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Mercoledì, 18 Maggio 2022
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Controllare il respiro per domare la mente: cos'è l'ashtanga yoga e come si pratica

Disciplina tradizionale del sud dell'India, è una pratica che lavora sul corpo rendendolo sano, flessibile e forte e sulla mente, grazie al potente controllo del respiro

In un mondo veloce come quello che stiamo vivendo è necessario trovare un modo per rallentare. Uno di questi è la pratica dello yoga, che offre l'opportunità di rallentare e calmare la mente attraverso il controllo del respiro. Il secondo sutra degli Yoga Sutra di Patanjali, uno dei più importanti documenti indiani sullo yoga, dice proprio: “lo yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente”.

L'Ashtanga Yoga, disciplina tradizionale del sud dell'India, è una pratica che lavora sul corpo, rendendolo sano, flessibile e forte, e sulla mente, grazie al potente controllo del respiro. Anzi: l'Ashtanga Yoga, una pratica molto performante e tutt'altro che statica, parte dal lavoro sul corpo per arrivare a controllare il respiro e a domare la mente.

Che cos’è l’Ashtanga Yoga

L’Ashtanga, definita come “meditazione in movimento”, è una forma di Yoga dinamico. Nella pratica dell'Ashtanga le posizioni fisse tipiche dell’Hatha, dette asana, si susseguono in un flusso ordinato e continuo, con una grande attenzione alla coordinazione tra respirazione (Ujjay pranayama), sguardo (Drishti) e movimento (Asana, appunto). In questo modo il corpo, attraverso il movimento coordinato e controllato, si purifica, espelle tossine (fisiche, emotive, mentali), sviluppando uno stato di salute che coincide con un maggiore equilibrio e funzionalità del nostro sistema nervoso. 

La pratica e le lezioni

Gli asana sono organizzati in sequenze e divise per sei serie, secondo la scuola di Sri K. Pattabhi Jois, che a metà del secolo scorso fondò a Mysore (città dell’India meridionale) un istituto di ricerca sull’Ashtanga, basandosi sugli insegnamenti del suo maestro T. Krishnamacharya. A partire dagli anni ’60, un numero crescente di europei e americani iniziò a recarsi periodicamente a Mysore per imparare la pratica dell'Ashtanga Yoga. Nasceva così la prima generazione di insegnanti occidentali, destinati a diffondere il metodo a migliaia di studenti sparsi per tutto il mondo.

Ad oggi la pratica e l’insegnamento nelle classi di ashtanga sono legati a due tipologie di lezione:

  • il “Mysore style”: lo studente acquisisce progressivamente autonomia nella gestione della propria pratica attraverso il sostegno individuale dell’insegnante. La pratica viene adattata tenendo in considerazione le caratteristiche dello studente, ad esempio modificando alcune posture in base alle competenze motorie raggiunte sino a quel momento, in modo da promuovere uno sviluppo graduale, sensato e sostenibile.
  • Lezione guidata: gli studenti praticano in gruppo, tutti al ritmo impartito dalla voce dall’insegnante che nomina le posizioni e conta sia la durata dello stato di postura, sia i movimenti di entrata e di uscita, avendo cura che questo ritmo sia sostenibile dai praticanti.

I benefici

“L'Ashtanga Yoga lavora sul respiro e sul corpo - commenta Giuseppe Panarello, uno dei più conosciuti e riconosciuti maestri di Ashtanga Yoga in Italia, che si reca regolarmente a Mysore per affinare la pratica - e questa connessione tra respiro e movimento porta grandi benefici sul sistema nervoso centrale e periferico”.

La prima serie, su cui tendenzialmente ci si concentra nelle scuole occidentali, è molto terapeutica, poiché il grande lavoro di piegamenti in avanti e il lavoro sulle anche sviluppa una mobilità utile a liberare le tensioni e ritrovare una corretta postura delle quattro linee della colonna vertebrale. I continui salti rendono la pratica dinamica: “L'errore che spesso facciamo nelle pratiche dinamiche - continua Giuseppe - è di accelerare troppo la pratica e andare dietro alla mente. Dobbiamo cercare di rallentare e generare il processo inverso: rallentare il movimento per rallentare la mente. L'Ashtanga Yoga allora diventa un sistema di purificazione straordinario, che va dall'esterno verso l'interno. Si comincia ascoltando il corpo, l'elemento più tangibile, curando le articolazioni, la postura, la mobilità, e piano piano si arriva a lavorare col respiro fino a che la pratica diventa negli anni una meditazione in movimento”.

Metafora della vita

“Trovo l'Ashtanga Yoga una metafora della vita: ci sono momenti in cui tutto scorre molto facilmente e dei momenti faticosi. Tutte le serie hanno una fase morbida e un picco molto alto di fatica, di solito a metà della serie. L'Ashatnga Yoga insegna a non girare intorno ai problemi, ma ad affrontarli. Quando arriviamo a una postura sfidante e riusciamo ad avere un approccio non sfidante, allora ci si riesce a godere il momento e il progresso graduale ottenuto, senza forzare il corpo. Di fatto, gli asana vengono quando ci si lascia andare e ci si abbandona alla asana. Questa pratica insegna proprio ad accettare per sviluppare resilienza; cercando un equilibrio dato innanzitutto dal controllo del respiro”.

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