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"L'ingegnere del cuore", un palermitano tra i giovani italiani più brillanti degli Usa

Antonio D'Amore, 41 anni, da dieci anni vive a Pittsburgh. La sua ricerca sulle valvole cardiache adattabili al corpo umano potrebbe rivoluzionare la vita dei pazienti: "Se fossi rimasto in Italia? Avrei fatto meno della metà delle cose che ho fatto"

Antonio D'Amore, 41 anni

Le sue valvole cardiache adattabili al corpo umano gli hanno fatto conquistare la finale agli Issnaf Awards, prestigioso premio destinato ai migliori giovani cervelli italiani che vivono in Nord America, che gode dell'alto patronato del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lui si chiama Antonio D’Amore, ha 41 anni ed è palermitano. Da dieci anni ormai vive a Pittsburgh. Ma la Sicilia l'ha dovuta lasciare ancora prima per andare a perfezionare i suoi studi a Londra. 

"Il mio - racconta D'Amore - è un percorso particolare perché nasco ingegnere. Mi sono laureato in Ingegneria meccanica all’Università di Palermo e, dopo la laurea specialistica in Ingegneria biomedica all’Imperial College di Londra, ho deciso di approfondire la mia passione per lo studio dei tessuti. Nel 2008 sono andato negli Stati Uniti dove ho conseguito il dottorato di ricerca in Biomechanics and TissueEngineering all’università di Pittsburgh". 

E' qui che il 41enne è diventato ingegnere del cuore. Negli States porta avanti la sua ricerca e in parallelo è stato nominato responsabile di un programma nello stesso ambito per la Fondazione RiMED. "Se fossi rimasto in Italia? Avrei fatto meno della metà delle cose che ho fatto oggi. Il mondo della ricerca nel nostro Paese - continua il palermitano - soffre a causa di processi di reclutamento e di distribuzione delle risorse finanziarie non sempre meritocratici mentre qui in America esistono condizioni che consentono di fare la differenza".

Il 22 e 23 ottobre all'Ambasciata italiana di Washington verrano assegnati gli Issnaf Awards e D'amore potrebbe essere uno dei vincitori. Se non avesse percorso 7.636 chilometri, quelli che separano Palermo da Pittsburgh, capoluogo della contea di Allegheny in Pennsylvania, si sarebbe negato questa possibilità. Non sarebbe diventato ricercatore e assistente professore nei dipartimenti di chirurgia e bioingegneria dell’università di Pittsburgh, uno dei maggiori centri per la medicina rigenerativa, disciplina che si propone di riparare gli organi danneggiati basandosi sulla capacità dell'organismo di autorigenerarsi. 

Il suo progetto potrebbe cambiare per sempre, ovviamente in meglio, la vita dei pazienti oggi costretti a dipendere a vita dai farmaci anticoagulanti. Da anni lavora, infatti, alla possibilità di sviluppare una tecnologia di protesi che permetta di creare una valvola cardiaca ‘adattabile’ al corpo umano. Un modo per superare il limite delle attuali valvole meccaniche e delle bioprotesi che, costruite con materiali tra cui il metallo o tessuti derivati dagli animali, si deteriorano prematuramente. "Assieme al mio gruppo di ricerca - prosegue D’Amore - sto testando l’impiego di strutture di supporto, che potremmo definire temporanee, in grado di combinarsi con le cellule del paziente. L’idea è che una volta impiantato questo supporto si degradi e venga rimpiazzato dal tessuto prodotto dal paziente stesso". In questo modo si potrebbe incrementare la vita utile delle protesi, svincolandosi dall'uso della terapia anticoagulante. Tra i vantaggi la possibilità di effettuare un solo intervento d’impianto. "Pensiamo ai bambini con patologie valvolari congenite - conclude D’Amore -. Oggi devono sottoporsi a impianti multipli perché crescendo necessitano di valvole via via più grandi. Questa protesi innovativa in principio sarebbe invece in grado di crescere con loro". Lo studio è attualmente a uno stadio preclinico avanzato. Per portarlo avanti servono altri fondi. 

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