Studiare le lingue nell’era dell'intelligenza artificiale (AI)

Diversi esperti di lingue e didattica - che ogni anno partecipano alla Gel di Palermo - il parere sull'uso degli strumenti digitali e in particolare sull'avvento dell'intelligenza artificiale nel mondo delle lingue, della scuola e dell'università

Qualche giorno fa il Guardian ha pubblicato un testo di GPT-3, un generatore di linguaggio dotato di intelligenza artificiale della compagnia Open AI. La domanda posta al bot era la seguente: "ma… i robot vengono in pace?". L'articolo, ironico ed inquietante, sembra scritto da una persona vera. Secondo il Guardian i contenuti generati in inglese da GPT-3 hanno la stessa qualità di uno scrittore umano.

A prescindere dalla complessità del tema e delle incertezze che l'avvento dell'AI genera, la sua evoluzione è ormai così spinta che non la si può più competere quantitativamente. Sul versante qualitativo invece, restano aperte numerose domande. Ad esempio – l’apprendimento scolastico sarà colpito dall’arrivo dell’AI? 

In ambito linguistico, ma non solo, il docente sembra ancora insuperabile. Le varie forme di AI devono imparare a cogliere la complessità del linguaggio umano. Ad esempio l'espressione paper jam, viene tradotta da Google Translate come “marmellata di carta” travisando in modo creativo, divertente, ma sbagliato il concetto di carta inceppata nella fotocopiatrice. 

La AI di Google, fra le più avanzate su internet, non coglie facilmente le ambiguità del lessico, le variazioni di senso, le sfumature esistenti tra le diverse lingue e/o una stessa lingua, i messaggi nascosti, la comunicazione non verbale. Abbiamo chiesto a diversi esperti di lingue e didattica che ogni anno partecipano alla Gel di Palermo (Giornata Europea delle Lingue del 26 settembre) il parere sull'uso degli strumenti digitali e in particolare sull'avvento dell'intelligenza artificiale nel mondo delle lingue, della scuola e dell'università.

"L'uso comune della lingua è qualcosa che gli algoritmi di deep-learning e i network neuronali non riescono ancora ad interpretare con successo" dice Giuliana Faldetta, direttrice di IH Palermo Language Centre e aggiunge: “In ambiti plurilinguistici quali le scuole dell'Europa di oggi, molti docenti ormai usano più lingue per insegnare la propria materia. Nessuna AI sarebbe in grado di tenere il passo o comprendere il lessico contemporaneo multiculturale delle nostre aule”. Anche MichaelaSinn, Docente Unipa e presso il Goethe Zentrum di Palermo ha indicato questo articolo pubblicato in inglese dal Goethe Institut: “I sistemi di intelligenza artificiale mancano di un prerequisito fondamentale – una coscienza capace di riflettere su sé stessi. [...] L'intelligenza artificiale non sarà in grado nel prossimo futuro di sostituire gli insegnanti della vita reale se non come supporto agli studenti nelle loro sessioni di autoapprendimento.” E Arthur Miles, che insegna inglese presso Unipa, commenta "AI may be usefulas an adjunct to teaching" ovvero che come tanti altri strumenti digitali può essere di supporto al docente più che una minaccia alle sue competenze.

Apprendere una lingua straniera oltre a darci la possibilità di comunicare, influisce direttamente sui nostri pensieri e le nostre emozioni. Soprattutto nel caso di lingue molto lontane, come può essere il cinese. Giuseppe Rizzuto, coordinatore dei corsi di cinese della Casa Officina segnala come “le lingue veicolano concetti culturali a volte molto distanti da quelli a noi familiari e apprendere una lingua ci offre un nuovo repertorio di possibilità per percepire e mostrare la nostra personalità”.  E infine il commento di Daniela Vaccaro, docente di lingue presso L'IC Rapisardi-Garibaldi:“Insegnare e apprendere le lingue è un processo seduttivo: ci si innamora di una lingua, dei suoi suoni, della sua ricchezza polisemica, della cultura a cui dà voce. Ci si ‘innamora’ anche degli insegnanti ed è difficile che una macchina seppur sofisticata possa sostituire il contatto umano”.

Forse i nativi digitali vogliono un approccio didattico moderno e multicanale, forse invece preferiscono i rapporti umani dopo tanti mesi davanti ai propri schermi. Da quando hanno subito il lockdown hanno anche imparato ad apprezzare la didattica di qualità e l’impegno dei propri insegnanti di lingue (ma anche di tutte le altre materie). 

Questa è la chiave. Nel 2020 Gli insegnanti di scuole e università hanno mostrato di essere pronti ad utilizzare e produrre contenuti digitali e sistemi innovativi. Solo un docente sa promuovere la voglia di apprendimento, elemento chiave che nessun software didattico o innovativa intelligenza artificiale può ad oggi offrire. 

Ecco una breve lista di cosa sa fare un insegnante umano e che una AI non riesce ancora a gestire
•    Coinvolgere gli studenti in modo empatico nel processo di apprendimento
•    Orientarli verso lo scopo che intendono raggiungere
•    Spingere al pensiero critico
•    Accrescere la propria autostima e valorizzare i propri punti di forza
•    Consigliarli sull'uso degli gli spazi virtuali e una interazione consapevole
•    Guidare la classe senza perderne il controllo
•    Chiarire che la formazione è un valore su cui investire per la propria crescita personale
Chi insegna favorisce un apprendimento attrattivo ed efficace e diventa un modello per gli studenti.Sa quando non bisogna transigere e quando lasciar correre. È capace di attivare negli studenti il piacere dello studio e la voglia di non arrendersi alla fatica. 

Riuscirà l'AI a superare l’intelligenza degli insegnanti in questo?
I docenti che lavorano nel mondo delle lingue, della scuola e dell'università qui a Palermo credono di no.

(Fonte: Ufficio comunicazione IH Palermo Language Centre)

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