Palermitano molla tutto e cambia vita: "Così ho portato la caponata in Andalusia"

Davide Farbo, 38 anni, ha lasciato il posto di lavoro nella sua città per portare le prelibatezze palermitane a Jaen, 300 chilometri da Madrid: "Nel mio locale si mangiano arancine, anelletti al forno e cannoli. Agli spagnoli piace..."

Qualcuno 15 anni fa circa su un muro della facoltà di Architettura dell'università palermitana lasciò un messaggio: "Godo quando mangio la caponata". Un graffito d'amore rivolto a uno dei simboli siciliani. Il "vandalo" è stato considerato un genio. Al punto che quella scritta è rimasta là. Perché la caponata può essere a volte anche stile di vita. O motivo di vita. E' stata lei, sua maestà, a spingere un palermitano a un obiettivo nobile, quello di "colonizzare" la Spagna con le prelibatezze made in Palermo. Una pazza idea. Lasciare il posto di lavoro sicuro nella propria città per portare lo street food siciliano nella lontana Andalusia.

Una follia che ha preso il nome proprio di "Caponata". E' il locale creato dal palermitano Davide Farbo, insieme alla compagna Virginia. Lui ha 38 anni. Nel luglio 2017 ha deciso di cambiare vita. Ha mollato tutto, ha fatto armi e bagagli, e con la famiglia (la coppia ha due figli) si è stabilito in Spagna. A Jaen, cittadina dell'Andalusia a 330 chilometri da Madrid.

E così lentamente è lievitata l'idea. Una decisione presa con la propria compagna. "Virginia è di Jaen - racconta Farbo a PalermoToday -. E' arrivata in Sicilia nel lontano 2005 con il progetto Erasmus e qui è rimasta per 12 anni. Nella sua città adottiva, Palermo, lei ha seguito la sua passione per la cucina, imparando e cucinando le migliori ricette siciliane che ha appreso principalmente dalle sapienti mani di mia madre e mia nonna". Fino alla decisione di portare lo street food palermitano a Jaen, città di 115 mila anime a un'ora di macchina da Granada. Curiosamente qualche mese fa era successo l'esatto opposto con l'arrivo a Palermo di 100 Montaditos, la nota catena internazionale spagnola: una taverna dell’Andalusia nel cuore del centro storico, alla Cala.

Adesso Caponata ribalta la storia. Ogni giorno viene proposto un menù (postato quotidianamente anche sulla pagina Facebook) che punta sulla qualità italiana, oltre ai piatti tipici. Un piccolo angolo di Sicilia in Andalusia: qua si possono trovare vini e conserve siciliane e prodotti come le bibite Polara (gassosa, spuma e chinotto). E non è un caso che all'interno di Caponata il colore dominante sia il giallo, perché in Sicilia il sole picchia più che altrove. 

"Il locale - dice Farbo - si chiama 'Caponata Jaen' e nasce da quell’affermazione che ogni siciliano ha fatto almeno una volta nella sua vita, quando era stanco della propria realt. Ovvero: 'Lascio tutto e apro una rosticceria alle Canarie'. Invece delle Canarie abbiamo scelto l'Andalusia. La nostra idea è andata oltre la rosticceria, abbiamo portato la gastronomia siciliana in Spagna decidendo che il nostro punto di forza sarebbe stata la tradizione siciliana. Nel nostro locale si festeggiano tutte le feste locali siciliane con i rispettivi piatti tipici. E tra un arancina e un piatto di anelletti al forno passando per il cannolo, 'Caponata' sta conquistando i cuori dei jiennensi". 

E lei, Virginia, ormai metà palermitana e metà spagnola, aggiunge: "Con i nostri piatti vogliamo far conoscere la nostra terra amata ai miei concittadini, stanchi di considerare la pasta alla bolognese o una carbonara con la panna come la migliore proposta culinaria Italiana in Spagna".

Un simbolo della gastronomia palermitana per sopravvivere alla nostalgia. “Caponata è un posto che mi fa sentire più vicino a casa e adesso è diventata un punto di riferimento per gli italiani che risiedono in questa città - sottolinea Davide Farbo -. Cerchiamo di andare oltre il concetto di take away: in questo piccolo angolo di Sicilia la gente si sente come a casa, e tra un cappuccino e un cannolo non mancano le occasioni per degustare un limoncello o un vino prodotto sull’Etna, chiacchierando sulle note degli Shakalab o dei No Hay Problema. E da quando abbiamo aperto molti clienti sono venuti per essere aiutati a progettare il loro viaggio in Sicilia, e quando ritornano la prima domanda non è più 'Ma la mafia…?', ma 'perché avete lasciato quell’isola meravigliosa?'”. E sui muri del locale spuntano frasi inequivocalbimente made in Sicily. Come "Mangia, bevi e futtitinni". Modi di dire, stili di vita "appesi" a un muro. Come quel celebre "Godo quando mangio la caponata".

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