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Martedì, 24 Maggio 2022
Salute

Ansia per salute, guerra e pandemia: quando la psicoterapia è un "affare di famiglia"

Dall'Osservatorio Serenis emerge come 7 richieste di supporto psicologico su 10 sia stata motivata da stanchezza emotiva e senso di impotenza avvertite anche in casa propria e attribuibili al contesto di crisi

Non più soltanto una necessità sentita a livello individuale, ma un “affare di famiglia”: gli eventi traumatici collettivi che si sono susseguiti negli ultimi due anni - in primis la pandemia, poi la guerra e in generale l’incertezza dovuta alla recente inflazione e al caro bollette - hanno un costo “emotivo” che si riversa sui nuclei familiari, tanto da portare intere famiglie a cercare, sempre più spesso, un supporto psicologico. 

Il dato viene dall’Osservatorio Serenis, la piattaforma che affianca le persone nella ricerca di un giusto e soddisfacente percorso psicologico individuando lo psicoterapeuta più adeguato a loro, che ha condotto una ricerca su 100 psicoterapeuti appartenenti al network dell’azienda e distribuiti in tutta Italia.

Dall’Osservatorio Serenis emerge come 7 richieste di supporto psicologico su 10, negli ultimi mesi, sia stata motivata da ansia, paura, stanchezza emotiva e senso di impotenza avvertite (anche) nell’ambiente sicuro per eccellenza - la propria casa - ed attribuibili al contesto di crisi, tra guerra e pandemia.

La richiesta di aiuto ai terapeuti 

“Abbiamo contatti e confronti continui con il nostro network di terapeuti, per integrare le informazioni qualitative e scientifiche che arrivano dal campo che raccogliamo anche con i nostri osservatori ai dati della piattaforma, con l’unico obiettivo di personalizzare il servizio in ogni sua dimensione, dal reclutamento di nuovi terapeuti (e relative specializzazioni) fino al matching e alla costruzione dei percorsi - spiega Silvia Wang, founder di Serenis -. Il contesto di crisi e incertezza innescato dalla pandemia, che si sta adesso di fatto “prolungando” a causa della guerra, ha dato una dimensione molto più “familiare” ai disagi: praticamente tutti i terapeuti intervistati riportano una correlazione tra i disagi causati a livello individuale da guerra e pandemia e il contesto familiare.

Ma sono in aumento anche i casi che possiamo ascrivere all’ambito familiare, prima ancora che a quello individuale: sono diversi i genitori che ci chiedono aiuto per orientarsi nella gestione delle paure dei figli, mentre in tanti altri casi, il senso di impotenza e lo stress creano problemi a livello relazionale all’interno dell’ambito domestico; e ci sono anche i casi in cui veniamo contattati per indicazioni su come affiancare il partner (o il figlio) in disagi del sonno o dell’alimentazione provocati dalla crisi”. 

I consigli dello psicoterapeuta

“L’ansia generalizzata avvertita da tante persone a causa del protrarsi della situazione di crisi - tanto a livello individuale che a livello familiare - è principalmente da ricondurre al Disturbo dell’Adattamento: si tratta, in sostanza, di un disadattamento problematico a una serie di eventi stressanti continuativi o cronici che, di fatto, pongono la persona di fronte a esperienze avvertite come imprevedibili o minacciose. Proprio come una pandemia o una guerra - spiega il dottor Raffaele Avico, Psicoterapeuta di Serenis -. Oltre alla psicoterapia, questo disturbo può essere trattato, anche e soprattutto a livello familiare, con un approccio orientato allo “stile di vita”: è fondamentale infatti produrre attivamente all’interno del nucleo una sensazione di sicurezza personale, evitando l’isolamento e favorendo le interazioni anche attraverso la pratica di hobby familiari, come fare un disegno, guardare un film, cucinare o divertirsi in generale.

Anche l’attività fisica e una corretta alimentazione aiutano, così come stabilire delle routine giornaliere condivise. Questo vale ancora di più per i più piccoli: la guerra e la pandemia vanno spiegate, sì, ma evitando la sovraesposizione a informazioni o immagini. E, per i bambini ancora più che per gli adulti, è fondamentale creare un clima di protezione anche attraverso giochi o storie costruiti intorno a valori positivi, o coinvolgendoli attivamente in attività di solidarietà”.

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