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Domenica, 28 Novembre 2021
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Dal signor Di Giovanni del settimo piano al bancone di Striscia, Friscia si racconta: "Nessuno sa niente di me..."

Intervista di Today al comico palermitano che torna a condurre il tg satirico accanto a Lipari: "Lui aveva 4 anni quando ha visto il suo primo spettacolo e sul palco c'ero io... Su cosa non passerei mai sopra? Sulla mia vita privata, è l'unica cosa che non voglio condividere"

Bis per Sergio Friscia a Striscia la Notizia. Il comico palermitano, che un anno fa aveva sostituito Picone alla conduzione per qualche settimana, torna dietro al bancone del tg satirico di Antonio Ricci insieme a Roberto Lipari. Una riconferma che è "il miglior modo per festeggiare 31 anni di carriera" dice a Today, smorzando con la sua grande ironia tutte le critiche che negli ultimi tempi hanno investito lo storico programma di Canale 5. Dalle polemiche in chiave politically correct fino al discusso Tapiro consegnato ad Ambra, Friscia rivendica il diritto di satira - che "c'è sempre stata" - ma soprattutto il grande bisogno di tornare a scherzare, "anche perché la pandemia dovrebbe aver insegnato che le cose importanti, per cui arrabbiarsi, sono altre".

Questo non è un esordio, ma un ritorno. Te lo aspettavi il bis alla conduzione?
"Non è un esordio ma è come se lo fosse. L'ultima volta era una sostituzione, la vivi come un 'Sono qui, ma non l'ho fatto apposta'. Sento un po' di più la responsabilità, ma c'è anche la grande gioia per una riconferma. Vuol dire che Ricci è rimasto contento e ha voluto fare questa pazzia. Non me l'aspettavo. Ricevere la telefonata di Antonio e sentirgli dire 'Fai parte della mia squadra, ti voglio con me' è una cosa meravigliosa. Il modo migliore per festeggiare 31 anni di carriera". 

Con Roberto Lipari, però, è la prima volta. Quantomeno dietro al bancone di Striscia...
"C'è una cosa incredibile, Roberto la racconta sempre. Aveva 4 anni quando ha visto il suo primo spettacolo, a Castellammare del Golfo, il paese dei suoi genitori, e sul palco c'ero io. Così mi dà anche del vecchio, ma al di là di questo mi fa piacere perché io l'ho visto nascere artisticamente. Mi è sempre piaciuto. Quando ha scritto il suo primo film, Tuttapposto, ha pensato che quel ruolo era perfetto per me. E così è stato. Quando me l'hanno proposto non ci ho pensato un attimo. Sul set ci siamo divertiti come dannati e le scene più eclatanti sono quelle che abbiamo improvvisato là. Questa cosa ci ha uniti tantissimo, perciò quando ho saputo che avremmo fatto insieme Striscia non avevo dubbi che ci saremmo divertiti e sarebbe andata bene. Quello è lo spirito con cui la stiamo affrontando e credo che questo si veda".

Si parla spesso di competizione tra donne nel mondo dello spettacolo. Sfatiamo un tabù: c'è anche tra uomini?
"C'è. Sicuramente c'è. Io però credo non abbia senso. Ognuno trova il proprio pubblico, la propria strada e il proprio modo di esprimersi per arrivare alla gente. Io in 31 anni ho fatto qualsiasi cosa. Non sono il comico che vuole a tutti i costi chiudere la battuta. Mi è capitato anche di salire sul palco da conduttore, dove facevo da spalla ai comici e in quel caso mi mettevo a servizio. E poi ho sempre detto che questo per me è un lavoro: invece di andare in ufficio faccio questo e sono fortunato perché è quello che ho sempre voluto fare, lo sognavo fin da bambino. Quando finisco di recitare o di condurre, però, torno alla vita di tutti i giorni, con i miei amici, i miei hobby. Potrei smettere anche domani e avrei da fare. Non vivo per questo, ma me la godo ogni giorno. Per me la competizione non esiste". 

