A Palermo la seconda giornata del festival di scienza "Fisv days"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

La seconda giornata dei FISV Days, il festival fondato dalla Federazione Italiana Scienze della Vita (FISV), si terrà domani, dalle 16.30 alle 18.30, in collegamento dall’Università di Palermo e in collaborazione con La notte dei ricercatori. «Pandemie, globalizzazione, disuguaglianze e progresso: le sfide dell’Antropocene e come affrontarle». Questo il titolo dell’edizione 2020, con le relazioni di Luca Sineo (Presidente dell’Associazione Antropologica Italiana e professore ordinario all’Università di Palermo), Valentino Romano (professore associato all’Università di Palermo) e Vincenzo Cavalieri (professore associato all’Università di Palermo). Sarà possibile seguire tutti gli interventi in diretta streaming, collegandosi a www.sharper-night.it/sharper-palermo Sineo aprirà l’incontro con l’intervento «Antropocene e dintorni».

A seguire, Romano parlerà di «Bio-resilienza: molteplicità di significati e strategie». Infine, Cavalieri si occuperà di «Editing genomico: un’arma di precisione per la lotta alla pandemia di COVID-19». L’Antropocene, termine coniato negli anni Ottanta dal biologo Eugene Stoermer e ripreso dal Premio Nobel per la chimica Paul Crutzen, indica l’epoca geologica attuale, nella quale la Terra è dominata dall’essere umano e dalle sue attività (dal greco antico «anthropos», che significa «uomo»). Migliaia gli iscritti, tra gli studenti delle scuole, divulgatori e una fascia di esperti a tutti i livelli. Già, perché i FISV Days, che proseguiranno ancora lunedì 30 da Torino, sono un appuntamento studiato per apprendere le scienze della vita con un linguaggio semplice e ampio di metafore, nel racconto del rapporto tra l’uomo e la natura. Un appuntamento fisso che la FISV, guidata dal presidente Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma (IRE), ha rinnovato con maggiore piacere, quest’anno.

Un anno durante il quale i ragazzi sono rimasti a casa, facendo didattica da remoto: la tre giorni dei FISV Days è allora, questa volta, un appuntamento in più per non rimanere indietro sui grandi temi. Il professor Sineo, in attesa della relazione di domani, ci ha offerto un contributo in anteprima. di Luca Sineo Possiamo far coincidere l’inizio del dibattito filosofico e scientifico occidentale moderno sul «posto dell’uomo nella Natura» (citando Thomas Huxley) e sulla sua relazione causale con la resilienza della Natura stessa, con lo sviluppo delle teorie evoluzionistiche darwiniane e con la rivoluzione industriale della seconda metà del XIX secolo. In questo momento storico si manifestano due ideologie, ambedue frutto dell’Illuminismo, una positivista e razionalista che celebra l’esaltazione dell’uomo prometeico, dell’uomo faber (homo faber fortunae suae), che manipola e sottomette le forze della Natura; l’altra naturalista, che esprime il desiderio di conservazione e conoscenza dell’uomo scienziato moderno e naturalista. Potremmo anche dire che il primo (il positivista), lavora in funzione dell’ottimizzazione dei processi (per sconfiggere la sofferenza, la povertà, dimenticare la debolezza), mentre il secondo (il naturalista conservatore), seppur consapevole dell’importanza degli obiettivi perseguiti dal positivista, mira alla mediazione, per il raggiungimento di possibili equilibri, sub-ottimali. La storia degli eventi ci dice che il positivista ha prevalso, con una generalizzata (globalizzata) soddisfazione e celebrazione per i molti successi.

La popolazione mondiale dal 1956 è cresciuta di 5 miliardi di unità, passando da 2,8 a 7,8 miliardi di persone; il 75% del processo di crescita si è manifestato nei paesi in via di sviluppo. Ai traguardi sociali e scientifici si è nel frattempo prepotentemente affiancata una ideologia economica dello sfruttamento della Natura. Il naturalista, per molto tempo, è stato silenzioso, anche lui coinvolto dal progresso economico e sociale, dal successo della modernità, preoccupato di essere accusato di lavorare contro l’umanità, contro la corsa al miraggio della ricchezza globale, contro la legittima aspirazione al benessere e al desiderio di gestione della Natura. Poi però ha cominciato a pensare che, seppur legittime, le aspirazioni dell’uomo faber hanno innescato dei processi negativi che, a cascata, hanno prodotto degli effetti preoccupanti. Magra soddisfazione quella di Cassandra e magra la soddisfazione del “naturalista che oggi può affermare con precisione scientifica che l’impronta ecologica dell’uomo scuote intensamente la Natura e la destabilizza profondamente, tanto da suscitare un allarme generalizzato per l’esistenza di molte specie viventi e per l’umanità stessa. L’idea che l’uomo sia una forza tellurica (l’attività industriale o la vita tecnologica di una grande città sono sismograficamente valutabili – Science 1299.2020) e che possa indurre una deriva geologicamente evidente nella storia della terra, ha fatto provocatoriamente coniare ad alcuni chimici, il termine Antropocene – la «nuova Epoca dell’uomo».

Essa viene convenzionalmente fatta iniziare nel 1945 (A.D.), con le prime esplosioni nucleari in atmosfera, ed è stratigraficamente individuabile per i suoi prodotti. I derivati della gomma e delle plastiche di sintesi, ad esempio, sono degli ottimi indicatori stratigrafici utilizzati nella definizione cronologica recente dei suoli. L’Antropocene è una convenzione (provocatoria) che è accettata in modo crescente in ambito accademico, proprio per l’oggettiva possibilità di identificare l’impronta ecologica dell’uomo che si riconosce attualmente in quattro grandi problemi globali: immissione di gas serra in atmosfera e crisi climatica; aumento demografico; limitatezza delle risorse primarie e accesso ineguale ad esse; estinzione di massa. Senza catastrofismi, ma constatando la situazione, rischiamo di essere noi stessi trascinati nella sesta estinzione di massa, qualche tempo dopo la tigre o il delfino, positivisti e naturalisti accomunati. A differenza dei primi i secondi sanno bene che la Natura non interromperà le sue dinamiche, dando spazio a nuove specie, relegando Homo alla dimensione fossile. Secondo modelli accreditati c’è ancora spazio per un rallentamento di questa deriva; è necessaria una nuova consapevolezza. Ogni piccolo contributo è importante. Noi possiamo «insegnare l’Antropocene».

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