Martedì, 15 Giugno 2021
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Villa Deliella: il sonno del Liberty che genera eco mostri?

Alla petizione lanciata da Eva Di Stefano seguirà venerdì 30 aprile un Webinar pubblico da Prospero, per il recupero immediato del Liberty siciliano sopravvissuto, che rischia di perpetrare la sua storica agonia dietro l’ambigua operazione Deliella

Palazzo Florio

La miglior opportunità del momento. Ecco il sunto dell'affaire Villa Deliella. Laddove riposano le reliquie dell'edificio vergognosamente demolito durante il Sacco di Palermo, si vorrebbe intervenire ora ricostruendo fedelmente la villa, ora un surrogato in sua vece, ora allestendoil museo del Liberty, ora il memoriale del Sacco, ora impiantando un giardino pubblico etc. Insomma, da quando la vicenda è tornata alla ribalta ogni direzione cambia all'ordine del giorno più di come facciano le scale di Harry Potter.

Qualche giorno fa abbiamo allora fatto squadra noi cittadini, addetti ai lavori e non, e abbiamo eletto un illustre rappresentante, la Professoressa Eva Di Stefano, storica dell'arte contemporanea che ha insegnato all'Università degli Studi di Palermo, mossa da grazia e saggezza, non da retorici sdegni. La nostra, infatti, non è una battaglia personale, ma una sensibilizzazione politica e comunitaria: alla grazia abbiamo suggellato il nostro obiettivo, far ragionare sull'ovvio, diradare le nubi, come faceva il buon Boezio, in favore del ragionamento, reindirizzare il danaro su interventi più urgenti, utili e immediati. Si è lanciata allora venerdì scorso 23 aprile la raccolta firmeper tale ovvietà, preceduta da una nota di Eva Di Stefano: "Questa città non ha bisogno di ulteriore cemento ma di riutilizzare con grazia ciò che già esiste e ha una storia". Fu proprio il padre di Eva, il Professore Guido Di Stefano, storico dell'architettura dell'Università degli Studi di Palermo e primo Presidente di Italia Nostra, a gridare subito allo "scempio" sulla Stampa e a informarel'amico Bruno Zevi. Zevi, a sua volta, pubblicò, su "L'Espresso" il famoso articolo Assalto a villa Deliella (3 gennaio 1960), denunciando la vicenda come caso nazionale e contribuendo a far immediatamente bloccare la speculazione edilizia che per fortuna non arrivò mai.

Alla nostra raccolta firme (clicca qui per firmare) seguirà a breve una massiccia campagna di sensibilizzazione a livello nazionale, che avrà inizio giàvenerdì 30 aprile, alle ore 18, con un Webinar aperto a tutti sul canale YouTube e la pagina Facebook di Prospero, la nota libreria-enoteca di Palermo di Cinzia Orabona, che modererà l'incontro a cui parteciperanno oltre alla Professoressa Eva Di Stefano e me anche Giuseppe Barbera, esperto di giardini mediterranei e Professore di Colture Arboree all'Università degli Studi di Palermo, Adriana Chirco, architetto e Presidente di Italia Nostra, DesiréeVacirca, architetto, museografo e docente di Museologia e Museografia all'Accademia di Belle Arti di Palermo,e Gianfranco Zanna, Presidente di Legambiente. Dalla puntuale Adriana Chirco apprendiamo che fu Nicolò Lanza, Principe di Deliella, tra il 1905 e il 1909, a voler costruire la villa sul terreno in enfiteusi dalla Contessa Radaly, con atto del "notar"Antonio Noto Galati. Ernesto Basile progettò e Salvatore Rutelli edificò.Il 30 novembre 1959 "L'Ora" scrisse: "E' in corso la demolizione del villino Deliella, [?] da sabato pomeriggio preda del piccone demolitore".

2 Villino Ida-2

La storia è nota a tutti, il presente pure, ma confuso, troppo. Facciamo allora un po' di chiarezza. Sarebbero stati stanziati 3 milioni di euro inizialmente per l'area Deliella - che, lo ricordo, la Regione dovrebbe comunqueacquisire da privati, una dispendiosa procedura che rischia di essere pure lenta e complessa - e, in un secondo step (chissà se a causa delle nostre pressioni), ora anche per villino Ida, in via Siracusa angolo via Principe di Villafranca, la casa-manifesto dell'illuminato Ernesto Basile, oggi illuminato solo dai neon della Regione che ne ha invece la proprietà. Poco importa se a due passi, in viale della Libertà angolo via Catania, riposa silente, abbandonatoe abbracciato dall'edera consolatrice, un edificiobello pronto e disponibile per un Museo regionale del Liberty siciliano, gratuito, pure di proprietà della Regione e già dimora privata di Vincenzo Florio:palazzo Florio per l'appunto. E poco importa se in giro per la città di Palermo ci sono ovunquei numerosi sopravvissuti del Liberty, depredati, moribondi oin vendita. In via Oreto angolo via Armòsi vende, difatti, una "storica palazzina stile Liberty da ristrutturare in zona Stazione Centrale", recita l'annuncio dell'agenzia immobiliare: si tratta divillino Garufi, casa-atelier di un altro artista di pregio dell'epoca, lo scultore Francesco Garufi, e che fino a qualche tempo fa custodiva ancora tutti icalchi in gesso del maestro,i quali, grazie all'intervento salvifico del fotografo Sandro Scalia, sono stati prontamente trasferitiall'Accademia di Belle Arti di Palermo, in attesa di restauro.

