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AMARCORD1983

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A cura di Alessandro Bisconti e Francesco Sicilia

"Totò che visse due volte": 25 anni fa la clamorosa censura del film palermitano

"Scandaloso. Non ci sono altre parole per commentare il fatto. Il clima si fa sempre più pesante. Siamo l’unico paese al mondo ad avere la censura sui film quando non esiste più per nessun’altra manifestazione del pensiero e della creazione". A parlare è Tinto Brass. Entra anche lui sull'argomento del momento. E lo fa a gamba tesa. Il caso, diventato nazionale, è quello relativo alla decisione di impedire l’uscita del "blasfemo" "Totò che visse due volte" di Daniele Ciprì e Franco Maresco. Non un divieto ai minori di 18 anni e neanche qualche sforbiciata, cose che persino i due autori palermitani avevano messo in conto, ma il rifiuto del visto a tre giorni dall’uscita nelle sale. Ciprì e Maresco sono sbigottiti. E' il 2 marzo 1998, 25 anni fa esatti. In realtà sembrano di più. Perché come dice Bernardo Bertolucci, che con la censura ci aveva già avuto a che fare, "si torna a un'Italia del passato". 

Perché censurare Totò che visse due volte? Perché al crepuscolo degli anni Novanta in Italia la religione è l'ultimo dei tabù che può cadere e l'argomento è intoccabile. Nella pellicola palermitana viene raffigurato un Gesù particolare, molto umano e la morte di Dio. Un cinema fuori dai conformismi culturali. Il film è ambientato in una Palermo poverissima, arcaica, piena di personaggi grotteschi. In bianco e nero, senza la presenza di una donna. Gli attori sono tutti uomini anche nei ruoli femminili, parlano in dialetto palermitano coi sottotitoli che scorrono in italiano. Tre gli episodi: il primo si apre con una fila di signori non più giovani che si masturbano mentre assistono a una proiezione porno. C'è "Paletta", un fallito solitario alle prese con frequenti e irrefrenabili pulsioni sessuali, la prostituta "Trimmutura". C'è poi la storia di Pitrinu, omosessuale appena morto, e del compagno Fefè, osteggiato dal fratello del defunto e infine Totò che appunto vive due volte. 

La Palermo più misera si mette a nudo. Tra sorci, fango, miseria, istinti sessuali impossibili da sopprimere, arrendevolezza, ignoranza, nani deformi, un angelo con le ali sodomizzato, una gallina stuprata. Ma anche un minorato mentale che implora amore dalla Madonna e violenta una statua di legno, e il Messia condannato a morire nella vasca piena di acido. Materialismo e messaggi morali, che vengono colti dallo spettatore più attento. Perfino mafia, prepotenza, il tema dell'omosessualità, il bigottismo della Palermo più povera. Tutto soffocato da un pessimismo dilagante, vendette, violenza, emarginazione e bisogno di aiuto, mentre sullo sfondo si intravede la contrapposizione tra il male e il bene che fanno a pugni nell'essere umano (col male che ovviamente prevale). E' una cruda denuncia contro il conformismo e l'ipocrisia.

La censura di "Totò che visse due volte" fa discutere e solleva polemiche. Arriva a tre giorni dall'uscita del film nelle sale. "Non ci è stato chiesto di tagliare le scene, a loro il film ha fatto schifo ed è assurdo che si torni al passato, con qualcuno che decide cosa si può vedere e cosa si deve vietare'', tuonano Ciprì e Maresco. La decisione è stata presa dalla Commissione censura riunita nel Dipartimento dello Spettacolo alla presidenza del Consiglio dei ministri. Il drastico provvedimento riporta il cinema ai tempi del fascismo. Eppure i due registi palermitani si potrebbero consolare pensando agli illustri precedenti. Ovvero Hitchcock, Monicelli, Brass, Pasolini, Bertolucci. Con un distinguo: Ultimo tango a Parigi, ad esempio, all'epoca venne però bloccato dalla magistratura e non dalla commissione censura.

Totò che visse due volte è il primo caso di censura cinematografica in Italia dopo 17 anni. Bisognerà aspettare il 2011 perché si verifichi l'ultimo episodio del genere (il film horror "Morituris"). Sono giorni di fuoco. Il parlamentare regionale di Alleanza Nazionale Salvino Caputo è tra i più contrari all'uscita del film. Invoca l'intervento del prefetto e del questore di Palermo per stoppare immediatamente l'evento, sollecitando anche l'intervento dell'arcivescovo di Palermo, Salvatore De Giorgi. Preannuncia perfino un sit in di protesta nell'eventualità che la visione dell'opera non venga vietata, dice ''no'' alla pellicola in quanto "inidonea poiché violenta e lesiva delle regole di buon costume: la trama e le scene del film - dice - sono scandalose e offendono gravemente la morale e l'etica non solo cattolica ma delle religioni in generale, mettendo, inoltre, in ridicolo anche la nostra terra''. 

Poi le polemiche si annacquano. Il film viene riabilitato tre settimane più tardi nonostante la commissione di revisione cinematografica a quel punto invochi la denuncia per vilipendio alla religione e per tentata truffa. Nel giorno in cui cade la censura al Jolly di Palermo si presentano in 150 per assistere a ''Totò che visse due volte''. Quattro ragazze appartenenti a un'associazione religiosa distribuiscono volantini nei pressi del cinema. Carabinieri e polizia controllano che davanti al Jolly non ci siano problemi. All'uscita arrivano i primi, attesissimi, commenti degli spettatori. Che si spaccano in due: da ''Che schifo'' a ''Geniale''. Ah, dopo il processo di appello, i registi e la produzione vengono assolti dal tribunale di Roma. "Totò che visse due volte", dal 1998 a oggi, rimane il penultimo film censurato in Italia. Poi nel 2021 la misura viene abolita. Venticinque anni dopo il film è sempre lì, visibile gratuitamente e interamente sul web, con le sue scene cult e le frasi rimaste scolpite nella memoria di chi l'ha visto, anche solo per sbaglio. E se il Dio di Nietzsche e Guccini è morto, quello di Ciprì e Maresco invece è vivo. Ma forse non ha niente da dire.

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