Il bancone di Striscia non l'hai ancora condiviso con una donna. Se potessi sceglierne una?
"A proposito di persone che frequento anche al di fuori, che stimo molto e che mi piacciono, ti dico Francesca Fialdini. Sarebbe una con cui condividerei volentieri un'esperienza simile. Quando abbiamo fatto qualche trasmissione insieme mi sono divertito tanto con lei, c'è grande stima a livello umano. La faccio ridere sempre, poi lei ha una dolcezza di fondo incredibile".

La Pettinelli no quindi?
"Già ci sopportiamo di mattina, pure di sera? No, sto scherzando. Noi siamo già coppia. Devo dire che quando ho lavorato con donne mi sono trovato sempre bene. Anche quando facevo Tutti pazzi per Rds con Rossella Brescia. Io vado a livello umano, di vissuto, di persona, non tanto a livello artistico. Certe volte, ti dico la verità, mi è capitato anche di rinunciare a cachet e ospitate per non andare in trasmissioni con persone che umanamente mi davano fastidio, perché magari sono esaltati dal successo, poco disponibili col pubblico. Non mi piacciono, non li frequenterei mai nella vita". 

Condurre Striscia la Notizia sta diventando un campo minato per via del politically correct. Tu, da comico, che ne pensi?
"Che è una fesseria. E' allucinante, dovremmo iniziare a darci tutti una regolata. Non si può dire più niente. Non si può arrivare a questo eccesso. La satira c'è sempre stata. Se ragionassimo così io avrei già denunciato mezza Italia per body shaming. Da Biagio Izzo a Paolantoni, tutte le battute sul mio peso. Ma io sono il primo che ci cazzeggia su questo. L'autoironia è fondamentale nella vita, dovremmo essere tutti un po' più tranquilli e ridere delle nostre cose. Anche perché la pandemia dovrebbe aver insegnato che le cose importanti, per cui incazzarsi, sono altre. Non possiamo spaventarci a parlare delle cose. Io sono uscito facendo la barzelletta sui carabinieri, mi dovevano arrestare allora? Invece per fortuna non le capivano e non mi hanno fatto niente (ride, ndr)". 

Il Tapiro ad Ambra quindi non è stato fuori luogo?
"L'altra sera abbiamo mandato in onda il servizio integrale. Ambra è stata carinissima, lo ha accolto, ci ha giocato, ci ha scherzato e riso. Tutto questo casino secondo me non dipende neanche da Ambra. Il Tapiro è un Tapiro. Valerio Staffelli non è che ha fatto qualcosa che non ha mai fatto in vita sua: sono 30 anni che fa questo. E l'ha fatto con tutti. Arrivare ad aizzare haters, il web, a minacciare di morte un conduttore per una stro*** del genere, veramente dovremmo darci tutti una calmata. Si ride, si gioca. E poi il Tapiro va a qualcuno che è attapirato per qualcosa che gli è successo, non è che è uno che ha combiato qualcosa. Non è un'accusa. Anzi. E' un modo giocoso per mostrare solidarietà".

Si scherza...
"Ho visto la consegna e c'era un clima di distensione, di divertimento, non ho visto né cattiveria da parte di Valerio né fastidio da parte di Ambra, quindi tutto quello che è stato sollevato non ha senso. Mi auguro che da oggi si possa tornare a scherzare. Se pensiamo anche ai guai che hanno passato Michelle Hunziker e Gerry Scotti per la vicenda degli occhi a mandorla. Ti racconto questo aneddoto. Quando lavoravo in Rai andavo spesso al bar che sta di fronte agli studi di via Teulada. Ci lavorava un albanese, eravamo diventati amici, io entravo e dicevo ad alta voce, con il bar pieno: 'Scusate, di chi è il gommone in doppia fila?'. E lui rideva insieme a me. E' come le fai le cose. Se le fai con affetto e simpatia, ma chi si deve arrabbiare? Così come io accetto lo sfottò su di me. Perché devo negare che ho la pancia e mi piace mangiare? Eppure piaccio perché ci sono le intenditrici, per fortuna".

