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Giovedì, 19 Maggio 2022
AMARCORD1983

Opinioni

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A cura di Alessandro Bisconti e Francesco Sicilia

Palermo-Foggia e il braccio spezzato di Sicignano: 25 anni fa il tramonto della squadra dei picciotti

Amarcord: 6 aprile 1997. I rosanero si giocano la partita della vita per evitare la retrocessione in C. La Favorita gremita non basta, vincono Di Michele e compagni. E il portiere subisce un grave infortunio. Esce tra le lacrime e attacca l'avversario che lo ha calpestato: "Chianese non è un uomo"

Un'uscita bassa sull'avversario involato verso la porta. La palla inchiodata sui guantoni sicuri. Il braccio però rimane sotto ai tacchetti dell'attaccante, che di fermarsi non ci pensa neanche un attimo. Il crac, il dolore lancinante, le lacrime. Vincenzo Sicignano è a terra e urla di dolore. Un altro Vincenzo, Chianese, anche lui napoletano, gli sta accanto ma è in piedi. Ha appena calpestato il portiere rosanero. Palermo-Foggia 6 aprile 1997, 25 anni fa oggi. Il giorno prima sul calendario beffardamente si legge "San Vincenzo". I rosanero sono con l'acqua alla gola. E' la partita della vita, serve una vittoria per evitare una retrocessione in C che altrimenti diventa probabile. 

E Sicignano ci rimette un braccio, che si spezza in due, sotto alla Curva Nord. Esce in barella tra gli applausi del suo pubblico. Va al vicino Cto. La diagnosi sembra una sentenza annunciata: braccio fratturato. Il dolore, l'operazione, la lontananza dai campi per oltre un anno e una carriera in rampa di lancio che piomba nel buio e finisce nel baratro degli interrogativi. "Sicignano tornerà a parare?". Sì, Sicignano tornerà a parare. Ma "brucia" una stagione e mezzo. Tutta colpa di quello che non è stato un normale fallo di gioco, e anzi si porta appresso una lunga polemica. Perché i ruoli si invertono e stavolta il portiere attacca l'attaccante. Il "Vicè" rosa punta il dito contro Chianese, anche anni dopo: "Non è un uomo, non mi ha fatto nemmeno una telefonata. Non mi ha chiamato subito dopo l'incidente, quando mi sono operato e nemmeno quando si è saputo che sarei rimasto fuori tutto quel tempo. Sono rimasto fuori per un anno intero e questa persona non mi ha fatto neanche una telefonata", continua a ripetere a chi gli ricorda quel Palermo-Foggia.

Nel 1997 Sicignano ha 22 anni. Quel Palermo-Foggia arriva nel cuore della stagione della maturità, in cui il portiere ha appena svestito i panni del ragazzino per indossare quelli dell'adulto. Come ha ricordato due anni fa in una lunga intervista a PalermoToday. "Ero giovane, ma stavo iniziando a ingranare come titolare (il Palermo aveva preso Bonaiuti dal Padova ma con scarsi risultati, ndr)". Per capirci: è l'anno dei quattro portieri, con Carmine Amato ed Emilio Zangara ad arricchire una rosa mai così piena di guardapali. "Poche settimane prima avevo parato un rigore a Thomas Doll, a Bari. Ne parai subito dopo un altro, contro il Chievo. Poi feci un gol in Siria direttamente dalla mia porta in una partita con la Nazionale militare. E conobbi la popolarità. Fino all'infortunio in quel famoso Palermo-Foggia. C'erano 40 mila spettatori, fu terribile. Ricordo che c'erano in palio punti pesanti per la salvezza". 

Quel Palermo-Foggia è uno spartiacque tra quello che poteva succedere e che non è mai successo. Il purgatorio tra il paradiso accarezzato la stagione prima da Vasari e compagni (ieri quella squadra è stata rievocata da Serie A Operazione nostalgia) e l'inferno che si spalanca dopo questa sconfitta. Stadio pieno perché il presidente Ferrara decide di ridurre drasticamente il prezzo dei biglietti, confidando nell'effetto Favorita per evitare la retrocessione in C. Per entrare bastano 6 mila lire. Una mossa che fa infuriare gli abbonati della prima ora. Ma poco importa. Ferrara ci aveva già provato col Genoa (1-1, punizione di Biffi). Riempire lo stadio per puntare sull'effetto Favorita. Ma quell'effetto è evaporato da tempo.

E' una giornata primaverile. Sole, folla, speranza. Che si scioglie come il Palermo già dopo 12 minuti quando un blitz di Colacone fa capire una volta di più che la 96-97 è una stagione maledetta. I rosanero (privi della coppia titolare di difesa Biffi-Ferrara e con Tasca-Ciardiello a proteggere Sicignano) attaccano ma non pungono mai dalle parti di Franco Mancini. E dire che Arcoleo le prova tutte. Dopo 33 minuti fa uscire Assennato sottoponendolo alla ghigliottina dei fischi della Favorita per far entrare la punta Saurini. Il Palermo gioca con Vasari, Saurini e la meteora Hoop in avanti. Ma l'olandese è una piuma che svolazza sul prato, un tulipano mai sbocciato nella primavera palermitana. E' il peggiore in campo insieme a Ciardiello e i giornali, l'indomani, lo puniscono con un 4 in pagella. Così a metà ripresa esce pure Hoop ed entra Frederic Massara, l'attuale direttore sportivo del Milan. Il Foggia - coi futuri rosanero Giovanni Tedesco e David Di Michele - non trema e conserva l'1-0 con poche sofferenze. 

Poi al 72' l'episodio che rischia di compromettere la carriera di Sicignano. Il portiere esce, è in netto vantaggio su Chianese, che però non si ferma e gli piomba sul braccio. Un brivido attraversa il popolo della Favorita quando le urla di Sicignano squarciano il silenzio dello stadio. Poi gli applausi e l'arrivederci direttamente dall'ospedale. Nel frattempo quel Palermo-Foggia segna la fine di un sogno. Arcoleo viene esonerato tre settimane dopo. Il Palermo dei picciotti è già finito. I rosanero finiscono in C. Prima però, per le ultime partite della stagione, il club decide di sostituire Sicignano con il preparatore dei portieri, Emilio Zangara, un ex calciatore, palermitano, tra i simboli del Licata degli anni Ottanta. Ha già smesso da tempo ma torna a indossare i guanti a quasi 40 anni. L'ennesimo paradosso di una stagione disgraziata. 

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