Giovedì, 18 Luglio 2024
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La Real Casa dei Matti e l'abolizione dei manicomi in Italia, il racconto sulla Rai

L'ex ospedale psichiatrico Pisani di via La Loggia nella trasmissione di Michela Ponzani "Storie contemporanee". La puntata andrà in onda venerdì 7 aprile

L'ex ospedale psichiatrico Pisani di Palermo, conosciuto anche come Real Casa dei Matti, di via La Loggia, un luogo che per più di 70 anni è stato testimone di storie di reclusione e di dolore. Qui si è combattuta una delle battaglie più faticose per l'abolizione dei manicomi in Italia. La racconta Michela Ponzani in "Storie contemporanee", in onda venerdì 7 aprile alle 22.40 su Rai Storia.  

"Dal 1974 a Palermo - si legge sul sito della Rai - prende forma in maniera più strutturata l'azione di contestazione all'esistenza dei manicomi, strutture lager che non avevano alcuna funzione terapeutica reale. Al centro della protesta la denuncia del manicomio come luogo di internamento e marginalizzazione: il manicomio - diceva uno degli slogan - è solo per i più poveri". 

Manoela Patti, docente di Storia Contemporanea all'Università di Palermo e coordinatrice di una ricerca sulla psichiatria nel Mezzogiorno d'Italia, ricorda infatti che nei manicomi non finivano soltanto i malati psichiatrici, ma più spesso assumeva una funzione di "asilo" in senso più ampio, accogliendo anche persone sofferenti di patologie che non erano strettamente psichiatriche, nel caso in cui le famiglie non avessero la possibilità di accudirle.

Nell'ospedale psichiatrico "Pisani", negli anni Settanta, erano ricoverati circa 2.500 pazienti, anziani, donne e bambini compresi. Il personale sanitario numericamente inadeguato. Grazie ai mezzi di comunicazione arrivano anche al Sud le eco del movimento di rinnovamento di Basaglia che partiva da Gorizia e da Trieste e che al Nord era riuscito a smantellare le strutture sanitarie lager e a riformare la realtà ospedaliera, creando delle unità dov'era possibile una maggiore integrazione tra malati e ambiente circostante: un'alternativa per la quale valeva la pena di battersi.

Una prima spallata alla realtà manicomiale già era stata data nel 1968 con l'approvazione della legge Mariotti che consentiva a figure "altre" di entrare dentro gli ospedali psichiatrici: assistenti sociali, psicologi, sacerdoti e volontari che non avevano mai avuto un ruolo all'interno dei manicomi, possono ora rendersi conto di persona delle condizioni di vera e propria detenzione in cui vivevano i malati e cominciare a operarsi per scardinare il sistema. Negli anni Ottanta e Novanta anche nel Meridione iniziano i primi esperimenti di socioterapia, funzionali al reinserimento dei malati psichiatrici nella società. Dall'iniziativa di alcuni psichiatri più sensibili alle disumane condizioni dei pazienti, si cominciano a realizzare laboratori di socioterapia in cui sono coinvolti allo stesso modo pazienti, medici e personale infermieristico.

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