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Martedì, 31 Gennaio 2023
AMARCORD1983

AMARCORD1983

A cura di Alessandro Bisconti e Francesco Sicilia

Gli spari tra la folla in corso Vittorio e le due strane morti: così si svegliò Palermo 40 anni fa esatti

Palermo, 11 gennaio 1983. In piazza Marina c'è un uomo a terra in una pozza di sangue. In una cella dell'Ucciardone un detenuto impiccato nella sua cella. La città, che è nel pieno della seconda guerra di mafia, vive un'altra giornata tragica

In piazza Marina un uomo a terra in una pozza di sangue. In una cella dell'Ucciardone un detenuto impiccato nella sua cella. E' la mattina dell'11 gennaio 1983. Quaranta anni fa esatti. Palermo, nel pieno della seconda guerra di mafia, vive un'altra giornata segnata dal sangue. E fa i conti con l'omicidio di un insospettabile. Si chiama Giovan Battista Di Pace, ha 36 anni, è un impiegato alle Finanze. E' un lontano parente dei Greco di Ciaculli, la frangia perdente della più sanguinosa guerra di mafia che Palermo ricordi, mentre avanzano spediti i corleonesi.

Di Pace viene ucciso dai killer davanti agli uffici della Intendenza di Finanza, accanto a corso Vittorio Emanuele, a inizio mattina. Non ci sono dubbi. E' un'altra esecuzione di chiaro stampo mafioso, la prima dall'inizio dell'anno. Sì, è ripresa la guerra. E' il 1983, Palermo viene accostata a Beirut: sono i tempi più duri della città.

I killer aspettano Di Pace all'ingresso dell'ufficio. Lo fulminano con cinque colpi di calibro 38. Poi la folle corsa tra la gente. I malviventi scappano in cerca di una Bmw, c'è un "palo" al volante che li aspetta per fuggire lungo la strada affollata. Arriva una volante, proprio mentre gli assassini cercano un corridoio per dileguarsi. Succede di tutto: nasce anche una sparatoria tra i killer in fuga e i poliziotti, in mezzo alla gente. La folla è impaurita. Una pallottola sfonda il lunotto di una 126 e colpice un'automobilista di passaggio, Maria Salvinia Marino (giovane dottoressa del Civico), e le trapassa la schiena, per fortuna senza ledere organi vitali. Un altro proiettile vagante infrange invece i finestrini di un'auto in sosta.

Partono le indagini. Gli inquirenti puntano i riflettori su Ciaculli. Là viveva Di Pace con la moglie e i due figli. Un'esistenza tranquilla all'apparenza. Poi però spuntano i "si dice". Si sospetta che Di Pace facesse parte degli "inaffidabili" di Ciaculli e che fosse legato a Salvatore "Ciaschiteddu" Greco - che da tempo ha trovato riparo in Sudamerica, dove governa da lontano il gran traffico internazionale d'eroina - e al nipote di quest'ultimo, Domenico Bonaccorso. L'omicidio di Di Pace si inquadra nelle operazioni di sicurezza di Ciaculli e dello sfratto o soppressione degli inaffidabili della borgata, dopo il tentato omicidio di Pino Greco, avvenuto pochi giorni prima, nel Natale 1982. I Greco non sono delle persone qualsiasi: sono i protagonisti della guerra di mafia degli anni Sessanta e Settanta. A Palermo sono rimasti molti loro affiliati. Nel loro clan però c'è anche un giovane che è appena passato dall'altra parte e su di lui si concentrano le indagini. 

Intanto, dall'Ucciardone, arriva un'altra notizia: Pietro Sorbi, nipote di un boss, accusato di aver ucciso il capomafia Pietro Marchese nello stesso carcere, viene trovato impiccato nella sua cella. Sorbi è il sicario di Vincenzo Marchese, assassinato nell''82. Già da tempo chiedeva di essere mandato in manicomio. Sperava che lo facessero passare per pazzo. Lo trovano impiccato, dicono che si è ucciso. Anni dopo un pentito racconterà che lo avevano indotto ad ammazzarsi. Resta la cruda realtà: un altro morto nella mattinata di Palermo. Cronaca di una giornata di ordinaria follia che passa alla storia.

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