romantici. Certo non il titolare sfrattato, al quale forse sarebbe bastato mettersi in regola per evitare il peggio. Certamente neppure quei politici che si sono limitati a sfruttarli, questi buoni sentimenti. Perché alla fine cosa c'è di peggio di essere presi in giro da chi pianta la bandiera della legalità persino sull'emblema dell'illegalità, di chi gioca con le parole e cambia il nome alle cose, getta fumo, confonde le acque e spaccia per sopruso l'applicazione della legge?


 

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