Domenica, 19 Settembre 2021
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"I bambini di oggi forse non potranno più vivere a Palermo": l'allarme del ministro sul riscaldamento globale

Il titolare della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, delinea uno scenario apocalittico per le città costiere italiane: "Saranno tutte sott'acqua tra 60-70 anni. I mari si innalzano di 20 centimetri rispetto al secolo scorso"

(Foto di Henrique Ferreira / Unsplash)

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, lancia l'allarme sull'ambiente e delinea uno scenario apocalittico per le città costiere come Palermo: "I mari si innalzano di 20 centimetri rispetto al secolo scorso, questo è l'innalzamento medio. Di questo passo fra 60 anni non avremo più città costiere in Italia, saranno tutte sott'acqua, fra 60-70 anni". E citando proprio il capoluogo siciliano aggiunge: "I bambini che oggi sono a scuola e fanno la prima elementare probabilmente non potranno vivere a Genova, Napoli, Pisa, Livorno, Palermo, e dovranno ritirarsi sull'appennino e andare in vacanza sul Baltico".

Il ministro, che sta partecipando alla Scuola di formazione politica di Italia viva, "Meritare l'Europa", a Ponte di legno, ha invitato i partecipanti a riflettere sulle conseguenze del riscaldamento globale e ha ribadito l'importanza di rispettare gli accordi internazionali per limitare gli effetti dell'inquinamento sull'atmosfera, come quelli sulla decarbonizzazione; quello che impegna gli Stati, entro il 2050, a non immettere più Co2 nell'aria, o quello sul riciclo dei rifiuti. "Nei prossimi dieci anni serve uno sforzo planetario", avverte il ministro.

Consapevole delle conseguenze economiche di molte politiche green, Cingolani attacca "gli ambientalisti radical chic e gli oltranzisti": "Loro sono peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati se non facciamo qualcosa di veramente sensato.La transizione ecologica deve essere sostenibile altrimenti non si muore di inquinamento, ma di fame. Bisogna dare tempo alla società di adeguarsi a queste trasformazioni, non si possono chiudere da domani le fabbriche di auto, mettendo sul lastrico milioni di famiglie". 

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