Poco importa, infine, se per caso arrivasse a colpi di bandi, tra un cambio di rotta e l'altro, qualche architetto compiaciuto a cui venga il ghiribizzo di innalzare un ecomostro sulla tomba di villa Deliella, paesaggisticamente a fianco di palazzo Abbate, il purpureo edificio costruito dall'illustre architetto Giovanni Tamburello nel 1885 e sopraelevato nel 1935 da un altro gigante del periodo, Salvatore Caronia Roberti (allievo e assistente,oltretutto, di Basile e di Rutelli). Il piano interrato di villa Deliella, ormai simbolo indiscusso dell'aberrante Sacco di Palermo, potrebbe essere semplicemente un memoriale di quegli anni tragici, ospitare un giardino pubblico per la collettività,prevedere un semplice "soffitto" di vetro e accogliere allestimenti e visitatori, nel ruolo di traccia archeologica urbana dello stesso Sacco.Ma questo in un secondo momento: tempi e risorse in campo sono pericolosamente allarmanti e il rischio di un'ennesima incompiuta è dietro l'angolo.

Le cospicue risorse stanziate, specialmente in un momento di emergenza pandemica che ci ha portati a riflettere sulle priorità da rimettere in discussione, si dovrebberoinvece destinaresubito a ciò che sopravvive, che boccheggia in agonia da troppo tempo. Ci si rallegra, comunque, che si sia smosso qualcosa, che la comunità abbia reagito e in qualche modo sconvolto i piani iniziali dell'operazione Deliella, e non, come ci hanno rimproverato alcuni sostenitori della "controparte", per ostacolare le "loro battaglie", ma per valorizzare e promuovere, hic et nunc, ciò che resiste ancora, seppur agonizzante. Giustissimo ciò che dice il nostro Assessore Alberto Samonà quando rivendica il fatto che "ciò che è nuovo e bello è che grazie all'iniziativa dell'Assessorato dei Beni culturali e del Governo regionale finalmente si torna a parlare di Liberty e di Palermo per la sua storia e cultura e non per i suoi disastri".

Si tratta del resto delmedesimo principio che animò gli eredi Basile, quando firmarono l'embrionale progetto su villa Deliella nel 2015, senza che ci fosse ancora di mezzo la Regione e le sue salate iniziative, avendo intanto già vincolato in favore della fruizione pubblica, collettiva, il loro sterminato archivio del valore di circa 26 milioni di euro. La priorità era anzitutto che si tornasse ad aprire una riflessione sulla città e sull'architettura di quel periodo. Così dichiara Celestina Joly Basile: "Ricordo bene quando mia zia Giuliana firmò personalmente quella raccolta-firme, che nulla aveva a che fare con la Regione. Poteva esserci di mezzo la Apple o qualunque altra azienda. Si trattava semplicemente di una petizione sulla ricostruzione di villa Deliella. Noi auspichiamo la valorizzazione di tutto il patrimonio Liberty, senza distinzione di autore o espressione artistica, ma è ovvio che ci preme soprattutto l'istituzione della casa-museo di Basile al villino Ida, sicuramente più urgente e importante, anche agli occhi della comunità scientifica nazionale e internazionale. Noi siamo una famiglia molto unita e l'intento comune è quello di mettere adisposizione della collettività l'archivio Basile che abbiamo custodito negli anni [disegni, schizzi, mobili, suppellettili.

Contemporaneamente non vorrei che si pensasse che i Basile siano contrari a una riqualificazione dell'area Deliella: essi da sempre supportano tutte le iniziative che vogliano valorizzare i nomi di Giovan Battista Filippo e Ernesto Basile e tutta la loro architettura, come testimonia il rapporto, continuo e ormai cinquantennale, intrattenuto con la Camera dei deputati, che proprio grazie a una parte del materiale del nostro archivio, ha realizzato, insieme a quello in sua custodia, un'importantissima mostra, il 20 novembre del 2018, per i cento anni dell'inaugurazione dell'Aula di Montecitorio. Non abbiamo dunque ostilità alcuna affinché si realizzi nell'area Deliella un progetto di riqualificazione, con un bel percorso didattico incentrato sul Sacco o anche un bel giardino da restituire alla collettività, purché si tratti comunque di qualcosa di non invasivo".

Una questione dunque di priorità, di ovvietà, di paesaggio urbano e di investimento corretto del denaro. Il Liberty, che ha fatto di Palermo la Felicissima della Belle Époque, merita ben altro trattamento (est)etico: resiste ancora la sua bellezza disarmante, sebbene mortificata dal degrado e dall'approssimazione, ma rischia di continuare a essere forma unica e decadentedi autotutela in fusione con quella stessa natura che l'ha ispirata, proprio come il palazzo Florio di viale della Libertà, abbracciato dall'edera, in attesa di un risveglio primaverile forse ancora tardivo.

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