Si può scherzare su tutto?
"Secondo me sì. Appunto, è il modo in cui si fa. Se non c'è cattiveria ma c'è pura ironia, perché no? Per me che sono un grande osservatore è fondamentale. Quando prendi i personaggi dalla realtà vinci, perché ognuno ha un amico o un parente che gli somiglia. Guarda il mio Di Giovanni del settimo piano, resiste negli anni e ancora me lo chiedono dai tempi di Macao e delle tv private. Per me la comicità è quella, riconoscersi quando racconti qualcosa. La mia comicità è popolare nel senso più bello del termine. Qualcuno lo usa come dispregiativo, per me è tutto, anzi, non voglio proprio diventare di nicchia".

C'è chi sostiene che un personaggio pubblico debba ingoiare qualsiasi rospo perché è un privilegiato. Sei d'accordo?
"Sicuramente chi fa questo mestiere e lo fa da tanti anni sa perfettamente che nel momento in cui decide di diventare un personaggio pubblico appartiene alla gente, quindi è soggetto a critiche, ad essere osservato. Se ti baci in un ristorante con qualcuno e ti beccano non te la puoi prendere con il fotografo, perché hai deciso di farlo in un luogo pubblico, se no te lo baci a casa tua. Non hai privacy, appartieni a tutti e tutti hanno il diritto di parlare di te. E' una scelta, sai a cosa vai incontro. Certo c'è un limite. Siamo persone prima che artisti".

Su cosa non passeresti mai sopra?
"Sulla mia vita privata, ma l'ho tenuta privata sempre. Nessuno sa niente di me, proprio perché è l'unica cosa che non voglio condividere. Se si deve parlare di me si deve parlare del lavro che faccio, bene o male. Non si può piacere a tutti e accetto tutte le critiche, ma in quel momento sono il Sergio Friscia artista. Il Sergio a casa sono fatti miei. Se non voglio dar modo di parlare a nessuno, non parlo della mia vita privata e quando mi chiedono 'sei fidanzato?' o altro, non rispondo. La sfera privata per me è sacra. Quello che racconto lo racconto perché lo decido io, come quando nel libro ho raccontato di mio papà che non c'è più. Mi faceva piacere, mi è venuto con il cuore".

Striscia ha sempre avuto molti detrattori nel mondo dello spettacolo, ma anche della politica. Ultimamente però le critiche più dure arrivano dal pubblico. Cosa è cambiato?
"Secondo me è aumentata la pesantezza dei social. Io continuo ad usarli come uno della mia generazione, come fosse un cartello pubblicitario, ma non me ne frega niente di entrare in altre dinamiche, di aumentare i follower. Sono lontano da questo mondo, ma negli ultimi anni vedo che si creano proprio delle discussioni, tutti sanno tutto, tutti capiscono di tutto. Sono tutti allenatori di calcio, tutti registi, tutti attori, tutti sapientoni, precisi, che non hanno mai fatto niente. Ci saranno sempre i detrattori, non si può piacere a tutti. Chi seguiva Striscia la continua a seguire, a chi non è piaciuta non la seguirà. Si può scegliere, ci sono i telecomandi. Bisogna però sempre essere obiettivi nelle cose, se diventa una questione di principio e dici 'vado contro quello' a priori, è sempre sbagliato". 

A proposito di social, la campagna #bastafilter sta andando forte. E' la dimostrazione che alle persone manca la semplicità?
"Chi è felice veramente non ha bisogno di mostrarlo. E poi ci vuole sempre rispetto per chi non può permettersi certe cose. Esiste sempre una misura e un rispetto per gli altri. Se vuoi andarti a mangiare l'aragosta sullo yacht, fallo, però pensa che tra chi ti guarda c'è qualcuno che non arriva a fine mese e non ha un piatto di pasta da mangiare. Parlando di filtri, nello specifico, ma che senso ha? Quando poi ti incontri nella vita reale, ci vai coi filtri? Ti presenti col cerchio illuminato a cena? E' giusta questa campagna, ma in generale". 

Una vita senza filtri.
"Certo. E' nella vita che bisogna mostrarsi senza filtri, non solo sui social: essere se stessi, accettarsi per come si è e amarsi di più".
 

fonte Today.it

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