Sabato, 31 Luglio 2021
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Nessuno tocchi Rosalia, un flashmob ispirato alla santa: tutti in piazza contro i femminicidi

Verranno disegnate per terra le sagome delle 114 donne uccise nel 2017. Gli organizzatori: "Spesso chi trova il coraggio di ribellarsi non viene creduto. Si chiama vittimizzazione secondaria"

Nessuno tocchi Rosalia

Anche quest'anno Palerno scende in piazza per ricordare insieme le donne vittime di feminicidio. L'appuntamento è per venerdì al Politeama dalle 18. Verranno disegnate per terra le sagome delle 114 donne uccise nel 2017. Gli organizzatori chiedono, a chiunque voglia partecipare, di portare un fiore.

La convenzione di Istanbul contro la violenza alle donne (ratificata dall’Italia con lalegge 27 giugno 2013), riconosce con profonda preoccupazione che le donne e le ragazze sono spesso esposte a gravi forme di violenza, tra cui la violenza domestica, le molestie sessuali, lo stupro, il matrimonio forzato, che costituiscono una grave violazione dei diritti delle donne e delle ragazze e il principale ostacolo al raggiungimento della parità tra i sessi. La Convenzione afferma che le donne che soffrono violenze hanno diritto a servizi dedicati/specializzati e a servizi generali con personale formato e qualificato al fine di garantire  misure di sostegno e di protezione adeguate alle tipologie di violenza che le donne e le ragazze hanno subito.

L'iniziativa si chiama "Nessuno tocchi Rosalia", nome della patrona della città. "Come Rosalia, secondo la leggenda popolare a cui l’iniziativa si riferisce, fu vittima di quelle pressioni all'interno della sua famiglia da cui è riuscita a sfuggire con l'eremitaggio - spiegano gli organizzatori -, molte donne nella vita di tutti i giorni soffrono violenze. Le donne, italiane e straniere, muoiono principalmente per mano dei loro mariti, ex-mariti, padri, fratelli, fidanzati o amanti, sfruttatori per le ragazze vittime di tratta. Anche quest'anno vogliamo ricordarle e nello stesso tempo vogliamo dare seguito al movimento #metoo che ha attraversato il mondo rafforzando il principio che l'indicatore della violenza maschile verso le donne è 'la parola della donna': sosteniamo i centri antiviolenza che da più di vent'anni sono i luoghi fondati dalle donne dove questa parola viene accolta, creduta e trasformata in un percorso di uscita dalla violenza. Succede che nonostante le donne chiedano aiuto ai servizi e alle istituzioni, non vengano credute. Operatori e operatrici dubitano della parola delle donne, si chiedono se non siano conniventi o addirittura provocatrici. Così proprio quelle donne che hanno la forza per riconoscere la violenza e chiedere sostegno subiscono nuovamente violenza, questa volta da chi dovrebbe aiutarle. Si chiama vittimizzazione secondaria; per questo #ioticredo".

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